Di colpo, inaspettatamente, clamorosamente, qualcosa di nuovo sotto il sole italiano inizia a muoversi. Almeno tre autori - diversi per età, cultura, estrazione e intenti - propongono romanzi destinati a segnare la storia contemporanea della nostra narrativa. Prossimamente parleremo di Valerio Evangelisti e del titanico Antonio Moresco. Ma la novità più deflagrante e inattesa è a firma di uno scrittore che, fino a ieri, appariva insospettabile. Raffinato, pluripremiato ai massimi livelli, quasi marginale rispetto ai trascorsi battage pubblicitari condotti sui corpi già in putrefazione di "grandi autori" (di cui ormai ci siamo scordati o calcoliamo l'impietosa decadenza), Ferruccio Parazzoli ha passato i sessant'anni e diventa improvvisamente il romanziere più all'avanguardia della narrativa italica. Col suo Nessuno muore, si è preso la briga di riscrivere l'Odissea: il suo protagonista è un Ulisse (anzi, un Nessuno) che somiglia più a un eroe Marvel o a Ranxerox che ha un mitologhema, è sfasciato fisicamente, è in pratica uno zombie che sopravvive vomitando memorie tragiche e grottesche. E' un personaggio eccessivo, sbracato, tracimante bile e nostalgia, aggressività e nichilismo. E' la punta più avanzata dell'AvantPop in Italia, al pari del Jack Kerouac che il giovane Tommaso Pincio aveva stravolto col suo Spazio sfinito. I referenti più prossimi del lisergolibro di Parazzoli? Alcuni nomi: Palahniuk, Erickson, Stephenson, Vollmann. Nessuno muore è un romanzo formidabile, che sposta e agglutina i piani dell'epica e della cultura pop, simile a un album dei Vendicatori eppure innestato nell'unica epica che oggi sia possibile praticare: un'epica del non-luogo, del non-tempo, del non-uomo. Detto questo, ascoltatevi come Parazzoli parla del suo libro e leggetevi l'intervista integrale: farete l'esperienza di che cosa significhi incontrare un autore disinibito e furioso nell'epoca Blockbuster...
Parla Parahniuk - "Di Ulisse e dell'Odissea, francamente, non mi fregava nulla. Ho scritto dell'uomo che ho paura di essere. Ho scritto di un tempo che non è un tempo: un tempo in cui gli dèi e gli uomini sono morti". Ferruccio Parazzoli racconta Nessuno muore: leggetevi il resoconto testuale dell'intervista e ascoltate quello che Pahraniuk profetizza in streaming, parlando del suo Nessuno, dell'Avantpop e di una "pozza di sangue chiamata Egeo"...
IL TESTO DELL'INTERVISTA Gli hooligan letterari di Clarence intervistano l'Obi Uan Kenoby della narrativa italiana.
STREAMING AUDIO
Ferruccio Parazzoli racconta il suo romanzo avantpop.
IL LIBRO
Nessuno muore - Uno che si mette in testa di rifare l'Odissea è un pazzo. Tanto più se costui è un uomo azzimato, notoriamente tranquillo e accarezzato dai vaticanisti come scrittore di riferimento. Quest'uomo è Ferruccio Parazzoli: un genio che riscrivendo Omero ha steso un capolavoro dell'avantpop italiano. Vi raccontiamo come e perché l'ha fatto.
Parazzoli è Palahniuk! Anzi, è persino meglio. Mentre Palahniuk reinventa il valore catartico di menare schiaffoni, Parazzoli gli schiaffoni li mena a buona parte dei giovani della letteratura italiana. L'azzimato ma rivoluzionario autore di Nessuno muore nasce a Roma nel '35 e attualmente vive e lavora a Milano, in qualità di consulente per Mondadori, di critico letterario e di organizzatore culturale.
Sembrava - era immortale, sembrò infatti fosse vissuto tanto che non fu possibile ricordare quanto a lungo fosse realmente vissuto il giorno in cui ne venne ritrovato il corpo - nudo, immenso, in cui la carne, sovrabbondante, si era già abbandonata, riverso sul greto della baia nascosta dove ad alcuno, indigeno o straniero, non era lecito penetrare, steso di fronte al mare che entrava e usciva risonando tra gli scogli e allungava la lingua schiumante dell'onda fino a lambirgli i piedi, la faccia rivolta al cielo, le braccia e le gambe allargate, il ventre gonfio e livido, non lordate le membra dal sangue di alcuna ferita da taglio o da fuoco, soltanto il tondo segno di una trafittura, come di pungiglione, buco nero e penetrante nella schiena adiposa, sotto le ricadenti pieghe del collo - quando i porcari di Eumeo ne rovesciarono a stento il corpo, attoniti, indagando la causa di quella morte.