La migliore collana di poesia pubblicata in Italia? La Poesia del Novecento degli Oscar Mondadori. Solo uno scemo, oggi, ambirebbe a pubblicare nello Specchio o nella Bianca Einaudi, pensando che in quei sacrari editoriali si faccia ancora la storia della letteratura contemporanea. La storia della letteratura contemporanea la stanno facendo i tascabili Oscar. Uscite come quella di Lowell o della Cvetaeva (con le lettere alla figlia), a tutti gli effetti, strutturano un programma editoriale di prim'ordine. Applausi a chi ha pensato e realizzato tale collana.
Lettere di compleanno di Ted Hughes era apparso nello Specchio Mondadori, con una grafica da "fuori collana": forse pensavano di guadagnarci più che con le usuali pubblicazioni dello Specchio, visto che il poeta inglese era appena morto. E' un testo estremo, lo scioglimento finale di Hughes, che una volta tanto risparmia la sua furia linguistica e immaginativa e accede ai profondi livelli dello struggimento, componendo una postuma elegia amorosa che ricompone - ad anni di distanza - il volto di sua moglie Sylvia Plath, deturpato da un suicidio che ha rincorso Hughes fino alla pubblicazione delle Lettere.
La quarta di copertina, per situare precisamente queste poesie: "11 febbraio 1963: Sylvia Plath, moglie di Ted Hughes, si suicida. Lascia a Ted due figli e l'ombra di un dolore che lo sprofonda nel silenzio. Dopo 35 anni, Ted Hughes rompe il silenzio e tutto lo strazio della perdita esplode nella bellezza di versi tersi e compressi. E' così che nasce qesto canzoniere moderno per l'amata scomparsa, che dopo Beatrice e Laura, aggiunge il nome di Sylvia Plath al pantheon della lirica d'amore. Il mistero della morte si confonde così in questo libro con il mistero della poesia e la parola, penetrando nel tessuto vivo del dolore, incontra il suo nemico capitale e lo sconfigge".
Ovviamente, non è vero. Hughes non incontra né il mistero della morte né quello della poesia, tantomeno li penetra o li sconfigge. Hughes è il primo a conoscere i limiti della poesia, identificata con la mente che governa anche il regno infero in cui la Plath è andata confinandosi. Da questa impossibilità di essere Orfeo, Hughes parte per essere quello che tutti gli autentici poeti sono stati: scalatori della lingua fino all'esaurimento della lingua stessa, esseri saturnini che vivono sotto l'imperio dello struggimento che deriva dall'impossibilità di sapere tutto, financo la morte.
"La nostra prima casa ci ha dimenticato. / Passandoci davanti in macchina, ho visto / quanto sono state lievi le nostre vite / per non aver lasciato traccia. Quando vi entrammo / cercai presagi": questo è lo snodo, la verità per nulla delicata - sebbene sia elegiaca - a cui la poesia di Lettere di compleanno espone l'autore inglese e i suoi lettori. E' la verità delle lacrime: consolano e addolorano al tempo stesso. E', anche, la verità della poesia di Hughes.
Ted Hughes, Lettere di compleanno, Mondadori, 16.000 lire
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