AREA EVANGELISTI NEW UPDATE - Una nuova tappa della serie "Metallo urlante": recensione di "Black Flag", l'ultima avventura di Pantera, l'Eymerich del NO FUTURE creato da Evangelisti. Intervista con l'autore, testi, analisi, hyperlink e multimedia per celebrare il re del fantasy europeo.
Interventi pubblicati su rivista, editoriali da Carmilla, saggi, note e variazioni su cinema, mito e letteratura: Alla periferia di Alphaville è un'antologia della mente vibratile, aggressiva e spietatamente lucida che Valerio Evangelisti incarna a latere dell'attività narrativa pura (che pure ne è un'ulteriore incarnazione e una precisa e strategica messa in atto). Per dirla tutta, a rischio di compromettere il tono falso-obbiettivo che dovrebbe governare una patinata recensione: l'Alphaville di Evangelisti è uno dei pamphlet più decisivi e importanti degli ultimi anni, un libro straordinario che deborda generosamente dall'angusto cerchio del dibattito politico e letterario che, da vent'anni, si sta asfiticamente conducendo in questa disastrata nazione. Evangelisti bombarda di suggestioni, di suggerimenti, di sillogismi e di seduzioni la lettura di chi si affaccia, candido, sulle pagine di questo libretto. Partendo dall'attacco formidabile alla crisalide svuotata della "letteratura alta" italiana (memorabile l'incipit: "Poiché produco narrativa di genere, tanti interlocutori che non mi hanno mai letto (giornalisti, intellettuali, scrittori di 'rango', operatori dei media, dirigenti editoriali) sono a priori convinti che io sia un mezzo scemo, da coinvolgere nelle esperienze più bislacche", agli interventi politici, alle rievocazioni penetranti dell'aggiornata potenza del mito, per continuare con gli elogi eccessivi, sperticati e sbilanciati (e per questo motivo autentici) delle sue ossessioni culturali e dei suoi compagni di viaggio, Evangelisti compone un mosaico che gronda sangue (intellettuale e non), riportando al centro del fare letteratura e del vivere i nodi fondamentali che hanno da sempre connotato radicalmente l'attività umanistica.
E' un raccordo anulare complesso e inestricabile che si percorre a una velocità formidabile: si passa attraverso una delle più capitali analisi fenomenologiche dell'icona del serial-killer per leggere poi un ipercoccodrillo in memoria di Manchette; si compie il giro della morte in compagnia di Lovecraft e Dick e Battisti (Cesare, l'autore noir fuoriuscito a Parigi), per attraversare la zona esilarante del cinema bruttissimo e significativissimo che Evangelisti affronta con l'intraprendenza pionieristica di un cannibale affamato che aggredisce le periferie di una metropoli uscendo dalla giungla. E - il che importa più di tutto - l'esercizio di scorribanda nell'autenticità a cui ci sottopone l'autore bolognese non perde di vista per un attimo un fine sottile ma fondamentale: l'impegno civile, diremmo quasi la ferocia civile che ha sempre esaltato la pamphlettistica a grande letteratura. L'antagonismo estetico e politico - che trapassa dalla denuncia della colonizzazione dell'immaginario collettivo all'invocazione per una vita che non sia ridotta a presenza automatica - trova in questo libro di battaglia un'accelerazione che da tempo attendevamo da uno scrittore italiano.
Non importa che Evangelisti invochi continuamente la Sinistra. Stiamo formulando un ragionamento letterario e prescindiamo da connotazioni ideologiche, per quanto fondamentali. L'unica verità che vorremmo esprimere è che Alla periferia di Alphaville ha la virulenza intellettuale di un Mea culpa céliniano o di un Pubblicità a me stesso maileriano. Che del coraggio di dire - meglio: di sputare in faccia - le cose come stanno sia capace l'esile e dinoccolato papà di Eymerich non è dopotutto sorprendente. Chi non aveva capito che è questo il discorso che preme a Evangelisti, per favore, si rilegga tutto quanto ha scritto fin qui.