"Nel 1985 avevo aggiunto alla mia dipendenza dall'alcol quella alla droga, eppure conservavo una funzionalità marginale, come accade a molti di coloro che abusano di qualche sostanza. Il pensiero che così non fosse mi terrorizzava; ormai non avevo idea di come vivere un'altra vita. Nascondevo le droghe di cui facevo uso come meglio potevo, sia per terrore - che cosa sarebbe stato di me senza la droga? Avevo scordato il trucco della normalità - sia per vergogna. Mi stavo pulendo di nuovo il culo con l'edera del Canada, questa volta su base quotidiana, ma non potevo chiedere aiuto.
[...] Non molto tempo dopo, mia moglie, convintasi infine che da solo non sarei riuscito a sfuggire a quella terrificante spirale discendente, decise di intervenire. Non deve essere stato facile - ormai avevo le orecchie del raziocinio completamente tappate - ma lo fece. Organizzò un comitato di intervento formato da parenti e amici, che mi offrì una versione infernale di This is Your Life. Tabby cominciò rovesciando per terra un sacco di rifiuti prelevati dal mio studio: lattine di birra, mozziconi di sigarette, fiale di cocaina da un grammo e cocaina in bustine di plastica, cucchiaini sporchi di muco e sangue, Valium, Xanax, flaconi di sciroppo di Robitussin e di NyQuil contro il raffreddore. Persino flaconi di colluttorio: circa un anno prima, notando la velocità con cui scomparivano dal bagno bottiglie intere di Listerine, Tabby mi chiese se lo bevevo. Le risposi con un altezzoso: "Ma figurati". Infatti non lo bevevo. Bevevo Scope. Era più gustoso, con quella punta di menta".
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