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  REPETTI E' MALATO! IMMAGINARIO...
Liber RepettiCorreva il 6 dicembre 1999, Sant'Ambrogio, festività meneghina. Nello spregio dei protocolli e della buona creanza, qualcuno osa disturbare a casa il povero redattore clarenciano Giuseppe Genna. E' Paolo Repetti a farlo. Lo fa per motivi di lavoro. "Senti, ma come ti permetti di attaccarmi nelle recensioni ai libri di Stile Libero, su Clarence?" tuona il pilifero editor einaudiano. Il Genna risponde che mica le scrive lui le recensioni ai libri di Stile Libero su Clarence: sono collaboratori esterni gli autori. "Non è vero, c'è la tua firma" rituona il Repetti. Che evidentemente non c'è mai stato, su Clarence. "Non salutarmi più" arituona il freakissimo responsabile di Stile Libero. "Di solito si parla degli autori, nelle stroncature; non degli editor". Mah... L'ambiente editoriale italiano è ormai ridotto a poca cosa... Da allora il nostro povero redattore clarenciano ha avuto un sogno: che Repetti impazzisse, che pubblicasse una volta tanto un libro in prima persona. Adesso, Repetti lo ha fatto. Dopo anni di giri e raggiri salottieri, premi vinti e premi persi, collose relazioni personali, telefonate ripetute per ottenere uno straccio di recensione ai suoi libelli da parte di giovani saggisti del Corsera, Repetti è uscito allo scoperto: vuole essere uno scrittore.
RepettiA Milano c'è un detto popolare che definisce alla perfezione gente come Repetti: "voeri ma poedi no", cioè "vorrei ma non posso". Il libro di Paolo Repetti è una sproloquiata impressionante, priva di inventiva, in cui spicca l'assenza della letteratura, e rappresenta uno dei "grado zero" a cui l'avanguardia ha sempre mirato, almeno in Italia. Esempi? A volontà. Uno a caso: "E qui il Ricordo Piacevole arriva. Arriva come una palla di fuoco dentro un villaggio medioevale costruito con la paglia. Sì, è possibile, un maniaco depressivo con tendenze paranoidi, un 'anancastico' come lo chiamerebbe Ludwig Binswanger nel suo Tre forme di esistenza mancata: ebbene, un uomo del genere era capace di organizzare una sublime scenetta melodrammatica che all'autore fa ancora venire un brivido di piacere lungo la schiena". Ma per favore... Questa prosa sciatta, da sciuretta del boom nei Sessanta, questa protervia saccente che cita testi sacri solo a chi ha pochi capelli e molta barba, questo impianto metaforico da operetta: tutto ciò non è letteratura e non è nevrosi. Sembra di assistere a un film in cui Ezio Greggio vuole spacciarsi per Woody Allen. E Repetti? Per chi si spaccia, Repetti? Beh, proviamo a capirlo dando un occhio a due delle tre deliranti dediche con cui "l'autore" apre il suo onesto lavoretto paraletterario. La prima: "A Paola. Forse. (Aggiungo il dubitativo per evitare che gli junghiani infiltrati nella delegazione viennese si eccitino in ricerche di carattere onomastico-archetipico con il risultato di perdere la concentrazione sull'autore dell'attuale libretto"... Minchia! E' pazzo, e nemmeno un ciccinnino autoironico, questo Repetti! La seconda dedica da gustarsi: "Infine ai miei due psicoanalisti che, nello stesso periodo e ciascuno all'insaputa dell'altro, hanno occupato il loro tempo alla ricerca di una via d'uscita. Adesso sapranno di essere in due e di aver mancato il bersaglio". Mamma nostra santissima! Ma quanto paga Einaudi al Nostro, perché costui riesca a permettersi due psicanalisti (o psicoanalisti?) contemporaneamente? Il terzo psicanalista fa parte di un'offerta 3x2?
A questo punto sorge spontanea la domanda: perché Repetti non dedica il suo libretto anche a Sandra Petrignani, giornalista panoramica e sua storica ex? Che cosa c'è sotto? Chi c'è dietro Repetti? Una risposta l'azzardiamo: dietro Repetti c'è il Nulla in persona, insondabile e olimpionico, trascendente e immanente. Comunque fuori della letteratura...

  di Giuseppe Genna
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   data: 15 giu 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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