Perché? Davvero, chiediamocelo tutti con umiltà: perché? Perché in Italia, terra che nel Novecento ha prodotto probabilmente il miglior movimento poetico planetario, viene pubblicato uno pseudopoema a firma Giulio Mozzi? E' desolante sapere di vivere in un Paese che diffonde via etere Alcatraz e che si fregia di una firma falso-poetica come quella di Giulio Mozzi. L'assurda poemessa, debordante e inutilmente prosastica, si intitola mestamente Il culto dei morti nell'Italia contemporanea. E' un delirio mozziano, finto pulp, ipocrita e umidiccio come solo certo beghinismo veneto sa essere, represso sessualmente, assente linguisticamente: una vacanza del cervello, del polso e della tastiera del computer (Mozzi usa un Mac o un pc?). Non esiste un verso che sia metricamente un verso, nella poema del Mozzi. Poverino, Egli tenta di emistichiare, ma non gli riesce. Acuto osservatore di quel che fanno gli altri (è amico di Stefano Dal Bianco, uno dei migliori giovani poeti italiani), Mozzi copia male, fa correggere peggio, perché quando si è a questo punto dello sfascio cercare di porre rimedio è deleterio. Inutile tentare l'inanellamento di settenari, quando un verso non sai cos'è. E c'è di peggio.
C'è tutta la moralina biecamente debole e aggressiva del peggior Mozzi, autore - a questo punto - di un unico libro valido (il primo: e solo alcuni racconti). Tra mali naturali, giardini propri e altrui, visioni terrestri mimeticamente inoffensive e intenzionalmente crudeli, da anni Mozzi cullava il sogno di una poemessa. Voleva una nuova occasione per fare sapere che, oltre al suo indirizzo, si può scrivergli anche a un indirizzo di posta elettronica.
Vergogna. Vergogna, Mozzi. Vergogna perché hai sfruttato l'ingiusta fama (unicamente salottiera: il popolo non ti conosce) per pubblicare da Einaudi un libro che non è di poesia e, in effetti, non è nemmeno un libro. Poeti seri li conosci: i Benedetti, i Dal Bianco, i Riccardi sono tuoi amici o ex amici, gente che, soltanto in quanto ciò che scrive è vissuto con passione, meriterebbe un po' di rispetto. Rispetto che dovrebbe convincerti a non tentare le impervie strade dell'endecasillabo che, disperatamente, cerchi senza trovare...
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