E Jonathan Lethem si scatenò. Per sua stessa ammissione: scrivere racconti gli interessa fino a un certo punto, ma di sicuro gli piace sperimentare, sciogliere il polso e la più che fervida fantasia che ha governato finora la sua scrittura esplosiva e ipodermica. Possiamo anche considerare questo L'inferno comincia nel giardino (dal titolo del primo racconto; il titolo originale della raccolta è The Wall of the Sky, the Wall of the Eye: Stories) una sorta di summa di tutte le tecniche e di tutti i materiali impiegabili per fare grande letteratura a partire da una cultura pop (quella americana, diventata imperialisticamente mondiale) che intride di nomi, personaggi, fiction, oggettistica, cibi e appretti vari le menti di tutti noi, oltre quella di Lethem.
Il primo racconto che, per l'appunto, dà il titolo all'intera raccolta, è una perfetta summa di questa summa pop: l'intreccio ipnotico, e al tempo stesso realistico, tra il livello psichico metafisico e quello realistico disegna un autentico capolavoro. Da un'intuizione alla Philip K. Dick (un uomo muore e va psichicamente all'inferno, mentre il suo corpo si mantiene intatto in una vita automatica all'interno degli usuali contesti familiari e lavorativi; a tratti, questo zombie psichico rientra in sé e vive porzioni di vita autentica), Lethem mutua una sorta di spalancamento ucronico impressionante, che lo mette in grado di fare convivere un parodistico ménage familiare con la fiaba nera di un inferno disneyano popolato da streghe, robot, alberi che fioriscono in rasoi - e ancora in parallelo con la rappresentazione al computer che il figlio dello zombie e lo zombie stesso realizzano durante gli sporadici ritorni alla realtà del semi-morto. In tutto ciò, Dungeons & Dragons, Duffy Duck, Micheal Jordan e la NBA, il crack, Einstein, i pulotti degli hard boiled Usa si intrecciano e si miscelano in un'irresistibile progressione di sette racconti, ognuno dei quali è davvero una storia a sé.
Dal sorprendente alieno in forma di pantera che vigila su sprovveduti spacciatori di droga (Chiaro e il Sofferente) al party virtuale che mette in scena un off/on line ormai impazzito in forma di gameing sessuale (Per sempre disse il papero), dal basket futurisco che collassa sul proprio passato (Vanilla Dunk) ai carcerati incastrati come mattoni a comporre le mura carcerarie (Duri come la pietra), Lethem realizza scorci di geniale fantasticheria, come sempre riuscendo nella sua opera di sorprendente strabismo: cogliere i temi del massimalismo che incombe in letteratura (morte, amore, dolore, destino, senso) e contemporaneamente inchiodare i lettori a una sovraesposizione stroboscopica di linguaggi e invenzioni mutuate da ogni genere sfruttabile.
Un'ultima notazione che farà arrossire la destinataria di questo complimento: la traduzione è splendida e puntualissima, al pari di quella che la stessa traduttrice Martina Testa ha realizzato per quel capolavoro di Foster Wallace appena uscito presso i tipi minimum fax, Verso Occidente l'Impero dirige il suo corso, di cui bisognerà parlare più diffusamente.
J. Lethem - L'inferno comincia nel giardino - Minimum Fax, 26.000 lire
|