Nato a Chieti nel 1967, Igino si è laureato in filosofia all'Università Statale di Milano e nel 1994 ha conseguito il D.E.A. in scienze umane e sociali presso la Sorbona di Parigi.
Nel 1998 è diventato dottore di ricerca in antropologia filosofica. Attualmente si occupa di "teoria dei nuovi media" presso l'Università Statale di Milano, dove svolge attività di didattica e ricerca nell'ambito della cattedra di filosofia teoretica III. Oltre a ciò, è caporedattore a Clarence.
Quella cristiana, come del resto ogni spiritualità, ha attraversato mutazioni - anche genetiche - entrando a contatto con rivoluzioni tecnologiche. Qual è l'elemento differenziale del passaggio attuale?
La vicenda temporale della religione cristiana è strettamente intrecciata con il processo di secolarizzazione. Non c'è antitesi tra affermazione del Cristianesimo e desacralizzazione delle istituzioni che regolano l'organizzazione della società occidentale. Il carattere, nello stesso tempo, eterno e storico della verità cristiana consente di comprendere la secolarizzazione come un processo nel quale si manifestano, in piena convergenza, il disincanto della razionalizzazione e l'aspetto kenotico del Dio morente e crocifisso. La pietas cristiana corrisponde all'atteggiamento religioso che matura nel seno dell'espansione planetaria della Tecnica. Il ritrarsi del Sacro, l'abbandono della Terra da parte degli dei, l'apparizione improvvisa del Deserto che cresce sono le figure, prive di ogni tratto riconoscibile dell'escatologia contemporanea e della religiosità nichilistica. L'interrogazione che, però, mi sento di dover sollevare riguarda l'essenza storico-epocale del nichilismo della Tecnica. Un insieme molteplice e articolato di pratiche diffuse sta revocando alcuni tratti morfologici della nostra civiltà. Una mutazione che va colta probabilmente da un punto di vista ciclico e morfologico. Il tempo della storia declina, una differente qualità del tempo modifica e altera la modulazione e la trasmissione degli eventi. Le recenti trasformazioni tecnologiche, l'affermazione dei new media elettronici, l'emergenza del cyberspace dispongono nuovi regimi di esperienza, e aprono differenti orientamenti affettivi, percettivi, cognitivi.
Pensi che le nuove tecnologie configurino una chance di reviviscenza per lo gnosticismo diffuso, che già in periodo New Age si è mostrato aggressivo e tonico?
Il mondo storico del Cristianesimo s'inabissa, la mutazione antropologica si appoggia sulla costituzione di una nuova Carne, intessuta di vene e di cavi, che espande i limiti sensoriali della nostra esperienza.
Il cosmo post-storico, il luogo della convertibilità assoluta, di natura e artificio, non è più un epoca. Non è qualcosa che succede nell'ordine di un prima e un poi. Ma è un evento che si presenta come una sorta di retrospezione anticipatrice, cioè non ha un futuro nè un passato assegnabili, ma succede rendendo irriconoscibili i tratti del nostro passato, preparando la mostrosità dell'avvenire. Il Cristianesimo non può più essere concepibile nei termini conciliatori di una religiosità giustificata in termini storici, siano essi provvidenzialistici o nichilisti, ma deve aprire l'ambito della proprie pratiche alla ricezione della mostruosità. Ovviamente la mostruosità a cui faccio riferimento non ha nulla di eccezionale o di immaginario. Possiede i tratti massivi e brutali della cultura Pop. Non credo che il fenomeno Pop sia soltanto un'esperienza storica. Il Pop ci ha spinto ad attraversare una soglia intensiva, sensoriale e spirituale, che ci mette in contatto con quella differente qualità del tempo a cui allludevo prima. Per questo motivo la pratica religiosa del cyberspace si presenta come irriverente, desacralizzata, popular, alimentata dalla subcultura di massa. Ma ascoltare i cd del Buddha bar, andare in estasi per Madonna, giubilare a ritmo funky per il Papa, sono esperienze religose. Pregare tutti assieme in chat col cut ∓ paste si può... La new age è l'aspetto superficiale di questo fenomeno, nelle cui profondità viscerali c'è l'orma spaventosa lasciata dal ritrarsi degli antichi dèi.
Il problema della Chiesa, quindi, sarebbe un problema inerente all'eresia? Oppure già oggi la Chiesa si presenta come una tecnologia, da cui viene bandita ogni possibilità di individuare l'eresia?
Il discorso sull'esoterismo novecentesco, dal satanismo agli hippye, sarebbe lungo. Penso che qui si aprono percorsi di liberazione di ascesi dei quali bisognerebbe tener conto profondamente; nelle pieghe di questi contesti, talvolta bizzarri e marginali, si possono decifrare alcune esperienze psichedeliche individuali e collettive illuminanti....Una mera reazione della Chiesa a questi movimenti sarebbe insensata, il terreno sul quale si muovono questi movimenti coincide con lo spazio della religione contemporanea. L'eresia è normale. Bisogna prepararsi a un Cristianesimo eretico.