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  INFINITE JEST: DAL LIBRO
Thom Jones Dal libro
Infinite Jest Il libro Dal libro Intervista Da Foster Wallace
Sonny Liston e Cassius ClayQuella che segue è la prima parte del racconto Sonny Liston era mio amico, l'apertura della raccolta di Thom Jones, che proprio da questo racconto prende il titolo.

Non appena la Chevrolet Impala turchese si fermò sul vialetto, Kid Dynamite balzò fuori dal sedile posteriore, attraversò di corsa il prato, entrò in casa e si sfilò dimenandosi i pantaloni di lana e la cravatta mentre imboccava con un volteggio la rampa di scale che portava alla sua camera. Sonny ListonLe domeniche in cui veniva celebrata la comunione, alla chiesa luterana di St. Mark la funzione andava veramente per le lunghe. E siediti, e alzati in piedi, e siediti di nuovo; su e giù, giù e su, dentro un completo di lana che ti divora la pelle, vorace come una coperta di formiche guerriere del Sudamerica. Là fuori, in macchina, Cancer Frank aveva a malapena spento il motore, che Kid Dynamite si era già messo i pantaloni grigi della tuta e le scarpette da pugilato. La chiesa, ragazzi! Se non ti ammazzava la noia, il sermone interminabile ti avrebbe fatto russare anche se stavi dritto in piedi sull'attenti. Mettici poi quei sei o sette canti in cui anziane signore altrimenti del tutto innocue ululavano come se si fossero messe in testa di mandare in frantumi ben più dei tuoi nervi - avevano deciso di spaccare i cristalli del Cielo. Così come i neonati che urlavano protestando contro l'aria stagnante e carente di ossigeno, e l'ottundente calore dei corpi. Che sollievo, ogni volta che finiva. L'unica ragione per cui acconsentiva ad andarci era per fare un piacere a sua nonna Mag.
Mentre Kid Dynamite si bendava la mani con cura nella sua stanza, sentì le lunghe punte delle scarpe di Cancer Frank sfregare contro gli scalini dell'ingresso. Poi il patrigno fece schioccare lo Zippo, e si sentì il rumore di un portacenere che veniva appoggiato sul pianoforte. Vestito di tela zigrinata grigia, col suo cappello di feltro marrone e una Pall Mall che gli penzolava dalle labbra, Cancer Frank era l'Hoagy Carmichael1 di Aurora, Illinois. Kid Dynamite rise fra sé e sé pensando che C.F. doveva sopportare la funzione soffrendo crisi di astinenza da nicotina - e gli stava pure bene! Appena finì di avvolgersi le mani nelle bende, Kid Dynamite si infilò dalla testa una felpa col cappuccio, scese le scale sul retro e uscì di casa. Fuori. A posto. Andata.
Kid Dynamite attraversò il giardino calpestando l'erba bagnata con le scarpe da pugilato, aprì la porta laterale del garage con una spalla ed entrò. Era freddo e umido, c'era odore di muschio. Accese la radiolina a transistor. La WLS stava passando montagne di merdosi spot domenicali che propagandavano gioviali l'American life dei morti viventi. Kid Dynamite sbirciò fuori della finestra e vide sua madre, "il Pilota", ancora seduta in macchina ad aggiustarsi i capelli e il trucco nello specchietto. Per il Pilota (bastava farsi un viaggio fino al supermercato con lei al volante, e ti veniva voglia di buttarti in ginocchio a pregare), la messa era solo un posto come un altro - e quale posto non lo era, per lei? - dove andare a far vedere quanto era bella e che cosa si era comprata di recente.
Kid Dynamite si infilò i guantoni. Era l'inizio di marzo e il vento soffiava forte. Pioveva a sprazzi. Il garage aveva tre finestre rotte e il tetto perdeva, ma il pavimento era fatto di tavole di legno piallate. Mentre faceva qualche torsione per scaldarsi, Kid Dynamite guardò di nuovo fuori della finestra e vide la madre che usciva finalmente dalla Chevy ed entrava in casa, dove c'erano specchi più grandi. Si chiese che cosa avesse pensato guardandosi in quello specchietto. "Avrò fatto bella figura oggi?" Non c'era dubbio.
Kid Dynamite passava anche lui un sacco di tempo davanti allo specchio, ma solo per esaminare l'allineamento del suo corpo e la qualità dei colpi. Era un bel ragazzo, ma il naso raddrizzato dopo una frattura, la piccola cicatrice fra le sopracciglia e l'orecchio a cavolfiore cominciavano a rendere piuttosto improbabile qualunque paragone con le divinità greche. Con viso impassibile, sferrò un diretto corto contro il punching-ball fissato a terra e al soffitto, e quando rimbalzò verso di lui fece una rapida schivata con la testa. Schivare i colpi era il modo più raffinato che un pugile potesse usare per difendersi la faccia, ma anche il più rischioso. Kid Dynamite continuò a colpire il punching-ball e a schivarlo finché cominciò a sudare. Poi iniziò ad avvicinarcisi e indietreggiare, cominciò a usare le gambe. Qualche attimo dopo stava scivolando avanti e indietro sulle tavole unte del pavimento, e l'aria era tanto fredda che riusciva a vedersi il fiato. Faceva a pugni con la propria ombra, lavorava di gambe muovendosi per la stanza, abbassandosi e rialzandosi, spostandosi a destra e a sinistra, guardandosi nei vari specchi disposti qua e là. Gli allenamenti della domenica pomeriggio erano tutti per lui, e li usava per prepararsi alle evenienze che erano state trascurate durante gli allenamenti regolari in palestra. Una volta il padre gli aveva detto: "Ci sono almeno mille cose che possono andare storte in un combattimento, e quante di queste ti vengono in mente, cinquanta?" Come accade per la maggior parte dei pugili, le "cose che andavano storte" nel caso di Kid Dynamite erano invariabilmente collegate al problema della paura. Come gli aveva detto il suo vecchio, "Impara a controllare la paura e andrai fortissimo, ragazzo mio".
Pesando sessantasei chili, Kid Dynamite combatteva fra i welter. Ultimamente era riuscito ad avanzare fino alle semifinali open del Golden Gloves di Chicago, ma alle finali c'era arrivato a malapena. Due di quelle vittorie si erano decise ai punti e a maggioranza. Nell'ultimo combattimento, venerdì, aveva riportato un leggero taglio sotto l'occhio sinistro. L'avversario l'aveva spinto a dare il massimo, e sapeva che da quel punto in poi la competizione saebbe diventata molto più dura. Erano arrivati in finale quattro pugili della Steelworkers' Hall. Erano tutti al settimo cielo quella sera, mentre tornavano ad Aurora sulla Eisenhower Freeway, a bordo della scassatissima Cadillac di Juan. Ma quando Juan lo lasciò davanti casa e Kid Dynamite entrò con il borsone da palestra in mano, Cancer Frank era sdraiato sul divano a guardare la tv e non degnò il figliastro neppure di uno sguardo. Il Pilota era già a letto ed era troppo tardi per chiamare la sua ragazza, Melanie. Perciò salì al piano di sopra e svegliò il Pilota. "Ho vinto. Gliele ho date di santa ragione", disse.
La faccia del Pilota era coperta da una maschera verde luminescente. "L'hai messo ko?", disse stanca. Sul cuscino del Pilota era appoggiato un asciugamano, e mentre parlava le cadevano dalla faccia scagliette di crema verde ormai secca.
"Cristo. Il mostro della palude verde", disse Kid Dynamite.
"È una maschera antirughe. L'hai messo ko, sì o no?"
"Quel tipo? No, ho vinto ai punti. Chubby il suo l'ha messo ko, io no, ho vinto ai punti. Hanno vinto pure Cuba ed Eloise Greene".
"E i compiti?"
"Che c'entrano i compiti? È venerdì sera. Dio, ero così in forma stasera. È stato grandioso. Stavolta il torneo lo vinco io", disse Kid Dynamite.
"Sei proprio come tuo padre, e dov'è lui adesso? Al manicomio. Tu devi studiare. Hai un'insufficienza in geometria".
"Allora sto parlando con una zucchina. Chi se ne fotte della geometria. Quand'è stata l'ultima volta che hai dovuto tirar fuori un regolo calcolatore per risolvere uno dei problemi della vita?"
"Continui a passare il tempo con quei mezzi delinquenti di pugili e ti comporti come una bestia. Ma come fai ad andare in giro con quella gentaccia?"
"Sono i miei amici, Cristo! Arrivo qui felice come una pasqua. Non ce la fai a dire semplicemente: 'Che bello, mi fa piacere che hai vinto. Mi hai reso una zucchina felice'? È chiedere troppo?"
Il Pilota allungò una mano cercando a tentoni la radiosveglia. "Domani devo svegliarmi all'alba, che ore sono?", disse.
"Mezzanotte. Vado a prendermi un'aspirina. Ho mal di testa. Cazzo!"
Mentre usciva dalla stanza, la madre disse: "Non voglio tarparti le ali, ma ti conviene farti promuovere, altrimenti finirai in mezzo a una strada".
Kid Dynamite entrò nel bagno e chiuse la porta. La madre disse: "Certo che mi fa piacere che hai vinto. Però non stare sveglio tutta la notte a fare flessioni; ho bisogno di silenzio. Ho i nervi a pezzi".

  di Giuseppe Genna
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   data: 30 nov 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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