Scarpa Nove & Montanari riscrivono testi e canzoni di tre hit mitologiche dei Kraftwerk, il gruppo elettrogeno che ha inquietato chi negli anni Settanta era un bambino e ha creato dal nulla la tradizione della musica elettronica. Stuoli di fan impazziti per i ripetuti abbandoni, ricomposizioni, annunci di dismissione del gruppo si sono affranti e consolati sul Web. Noi ai Kraftwerk abbiamo dedicato uno specialone, con tanto di gallery sintetica. Fateci un salto, dopo avere letto le cover (la prima è di Aldo Nove, la seconda di Tiziano Scarpa e la terza di Raul Montanari).
Computer love
Ogni mattina alle otto meno un quarto
Suona la sveglia mi alzo prendo due
Tavolette di lievito di birra
Con l'acqua minerale vado in bagno
Mi lavo i denti faccio degli sciacqui
Col collutorio accendo il gas preparo
La macchinetta apro il mobiletto
Prendo il caffè ne metto due cucchiai
Dentro la macchinetta ascolto cosa
Dice il governo i morti o delle volte
Giro su videomusic vedo due
Canzoni quando dopo circa quattro
Minuti il caffè è pronto me lo bevo
Con due Kinder Brioss mi vesto spengo
La tele esco di casa faccio circa
Duecento metri compro la Gazzetta,
Oblitero il biglietto ed alle nove
In punto sono già in ufficio accendo
Il mio computer. Oh, computer love.
Ho un attimo di sbandamento quando
Circa alle dieci meno venti arriva
Il capo lo saluto lui mi chiede
Allora come va gli dico bene
Lui mi risponde questi sono i dati
E mi dà i fogli io gli dico grazie
Adesso li inserisco tutti quanti
Nel mio computer. Oh, computer love.
Il mio computer ha 96
Virgola zero MB di RAM,
E' un Pentium II sistema operativo
Microsoft Windows 98 con
Stampante HP deskjet 600
(color) schermo a risoluzione 16
Milioni di colori modem 5
Sei uno quattroEx3(g)V9
+ K cinquantasei Flex esterno,
Inoltre ho anche il mouse ad infrarossi
Appena comperato cable-free
Wireless 4D e da due mesi anche
La possibilità di collegarmi
Con uno Psion sempre attraverso porta
Ad infrarossi caso mai mi porto
A casa del lavoro lo inserisco
Dentro il palmare (Psion modello 5
Del 1998).
E il giorno dopo reinserisco i dati
Nel mio computer. Oh, computer love.
La notte a volte m'alzo a controllare
Che non ci sia una macro, un virus. Forse
Qualcosa del passato che m'azzeri
All'improvviso la memoria, un grido.
Expo 2000
gomma da masticare masticata
robotico boccone accanimento
gomma da seviziare seviziata
sillaba lamentoso filamento
questa volta non finirai sputata
ti appiccicherò in cima a un monumento
sul cippo a spray la scritta svirgolata
ecco la statua del mio novecento
cicca bigbabol brooklyn gustolungo
confetto vivident daygum al fluoro
ecstasy per bambini babyfungo
psichedelico cibo ghirigoro
mentre da te la mia saliva mungo
di me della mia vita t'insaporo
Trans Europe Express
Katowice, Varsavia, Czestochowa,
Amburgo, Brandeburgo, Magdeburgo,
la donna che gridava alla finestra,
Stoccarda, Francoforte, ma a Colonia
un pesce a pancia in su dentro un canale,
Bucarest, Düfsseldorf, Hannover, Brno,
Kaliningrad, Karlsruhe, Copenhagen,
Francoforte sul Meno, la pistola
che si inceppava, Birmingham, Plymout,
Le Mans, Parigi, Kamenec-Podolski,
Brive-la-Gaillarde, Tolosa, Villeurbanne,
non prendo mai l'aereo, ho paura,
troppi controlli, dico, ma è l'idea
di stare lassù appeso nell'azzurro,
il muro di Berlino, Kristianstad,
nel cielo troppo grande. Timisoara,
Vinkovci, Müanchengladbach, Avignone,
Subotica, Ternopol, Bratislava.
Trans Europe Express
Da Blackpool a Edimburgo, quella sera,
Lubiana, Norimberga, Ventimiglia,
sempre più giù, Pamplona, Baracaldo,
il mare, La Coruña, nell'albergo
dove telefonarono per dirmi
che avevo ammazzato l'uomo sbagliato,
Siviglia, Saragozza, poi di nuovo
il mare di Valencia, Barcellona,
Zurigo, Klagenfurt, Slavonski Brod,
il cesso di Costanza, vomitavo
mentre guardavo il lago, Saint-Etienne,
Limoges, Keski-Suomi, Sankt Michel,
sempre più vecchio, sempre più cattivo,
da Graz a Novi Sad, Ivano-Frankovsk,
Örebro, Tallinn, Riga, la puttana
che mi graffiò un capezzolo e poi: Sorry,
diceva, Sorry, Pskov, San Pietroburgo,
e sorrideva con quegli occhi persi...
Trans Europe Express
Vologda, Helsinki, Mosca, Kolomna,
la noia di Zagabria nei caffè,
che merda di città, Marsiglia, Innsbruck,
Baranovici, Poznan, Saint-Malo,
Groningen, la ragazza che piangeva,
aveva visto tutto, che potevo
fare se non uccidere anche lei?
Invece me ne sono andato via
e l'ho lasciata lì, non mi guardava.
Bruxelles, Digione, Kassel, Kaiserslautern,
per scherzo sono andato a confessarmi,
dietro la grata il prete scatarrava
nel fazzoletto, mentre gli dicevo
dell'uomo che avrei ucciso quella notte
e tutti gli altri, e i soldi che prendevo,
non ha creduto neanche a una parola,
mi ha dato dieci o venti paternoster
e cinque avemaria. Ero a Lisbona.
Trans Europe Express
Da Monaco a Milano, la stazione
enorme, le vertigini al contrario,
Brescia, Verona, Padova, Vicenza,
a Maribor un uomo senza braccia,
Spalato, Sarajevo, Costa Azzurra,
Costa Smeralda, caldo nelle ossa,
ancora Tî Mures, Sofia, Vienna
e l'unica che mi ha voluto bene
chissà perché, io le telefonavo
da quella casa a Londra, Wolverhampton,
Ravenna, Cervia, Rimini, Riccione,
cinquanta, poi sessanta, troppi ormai,
Wiesbaden, Bygdoszcz, l'ultima missione,
Amsterdam, Bonn, Rotterdam, Banja Luka,
da una stazione all'altra, la pistola
è sempre quella ma io no. La voglia
di essere giudicato. Una bambina
chiusa dentro una macchina mi guarda.
Trans Europe Express
La vecchia Italia, e vecchio pure io,
eccomi qui di nuovo, Senigallia,
La Spezia, Pisa, Firenze, Livorno,
Roma e Milano, sono solo stanco,
inseguo la stanchezza come un tempo
i miei bersagli - Pisa, Fabriano,
ma nei ricordi sempre Cluj Napoca,
Breslavia, Satu Mare, Baia Mare,
no, basta, adesso basta, dormirò,
non voglio più vedere quelle facce,
Piacenza, Parma, Chioggia, Reggio Emilia,
chissà se la mia vita è poi così
diversa dalla vostra, Rosignano,
la morte che mi aspetta in Garfagnana,
ormai è un mare grigio dove annega
la mia memoria, Arezzo, Falconara,
Venezia come un buio, non rispondo
più a quei messaggi in codice. Io ho finito.
Trans Europe Express
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