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JONATHAN LETHEM
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  INTERVISTA A LETHEM
Jonathan LethemIncontriamo Jonathan Lethem di passaggio a Milano, venuto a prendersi la pioggia più grigia dell'anno in occasione della presentazione dei due libri che Tropea e Minimum Fax hanno appena pubblicato. Lethem è giovane, porta per l'occasione un paio di occhiali fumé alla Califano ed è accompagnato dalla splendida e giovane moglie che, al pari dello stile narrativo, desidereremmo volentieri sottrargli. Nonostante appaia freddo e distaccato, il giovane scrittore americano si incendia appena può parlare dei suoi libri e della letteratura in generale: così si fa esperienza di una mente affilata, onnivora, coltissima.

Jonathan Lethem, cominciamo con un domanda che dovrebbe essere finale. Tu sei, tra gli scrittori contemporanei italiani, quello che più consapevolmente contamina i generi: ne nascono falsi hard boiled, crime story fantascientifiche, favole pop. Ma cosa viene dopo la contaminazione dei generi? Alla lunga non rischia di esaurirsi in un lavoro meccanico?
Sì, infatti. Va detto anzitutto che per me è difficile parlare di quello che fanno gli altri scrittori, anche se è ovvio che Vollmann o Eggers o Foster Wallace si muovono su discrimini simili. La verità è che la questione dei generi sta diventando per me un problema sempre meno importante e, credo, come per me anche per gli altri. Probabilmente sta crescendo l'importanza di lavorare sugli elementi del genere in maniera fluida, intuitiva, utilizzandoli come ingredienti per comporre ricette di alta cucina. E' l'intuito, non la struttura del genere, che è fondamentale per me.

A partire dal leggendario Guns with occasional music per finire con i racconti de L'inferno comincia nel giardino, tu sembri lavorare comunque molto sulla struttura. C'è sempre uno scioglimento nelle tue storie, o una sospensione che ne fa le veci. I tuoi colleghi sembrano lavorare meno su questa capacità di controllo delle storie. In che senso, allora, parli della centralità del tuo intuito narrativo?
Sono d'accordo: alcuni elementi li controllo maggiormente rispetto a quanto fanno Vollmann o Wallace, ma non perché io adotti un atteggiamento razionale o logico. E' che io mi occupo direttamente della figura del personaggio, l'enfasi che pongo è sulla realtà umana ed emotiva, psicologica e reattiva dei personaggi di cui scrivo che, da situazioni letterarie devono precipitare a un livello di concretezza che li renda comunicabili, quasi fraterni al lettore. La metodologia, in questo caso è impostata tutta sull'istinto. In questo senso dico che personalmente sto divenendo più fluido e istintivo.

Esci in libreria con due libri: un romanzo, Testadipazzo, e una raccolta di racconti, L'inferno comincia nel giardino. Quali differenze sperimenti quando adotti una forma lunga o una forma breve?
Essenzialmente io mi sento un romanziere. I racconti mi sembrano atti di maniera, romanzi compressi, racchiusi in occasioni o in gabbie, per la brevità del tutto. Per me sono utili in quanto posso scatenare il polso e sperimentare, laddove in un romanzo certi passaggi sperimentali troverebbero difficoltà ad armonizzarsi. E' che adoro scrivere romanzi: mi permettono di fare esplodere le contraddizioni, di dilungarmi in digressioni, di contaminare e giungere a conclusioni più ampie.

Veniamo allora al romanzo Motherless Brooklyn, che qui da noi è stato tradotto con il titolo Testadipazzo. Una costante dei tuoi romanzi è che la situazione o ipersonaggi partono da una condizione di abnormità, di differenza psichica (qui, per esempio, il protagonista è afflitto dalla sindrome di Tourette). Mi sembra che il genere dell'hard boiled, che maneggi magistralmente, per definizione sia il tentativo narrativo di ricomporre un cosmo diffranto, di restituire uno sguardo che ricomponga una totalità esplosa...
E' esattamente ciò che spero. Questo è il nucleo profondo del mio lavoro letterario. L'hard boiled permette di ricostituire un universo, di ridargli senso e unità, quasi lo scrittore ne fosse il demiurgo. Personalmente avverto una forte predisposizione a questo tipo di operazione: il tentativo è quello di ricostruire, a partire da una perdita o da un'esplosione, il senso di un sistema: psichico o famigliare o anche sociale. La frattura, nei miei romanzi, si gioca tanto sull'ordine interno (cioè psicologico) quanto su quello esterno. A partire da un estraniamento cognitivo, in cui i fatti non si ricompongono, io cerco una plausibile spiegazione alla realtà (anche se questo non significa, almeno per me, precipitare nel realismo). Alla fine, tutti i miei personaggi soffrono in un mondo assurdo, in totale rottura, che cercano di rendere abitabile.

Nei racconti, a volte, si leggono momenti che sembrano invece tratti di peso da un manuale sul realismo letterario. A volte pare addirittura di essere di fronte a una parodia carveriana. Eppure tutto si nutre in maniera essenziale della pop culture che, da Duffy Duck a Dungeons & Dragons costituisce l'atmosfera omogenea di ogni racconto.
Spero di essere riuscito in questo tentativo. Quanto alla possibilità di praticare parodie, non sono d'accordo: non ho alcun obbiettivo polemico, si tratta soltanto di descrivere una realtà che di per sé è assurda, un universo immaginato senza abitanti. In fin dei conti non c'è un Nemico, quindi non può esserci parodia; al massimo, soltanto farsa. Quanto alla Pop Culture, mi consola: è il mio linguaggio, ne sono profondamente intriso e mi viene più semplice scriverne nei racconti che nei romanzi.

In Guns with occasional music, come del resto nei romanzi successivi, il ruolo della memoria (datrice di identità e sentinella di ogni senso possibile) appariva fondamentale. Già in Motherless Brooklyn accenni a un distacco da questa centralità della memoria. E nei prossimi romanzi?
Il nuovo libro a cui sto lavorando è lontanissimo da GWOM. Ho abbandonato quel genere di contaminazione, che definirei "plastico", e che aveva più a che vedere col fumetto che con la rappresentazione del reale. Sto lavorando a una materia meno plastica, che si può ritrovare nel terzo racconto della raccolta, Chiaro e il sofferente, o nel secondo capitolo di Motherless Brooklyn. Sto, in pratica, cercando il ritratto realistico ed emotivo. L'ambientazione sarà ancora Brooklyn, il soggetto saranno i teenager e il cosmo di relazioni che si intrecciano in questo spazio metropolitano che costituisce per me un'ossessione. Credo che abbandonerò l'esoscheletro della crime story che caratterizza Motherless Brooklyn. Ovviamente non abbandonerò gli elementi del fantastico, ma per ora mi interessa lavorare su emozioni e sentimenti.

Beh, ma se non contamini più tra i generi, come faremo a riconoscerti?
Non ti preoccupare. Non sfuggirò dalla contaminazione. Ne sono imprigionato.

Compralo su BOLJ. Lethem - Testadipazzo - Tropea, 23.200 lire
J. Lethem - L'inferno comincia nel giardino - Minimum Fax, 26.000 lire

  di Giuseppe Genna
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   data: 23 mag 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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