Da f/32, il romanzo di Euridice edito da Shake, riproduciamo l'incipit (un grazie a Shake Edizioni per il permesso... ;-D).
MATINÉE PER BAMBINI
La Bella incappò nella Bestia lungo un sentiero di cristallo disseminato di cuori cavi d'argento, un giorno in cui gagliarde folate di vento smuovevano tutti i cuori a formare una tormenta, in mulinelli simili a nubi di polvere.
La Bella, appena sbucata già adulta dall'ovetto della mamma, sentì il profumo inebriante delle proprie pudenda delicate stillare come fertilizzante sul terreno eccitato.
In un primo momento la Bella scambiò la Bestia per un gemello che riflettesse il suo abbandono fisico, le anche dondolanti, le labbra tumide e il suo raffinato sentore corporeo da cameretta dei bambini.
Quella notte la Bella restò ad ascoltare la danza problematica della Bestia nel letto adiacente, poi vide l'eruzione di sborra fosforescente sulle loro lenzuola rosa, accanto al monogramma reale.
Dopodiché la Bestia fece le fusa: "Io sono lo specchio che non ti restituisce il riflesso, ogni sera mi prendo una fanciulla fresca come schiava e un ragazzo vergine come sposa, ma adesso sono disposto a cedere il mio regno pur di stare entro te. E allora scendiamo insieme gli infiniti gradini che portano al mio tempio umido, e ricordati di non proferire motto, perché son cieco e soltanto il silenzio guida i miei passi, e non illuminare il cammino con la tua beltà, perché mia alleata è la tenebra".
E così la Bella affrontò in mortal tenzone la Bestia per anni, e sul suo volto si notarono evasioni erotiche, ombrelli spalancati, mostri che nuotavano attorno ad ami dorati, candelabri fumanti, amebe rilucenti, ma non esisteva immagine in grado di nasconderla per proteggere dal desiderio il suo corpicino nudo.
Alla fine, quando il sangue si rapprese e le ceneri si depositarono, non fu possibile decidere chi avesse vinto: il superstite di quell'epica carneficina d'amore era una nuova creatura, irriconoscibile.
"Com'è intimo questo balcone spettacolare," s'insinua il cicaleccio maschile, "la sua dolce ombra sgorga dal tuo cactus rigonfio ad aggiungere un tocco sobrio, quasi si scivolasse in un deserto deposito spiraliforme," ammiccano, quindi solleciti sbattono dei grossi malloppi umidi sotto le foglie lussureggianti e oleose della mia lingua. "Che squisito tornado che sei," borbottano barcollanti, e tuttavia si sforzano di sembrare personaggi risoluti e spontanei, mentre io digrigno i miei denti gretti sul loro nocciolo viscido e succhio loro le membra peste, le ripulisco a puntino fin quando non cedono di schianto, e il loro pene sbigottito striscia alla cieca verso il mio sipario scintillante, e io faccio da anfitriona alle loro esplosioni pimpanti e alle morbide immersioni nella vasta oscurità del mio passato carnale.
La mia villa all'ultima moda, sospesa sopra una gola buia e rombante, è stata edificata con le candide secrezioni del mio corpo. La mia savia insaziabilità ancestrale è indistruttibile, e ogni giro di vite mi spinge al violento assalto contro ogni effimera diga eretta per imbrigliare il mio torrente.
Mentre ristagno nelle mie vittorie, sogno un grave stallone di gnu che se la spassa con me. M'aggiro tra le carcasse sparse di insetti violentati ora in piena putrefazione, mi stendo sopra i resti dei miei colpi di vita svenevoli e viscidi, circondata da vittime abbrutite impalate sui propri pioli o soffocate dai loro annaffiatoi, e m'immagino che arrivi un cupo cavaliere alato a stringermi tra le sue spire, a strapparmi alle mie comode usanze di omicidi lussuriosi, e qui, sul precario ciglio luminoso della mia ragnatela, mi divori, mentre spiffero a profusione dalla bocca:
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