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  LA GALASSIA TEOLOGICA
Aleister CrowleyLa galassia teologica è esplosa ed è in espansione. Più si estende il principio spirituale, più esso perde di consistenza. Diviene una nuvolaglia indefinita, gassosa, discontinua. Mentre il centro permane statico, alla periferia si creano nuovi aggregati e nuovi attriti, minuscoli e irrilevanti rispetto alla “massa totale”, ma significativi e resistenti. Essi sono il centro di domani. All'ipotesi formulata da Hawking sull'origine dell'universo - che al momento zero fosse un concentrato sospeso in assenza di spazio e tempo, delle dimensioni di un pisello -, si affianca quella di un legume spirituale le cui forze, all'interno, fossero impressionanti e compresse. Da quel momento, che la mitologia religiosa chiama “creazione”, la massa ha incominciato a diradarsi, a espandersi : ad assumere nuove forme. Le periferie, avanguardie nel vuoto, sempre sull'orlo del baratro nel nulla, hanno dimostrato una combattività irriducibile. Lentamente altre avanguardie ne hanno preso il posto, mentre le precedenti andavano cristallizzandosi, istituzionalizzandosi e raggiungevano le condizioni stabili e ideali al formarsi di nuove specie di vita. In ogni momento, al centro della galassia teologica, si è temuta l'inversione del movimento : che iniziasse la contrazione, che il nulla l'avesse vinta. Non così tra le avanguardie periferiche, troppo impegnate in una lotta per la sopravvivenza, troppo assorbite dall'affermazione di sé, per pensare anche solo per un istante all'annullamento. Gli sforzi selettivi, gli enormi stridii agli estremi confini di questo cosmo spirituale sono detti “martirii”.

Nella galassia teologica, costellazioni intere hanno collassato su se stesse, o hanno impattato con altri sistemi, dando vita ogni volta a nuovi aggregati, a forme inedite sempre differenti. Il movimento di trasformazione di questa geografia sempre in moto ha tuttavia un centro inafferrabile, che si sottrae all'osservazione da ogni pianeta, e a cui tutti gli ammassi stellari sembrano tuttavia guardare.

La metafora cosmica svela una verità fondamentale della storia dello spirito : c'è stato un inizio e, certamente, ci sarà una fine. La cronologia dell'eternità riserva altri capitoli a chi guarda dall'esterno questo avvicendarsi di universi. E tuttavia, discendendo nella genesi e nello sviluppo di questo universo, bisogna porsi all'incrocio in cui le prime mappe stellari sono state compilate, per comprendere, qui e ora, in che punto ci troviamo. Queste mappe sono le Scritture. Le Scritture sono il deposito salino della grande mescola spirituale : ciò che precipita sul fondo, il risultato di una chimica più grande che ha visto originarsi, una volta di più, una trasformazione. Il precipitato chimico di questo processo mantiene in sé tutte le qualità della mescola che lo ha originato : compresse, in forma cristallizzata : leggibile.

Poiché le Scritture sono l'espediente con cui le nuove periferie si lanciano alla colonizzazione del grande nulla e resistono al suo assalto, esse sono numerose e la storia della loro selezione naturale è la storia dei nostri patrimoni spirituali. La natura e lo spirito sono, in questo caso, la medesima e complessa lotta per la sopravvivenza, due nomi conferiti alla stessa disperata battaglia : quella per resistere.

Quando sembra che i processi chimici non abbiano luogo e che la galassia teologica non sia altro che una lontana mitologia per sanare la ferita di un universo desertificato e minerale, in realtà significa che si è troppo vicini alle avanguardie per osservare distaccatamente la lotta che esse portano avanti - oppure si è troppo lontani da esse per scorgerne la minima attività.

La cintura più esterna di questo cosmo in espansione che, più passa il tempo, più si allarga diradandosi e si avvicina a una prossima dissoluzione (sempre posposta, sempre rimandata, poiché mai esso raggiunge il grado zero della materia, e il suo destino è quello di essere diverso dal nulla) - la cintura più esterna di questo cosmo è la nostra attualità più bruciante, è ora, questi secondi in cui sto scrivendo. Questa cintura, ampia e allargata, che stende i suoi confini alla periferia della galassia da molto tempo, è stata definita Epoca Laica.

In Epoca Laica, il destino delle Scritture non è molto diverso da ciò che sempre è avvenuto, a differenza del fatto che la concentrazione di materia spirituale è sensibilmente diminuita, a vantaggio di un'espansione mai raggiunta in precedenza dal cosmo spirituale. Avvengono due reazioni : da un lato, l'eterno terrore del rovesciamento - la fine della colonizzazione spirituale, la collassazione del sistema, l'infarto di quanto esiste che è uguale a quanto è successo - ; dall'altro lato, un proliferare allargato di corrosivi pionieri delle periferie, incattiviti e resistenti a tutto, la cui unica storia, per il momento, consiste in un aut aut radicale : sopravvivere o estinguersi per sempre.

Così si assiste alle false reviviscenze : in questo senso, la ripresa dei motivi gnostici in Epoca Laica, per esempio, non significa nulla, poiché tra la Gnosi e queste gnosi c'è piena identità di materia. Esse fanno parte del medesimo universo. La sostanza di entrambe è la medesima. Se si imbocca questa strada, fortunatamente o purtroppo, ci si avvede ben presto che la tradizione, per come è intesa attualmente, non esiste. Esiste invece un'omologazione di fenomeni : quello che accade oggi è della stessa sostanza di quello che è accaduto ieri. Cambiano le modalità, oppure rimangono apparentemente identiche, ma non c'è dubbio : si tratta di due eventi distinti.

Permangono uguali soltanto i grandi aggregati centrali. Tuttavia esiste una storia del loro sviluppo. Più alte sono le temperature verso il centro, e il grado di concentrazione impone rischi più elevati. Qui, se si crolla, si dà corso a modifiche enormi, inimmaginabili, il cui sviluppo è in grado di condizionare perfino la forma dello sviluppo dell'intero universo, mutando l'assetto dei confini periferici, ricadendo a pioggia su alcune avanguardie per corroborarle, o richiamandone la sostanza verso il centro e lasciando campo aperto al nulla.

In Epoca Laica, la scrittura gialla e quella fantascientifica sono al tempo stesso gli eredi e i curatori fallimentari della letteratura messianica. La loro diffusione di massa fa perno sul bisogno di vivere l'attesa dilazionata : il cuore, cioè, di ogni letteratura messianica. L'attesa della soluzione, l'enigma che fa sognare sono la materia stessa della grande promessa messianica, il tessuto intimo del suo kerygma. Lo stile e la profezia mancata di questa promessa sono l'essenza della letteratura gialla e fantascientifica.

Poiché le Scritture colgono sempre il momento della storia, bisogna chiedersi se ciò avviene anche per il giallo e per la fantascienza. E la risposta è affermativa : essi rappresentano, nel migliore dei modi possibili, questo tempo, il tempo dell'Epoca Laica. Essi ne intuiscono e ne mettono in scena la verità.

La storia dell'Epoca Laica, al momento del suo sviluppo attuale, è una storia di segreti e dissimulazioni, di cospirazioni a favore di sé e a svantaggio della verità rappresentata. Non c'è rappresentazione della verità, oggi, se non in forma di segreto e di complotto. Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso. La letteratura gialla, che sospetta di tutto e parla di tutto, svela l'enigma, o meglio, promette di svelare l'enigma : questo è sufficiente. Poiché ciò di cui si parla non esiste, la letteratura gialla diviene il mondo : essa parla di tutto. Quanto alla fantascienza, essa ha il merito e il demerito di avere immaginato, fin nei minimi dettagli, il mondo così come è oggi. Poiché immagina di ben peggio, bisogna stare poco tranquilli.

Più ci si allontana da una rappresentazione laica dell'Epoca che viviamo, più ci accorgiamo che giallo e fantascienza convergono fino a coincidere. La loro promessa è lo spirituale e il disvelamento finale della natura. Questo risultato, a cui tende l'intera galassia teologica in ogni momento del suo sviluppo, è irraggiungibile e sempre dilazionato, poiché per ottenerlo bisognerebbe essere fuori della galassia : il che non è possibile.

E' quindi vero che la parte più vivace della nostra letteratura è quella che non scaturisce da intenti letterari. Essa comprende i resoconti, gli epistolari, i diari che hanno visto la luce nelle grandi battute di caccia, negli accerchiamenti, nei mattatoi del nostro mondo. In un mondo in cui il vero e l'improbabile si scambiano freneticamente i ruoli, nessun reportage che nasca fuori dal cerchio della violenza prestabilita ha senso.

 Giuseppe Genna, Assalto a un tempo devastato e vile, Pequod, 20.000 lire

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   data: 07 mar 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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