Edoardo Brugnatelli, ex giocatore di rugby in una squadra della periferia milanese, è un lettore onnivoro a cui la Mondadori ha dato licenza di uccidere. Svolge con doviziosa competenza la sua opera di killeraggio: il catalogo della collana che dirige, Strade Blu, sta facendo piazza pulita di vecchie menate narrative e di gusti angusti e tipicamente italioti.
Perché la tua collana si chiama Strade Blu?
Il nome viene dal titolo di un celebre libro di Heat-Moon. In realtà un romanzo di una mortale pallosità, ma che individuava nei percorsi di margine - anche e soprattutto letterari - una modalità di viaggio rivelativa, un'esperienza indimenticabile che, al di là dei percorsi principali, permette un nuovo tipo di culto del sogno e della verità.
Identifica, questa strategia obliqua, anche il profilo di un lettore preciso.
Per l'appunto. Un lettore forte, curioso, aggressivo, insaziabile, che agisce a lato del consumo di massa e mina nelle sue fondamenta le strategie di mercato, perché è imprevedibile e attentissimo. Non lo si può ingannare.
Tutto questo richiede una poetica precisa. Qual è la poetica di Strade Blu?
I libri di Strade Blu, se seguono una poetica, si allineano con i caratteri brutti, sporchi e cattivi. Non c'è una poetica precisa, quanto un'esplosione di poetiche. La migliore definizione della collana, in realtà, la dà Pelevin parlando in Babylon della Nuova Russia: "Assomiglia all'incendio di un bordello durante un'inondazione".
Prossime novità a cui tieni particolarmente?
Sicuramente A Heartbreaking Work of Staggering Genius di Dave Eggers. E poi House of leaves di Danielewski. Secondo una linea di assalto aggressivo all'esistente che si potrebbe soprannominare American Beauties: in effetti la critica letteraria americana - ma direi tutta la critica internazionale - è entusiasta di entrambi gli autori. Poi c'è un capolavoro che solo l'Italia non ha riconosciuto: Lanark, dello scozzese Alasdair Gray. E il geniale Jonathan Carroll di Land of laughs (qui a fianco, un ritratto di Carroll>: uno Stephen King al quadrato. Ma la novità che mi interessa di più è David Sedaris: sono storie autobiografiche, impazzite, schifose e divertenti fino al parossismo. Pubblicheremo una raccolta del suo meglio. C'è un racconto irresistibile, Santa Land Diaries, dove Sedaris racconta di un'esperienza vissuta realmente, quando ha lavorato per un mese travestito da elfo in un centro commerciale di New York. E' atroce e repellente...
Strade Blu ha imposto in Italia, finalmente, un autore del calibro di Pelevin.
All'estero guardano a lui come il talento del futuro immediato. E' uscito per Strade Blu il suo capolavoro, Omon Ra, e adesso il suo romanzo più folle ed emozionante, Babylon. Viktor Pelevin è il post-post che si innesta sulla tradizione russa, creando una discontinuità interessante: con nuovi registri e nuovi modi ripercorre tutta la tradizione narrativa di Dostoevskij e Bulgakov. Il prossimo romanzo di Pelevin in uscita da Strade Blu è anche il più letterariamente ambizioso: lo intitoleremo Il mignolo di Buddha e si tratta, al solito, di una delle sue oniriche meditazioni sul vuoto e sull'immagine.
Un altro genio letterario giunto al secondo romanzo nella collana che dirigi è Chuck Palahniuk.
Palahniuk è davvero un genio. E' Vonnegut con tre o quattro giri di vite in più. Adesso è in libreria Invisible Monsters, probabilmente il suo miglior lavoro finora. Il prossimo romanzo, che uscirà in Strade Blu, si intitola Chuck: è un delirio addirittura metafisico. Sarà un'esplosione: Palahniuk al di sopra di Palahniuk.
E Loriga? Leggerlo è stata una sorpresa. Il suo romanzo è incredibile, se si pensa che l'autore è un trentenne europeo...
Loriga è lo spagnolo che non ti aspetti. Parla un linguaggio positivamente globalizzato, ambienta l'azione in nonluoghi fantastici, rappresenta il presente in termini di futuro. E' un mostro: uno spagnolo uscito da una formazione americana (è, tra l'altro, amicissimo di Gifford, con cui continuamente scambia, per così dire, le figurine). Se riesce a confermarsi alle altezze di Tokyo non ci vuole più bene diventa uno dei maggiori autori sulla scena internazionale.
Strade Blu pubblica pochi italiani.
Però ha pubblicato un libro di Scòzzari che, secondo me, è il migliore della collana - o comunque quello a cui sono più affezionato. Poi c'è Michele Monina, uno dei giovani italiani più interessanti. E' che gli italiani hanno un problema: a parte casi mostruosi e interessanti come quello di Tommaso Pincio, si dedicano a un'ossessiva dissezione del proprio ombelico. Siamo tutti affezionati al nostro ombelico, però davvero non ha senso praticare la letteratura in questo modo, per dichiarare quanto si è fighi e al tempo stesso sfigati. Mi rendo conto invece che il pregio dei nuovi americani e dei nuovi indiani è quello di mirare altissimo: scrivono romanzi molto ambiziosi, magari sbagliano, ma avevano di mira la luna. Non il tinello di casa propria...