Forse soltanto adesso possiamo comprendere cosa intende dire Harold Bloom quando afferma che la letteratura della modernità parla inglese. Forse soltanto ora possiamo comprendere a pieno la statura di Ted Hughes all'interno della vicenda novecentesca e ammettere che lui - lui più di sua moglie Sylvia Plath - è il poeta che ci ha traghettato nel nuovo millennio (chi sia interessato a comprenderne a fondo i motivi, si legga il folgorante saggio di Derek Walcott in chiusura di Fiori e insetti). Nel frattempo, Ted Hughes è morto e, finché viveva, è stato snobbato dagli stilisti e dai fashion editor per cui era soltanto il marito della Plath, anzi, l'autentico colpevole della morte di Sylvia. La speranza è che questi loschi figuri - che transitoriamente si trovano a governare non la letteratura, ma l'editoria e la critica - non commettano lo stesso errore con Seamus Heaney. Non nel senso che possono scambiare questo genio irlandese per l'assassino psichico di Sylvia Plath; ma che non si azzardino a diffondere la voce che Heaney non è il massimo poeta del nostro tempo. Noi pensiamo che lo sia, insieme a Walcott. Entrambi scrivono in un inglese che, a ben vedere, non è inglese: è un meticciato linguistico esplosivo, dirompente, vulcanico. Meglio: arcaico. Psicopompi di una poesia votata alle nevrosi del singolo imbecille che ha abitato - solitario, ecluso e nichilista - l'intero Novecento, prima Hughes e poi Heaney (ma con loro anche Walcott) devastano il cuore della contemporaneità con l'unico incisore a cui questa è sensibile: il bisturi dell'esperienza - anche linguistica - violenta, originaria, quasi eschilea. Sia Heaney sia Hughes hanno scritto tragedie in forma lirica. Le salme sepolte nella torba che parlano nei versi di Heaney o le bestie primeve che agiscono in quelli di Hughes sono, senza mediazioni, l'esperienza tragica del nostro tempo. Sono la quintessenza della letteratura ai nostri giorni. Nessuna narrativa è in grado di giungere tanto in profondità. E' per questo motivo che Società delle Menti celebra questi grandi poeti. Di Heaney è uscito l'ultimo The spirit level. Di Hughes, lo straziante Lettere di compleanno e l'impressionante Fiori e insetti. Fate questo sforzo: passate un po' del vostro tempo nei ventricoli della poesia; è il massimo dell'esperienza, quella che il nostro mondo, senza che ce ne accorgiamo drammaticamente, ci sta via via sottraendo.
I LIBRI
Ted Hughes: "Fiori e insetti" - "Fiori e insetti" è il migliore tra i libri di poesia usciti quest'anno in Italia e il saggio finale di Walcott è un gioiello. La primarietà biologica della lotta, il capovolgimento mitico, la ferocia e l'incanto di una natura antropomorfa che prescinde dagli uomini: le poesie di Hughes sono un miracolo. [ CONTINUA ]
Seamus Heaney: "The spirit level"- A fronte dei poeti italiani che lo Specchio pubblica (a eccezione di Cucchi), i titoli di Heaney nella collana mondadoriana sono ciò che dovrebbe essere la poesia: momenti rivelativi, lampi profetici, linguaggi smossi. "The spirit level" è il primo libro che Heaney ha pubblicato dopo avere vinto il Nobel. [ CONTINUA ]
Ted Hughes: "Lettere di compleanno"- E anche Hughes sciolse la riserva e la tenerezza e compose l'Elegia. Lo fece prima di morire, riabbracciando, in poesia, il fantasma di Sylvia Plath, la moglie poetessa e suicida, con una sorta di memoriale poematico che procede per frammenti luminosi, attraverso brandelli di lingua e ricordo che si fanno via via struggenti, sfiniti. [ CONTINUA ]
LE POESIE
"FIORI E INSETTI" Tre poesie di Hughes tradotte da Nicola Gardini, curatore del libro: Narcisi, Rovi, Eclissi.
Sconvolto da Sylvia - Vita e opere dell'erede di Eliot. Il dramma del suicidio di sua moglie Sylvia Plath, gli scontri con la critica, la produzione di letteratura per l'infanzia, il diario finale. Tutto su Ted Hughes, link compresi.
L'uomo di "North" - Poesie, intervista, file sonori e traduzioni d'autore del premio Nobel per la letteratura 1995, che Robert Lowell ha definito "il poeta irlandese che, con Yeats, ha segnato il secolo".