Tutto ciò che Clarence ha dedicato al genio della letteratura horror. Decine di pagine con recensioni, estratti dai libri, interviste e file audio. Un'autentica enciclopedia web sull'universo da incubo di Stephen King.
"La vita non è un supporto per l'arte. E' il contrario". L'avesse detto Don DeLillo, tutti i supplici scherani della critica accademica (che hanno scoperto l'esistenza di DeLillo da un paio d'anni) avrebbero identificato in questa affermazione una posizione estetica potente. Siccome è invece Stephen King ad arrischiarsi a pronunciare la sacrilega formuletta, l'accademia (che King proprio non lo legge) se ne rimane sepolta nel suo sonno rettile. E' la novità d'inizio anno: siccome nessuno legittima Stephen King come grande scrittore, ci ha pensato lui stesso, pubblicando questo splendido e discontinuo On writing - Autobiografia di un mestiere. L'autore di IT approccia le questioni nodali della letteratura, ma lo fa come nessuno (davvero: nessuno) alle nostre latitudini sarebbe in grado di fare. King è un peso massimo della narrativa dei nostri tempi perché pochi come lui riescono a magnetizzare e a costringere la mente di chi legge a sospendersi in uno stato ipnotico e veritativo, che è una delle funzioni genetiche della letteratura tutta. Gli intellettualini che, con la puzza sotto il naso, sproloquiano contro la tv e ci propinano poi libretti degni di meste terapie psicofarmacologiche; i giovani prosatori italiani che producono romanzi d'appendicite; i morti di fama che sentenziano a partire da nozioni di stile e autoreferenza della tradizione _ tutto questo popolo di oscuri mestatori che la storia non ricorderà e che in massa non leggono King facciano una bella cosa: smettano di scrivere e vadano a leggersi Mucchio d'ossa. Loro - animule infreddolite e ormai mummificate - ce l'hanno con la tv e non si rendono conto che Stephen King è, a tutt'oggi, l'unico autore di libri che ha un'audience televisiva. Nel testamento profetico che è On writing, King spiega a chiare lettere le ragioni di questa anomalia, interpreta la letteratura come telepatia, entra nel corpo vivo della memoria che è il reale motore della letteratura e, del tutto coerentemente, demolisce l'idolatria della trama a favore del primato della situazione (psicologica, emotiva, conoscitiva). In più, si tratta di un libro alla King: ne sarete calamitati, divorati, digeriti. "Stiamo parlando di parole e stile... ma, mentre procediamo, farete bene a ricordare che stiamo parlando anche di magia". Il telepate Stephen King, una volta ancora, ha ragione. I morti viventi delle belle lettere dovranno riconoscerlo, prima o poi.
IL LIBRO
On writing - E' semplicemente pazzesco: di qualunque cosa Stephen King racconti, l'attrazione magnetica che esercita sul lettore è inevitabile. Se si aggiunge che qui King parla di sé, della sua vita, del suo rapporto con la letteratura e con la morte, con l'alcol e la droga... beh... immaginate l'effetto. Prendiamo "On writing" per quello che è: uno dei migliori libri di Stephen King.
Curriculum vitae - "Nel 1985 avevo aggiunto alla mia dipendenza dall'alcol quella alla droga, eppure conservavo una funzionalità marginale, come accade a molti di coloro che abusano di qualche sostanza. Il pensiero che così non fosse mi terrorizzava; ormai non avevo idea di come vivere un'altra vita. Nascondevo le droghe di cui facevo uso come meglio potevo..."
Dall'infanzia nomade per la provincia americana, insieme alla madre e al fratello, all'incontro con Tabby, la moglie che condivide con lui gioie (parecchie) e dolori (altrettanti) da più di trent'anni. Il successo, arrivato con Carrie e cresciuto, oceanico, coi titoli seguenti. L'alcol, la droga. L'incidente quasi mortale su una strada del Maine. Insomma: tutto Stephen King nella database di Società delle Menti.
Con Hearts in Atlantis il Re dell'horror si vota a una letteratura massimalista, che prende per le corna il mito della generazione perduta, la lost generation traumatizzata dalla guerra del Vietnam. Lo approccia direttamente con una serie di racconti intrecciati, dove i personaggi si rincorrono e scompaiono per ritornare, regalando un affresco generazionale che ricorda, per i modi e la struttura, quanto Mailer e Hemingway fecero con la guerra nel Pacifico e con la guerra in Europa.
Il primo esperimento di King su Web: sessantotto pagine (virtuali) di paura, fantasmi e colpi di scena, come ha dichiarato anche l'autore. Il protagonista è un giovane studente universitario dell'Università del Maine che, a un certo punto, cominicia a vivere delle strane esperienze. Diverso dai precedenti libri per dimensioni, Riding the bullet segna il ritorno di Stephen King al filone più classico della letteratura horror. Peccato che Marlowe e Hölderlin non avessero Internet...
Il secondo tentativo di King sul Web è "The plant": si legge solo se lo si scarica dalla Rete. Se l'iniziativa di King è interessante da un punto di vista mediatico e di marketing editoriale, non bisogna dimenticare però che, alla base di tutto, c'è un romanzo. In realtà si tratta di una "short novel", ambientata nell'era pre-trecnologica degli anni Ottanta. Dalle premesse che abbiamo potuto leggere, vale la pena dargli un'occhiata. Ovviamente, è tutta in inglese...
Doveva essere il terrore delle case editrici. Stephen King aveva deciso di tagliare fuori il suo editore, vendendo direttamente in Rete, capitolo per capitolo, il suo libro "The plant". Ma i lettori Web, a differenza di suddetti editor, non lo hanno strapagato e lui ci è rimasto male: ha deciso di ritirare le pubblicazioni via Rete. Scatenando l'ira furibonda di chi aveva scaricato i primi quattro capitoli. E ora, ad avere paura, è il Re dell'orrore...
Stephen King risponde alle domande di "60 minutes", una delle trasmissioni più popolari d'America. Sotto i link per ascoltare l'audio, lo script originale dell'intervista, in modo da riuscire a seguire in lettura quanto la voce nasale del Re sta pronunciando...