Plano sulla Buckmesse appena in tempo per assistere alla disputa tra
Jurgen Habermas e il Signor Bistefani, entrambi infervorati nel
sostenere-nersi di non (N:on - ep. onimus= no -on) essere Babbo
Natale. trovo che questa contrapposizione sortisca almeno due effetti
positivi: 1) ha infranto il dogma teoreticamente fragile secondo cui
(lo sostiene Karl Otto Apel) l'opposizione tra analitici e
continentali, se potrà essere dissolta, non lo sarà nel segno di una
indistinzione generale ma di una rinnovata capacità di separare una
"pragmatica trascendentale" dalla suppurazione di zuccheri apposta
sui Krumiri.
Solarmente m'insinuo nella discussione: anch'io sono un fallibilista.
Ma ad Habermas dico: il significato profondo del fallibilismo non può
essere compreso se non si presume che almeno qualcosa non sia
fallibile. Tra i giochi linguistici immaginati da Wittgenstein ve n'è
anche uno in cui parliamo dei giochi linguistici in generale.Questo è
il gioco linguistico trascendentale. Chi dice "tutto è fallibile"
rientra in questo gioco. Ma che cosa significa l'espressione "tutto è
fallibile"? Cio' affermato m'involo, lasciandoli' cosi', inebasiti,
arroccati nel dilemma, concrenati nello stand dell'editoria
lussemburghese.
Un rapido guardo alla compagine italiana, nella
struttura inefficacemente ridanciana. Padre Porro è una delle
bretelle di Bevilaqua, ovunque sardine, sardine, ed Ettore Bernabei
in un angolo sancisce.
Otto giovani scrittori italici stanno pregando
al centro dello stand, e chi perde il ritmo viene affogato nel
bitter. Esco da questa parodia di marketing e lungo un viale della
finzione incontro Lui. E' sobrio, forte, irradia, mi prende
sottobraccio: Hanno Estevez, il Nebbioso. Al colmo del disprezzo ha
saputo comunque portare i suoi 76 anni di summa qui fra questi
tralicci, queste scuse roboanti. Assieme ruotiamo fra volumi e
bassezze, assaltiamo i catering e tocchiamo i mandolini delle fraü, e
ridiamo ebbri, ebbri e dimentichi.