Testadipazzo è chi ha tradotto Testadipazzo un romanzo intitolato Motherless Brooklyn. A parte questa doverosa precisazione iniziale, bisogna dire che il romanzo di Lethem è uno dei migliori della stagione: una perfetta crime story che pretende (e riesce benissimo nell'intento) di essere qualcosa di più. E' un intrico gangsteristico che mantiene compatti e interlacciati tutti i registri di cui Lethem è capace (lo scrittore di Oggetto amoroso non identificato è l'acclarato mago della contaminazione tra generi): detective e mafia stanno sullo stesso piano dell'amore filiale e di quello sensuale, consumo della trascendenza e trascendenza del consumismo si affratellano in una vicenda labirintica (secondo i topos accertati del genere hard boiled) in cui svettano due protagonisti assoluti. Da una parte la voce narrante, Lionel Essrog, che fin dal cognome manifesta inquietudini linguistiche, esaltate dalla patologia di cui soffre, la Sindrome di Tourette, resa mondialmente nota dai lavori di Oliver Sachs: disordini cognitivi, spasmi corporei ed esuberanze linguistiche assurde affliggono il povero Lionel, soprannominato, appunto, Testadipazzo. Lionel è orfano, ma ha trovato, insieme ad alcuni compagni d'istituto, un autentico padre putativo nel boss mafioso di Brooklyn Frank Minna, che ha allevato Essrog e gli altri a esercizi di criminalità da basso cabotaggio. Organizzati in squadra, gli Uomini di Minna compiono le missioni con alacre devozione. Noi lettori ne veniamo a conoscenza grazie alla tecnica del flash back, perché in realtà Frank Minna viene misteriosamente assassinato sin dal primo capitolo: sarà Lionel, dopo un ambiguo appostamento allo Yorktown Zendo, luogo di metafisica centralità in tutto il romanzo a ritrovare Minna, lacerato da ferite di coltello, in un cassonetto prima di spirare all'ospedale di Brooklyn. Inizia dall'apice della tragedia (che, come abitudine per Lethem, ha molto del grottesco) una detective story che ha per protagonista lo stesso Lionel, catapultato in un dedalo di specchi, di agnizioni e di slittamenti di identità rischiosi e fulmineamente rivelativi.
Una scrittura veloce, che catapulta il lettore tra le idiosincratiche formule apotropaiche con cui la Tourette scuote le corde vocali di Lionel, avvince e convince fino allo straordinario scioglimento finale.
Sarebbe un hard boiled perfetto ma non lo è: e non perché non sia un hard boiled perfetto. E' che Motherless Brooklyn è davvero molto di più di un hard boiled: è una perfetta intercettazione del presente americano (anzi: newyorchese), che esplode nel viaggio vibrante e distopico attraverso la Brooklyn di Lionel fino al fiore di fuoco buddhista-zen dello Zendo, che non soltanto raffigura un passato e rappresenta l'oggi, ma prefigura una comunità a venire in cui una cultura pop ormai planetaria sembra rispondere alle ansie metafisiche di una popolazione che stenta a riconoscere se stessa e le proprie verità, se non partendo dal disagio che, qui, la Tourette metaforizza alla perfezione.