Una famiglia neohippie, riparata in una chiesa nell'America di provincia in un futuro prossimo e imminente. I due genitori impegnati in tour di conferenze dove allettano schiere di appassionati e fedeli degli UFO con il loro messianesimo new age (dicono di essere in contatto con gli abitanti della lontana galassia M31, che sono pronti per scendere sulle lande transgeniche dello Iowa per venire a prenderli). Una sterminata distesa del corn belt statunitense, dove tempeste ciclopiche si incrociano a scariche aeree di ozono, e il grigio e il giallo si spalmano sull'immensa pianura postnichilistica. Il radar che ruota sul campanile della chiesa che ospita la torma di ragazzini neohippie. L'astronave in costruzione al centro della casa, una sorta di iper-elettrodomestico, pronta al distacco dal pianeta. Tutto questo è uno scarno libretto, M31 per l'appunto, che uno dei più brillanti autori avantpop, Stephen Wright, pubblica in Italia sotto il marchio Fanucci e sotto l'egida di Briasco & Carratello, i due curatori della collanina fanucciana a cui vanno tutti i nostri ringraziamenti e la nostra ammirazione, per l'opera di sgrezzamento della cultura italiana che stanno portando avanti da due anni a oggi.
M31 è un romanzo catastrofico, come ben vedono Briasco & Carratello nella loro postfazione, poiché catastrofica è la stessa patologica fantasia di Wright. Tutta la violenza espressa dall'ultima forma di diversità, la biodiversità, entrata in voga dopo i tormentoni del politically correct e della privacy, viene qui esaltata e contaminata con la più pura essenza dell'artificio contemporaneo: l'ipertecnologico, il geneticamente modificato, il televisivo, cioè le colonne portanti dell'atmosfera ozonata in cui respiriamo, ottengono il palcoscenico che meritano e vengono sottoposti a un processo di esaltazione che ne mina i fondamenti ontologici. Dicono B&C nella postfazione: "Nelle strambe menti di Dash e Dot (i due protagonisti, i genitori della bella famigliuola, ndr), l'ufologia radicale e il modello famigliare coesistono in uno spazio che vuole essere chiesa, mensa e astronave, commistione eterogenea di salvezza spirituale, valori nutritivi e predisposizione al cambiamento e all'incontro con gli altri". Icone di quest'ideologia amniotica, diffusiva e pulviscolare, Dash e Dot portano impressi nei nomi l'essenza del processo di trasformazione geneologica a cui va incontro l'essere umano: Dash come il detersivo, Dot come "dot com" o "punto e a capo".
L'attesa di una rottura dei tempi (rottura, peraltro, praticata dalla stessa letteratura avantpop) è non soltanto il nucleo radiante della violenza che si sprigiona dall'avvento dell'Era dell'Acquario. Essa predispone alla scelta sui margini di un radicale aut aut: o lasciarsi vivere senza coscienza o non lasciarsi vivere avendo coscienza. Il romanzo stesso, in Wright, è l'allegoria della prima tra le due scelte: pupazzi di carne e carta vengono trascinati ovunque, sballottati in paesaggi nevrotici e distanti mille miglia dalla vecchia ideologia del futuro (basti, a rappresentare quest'apnea nel disumano, una citazione: "«L'ovest è impazzito a forza di schizoidi e banditi». Si immise nella rampa d'accesso sotto la grossa freccia bianca che puntava dritta verso CHICAGO"). La seconda scelta, quella di restare con la coscienza ma senza vita (senza questa vita) pertiene soltanto al narratore e, forse, al lettore (formidabile, da questo punto di vista, l'aforisma vedantico impegnato da Wright: "Chi sono io quando dico chi?").
Sembra un romanzo di fantascienza ma, come al solito, è una grande allegoria che non si lascia leggere del tutto, e questo è il motivo per cui si dice che Stephen Wright è uno dei migliori romanzieri del nostro estenuato, criptofacile tempo.
M31 - Una saga di famiglia di Stephen Wright, Fanucci AvantPop, 16.000 lire
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