Era da L'affaire Moro di Sciascia (con le eccezioni dell'Arbasino di Paesaggio italiano con zombie e del Piersanti de L'appeso) che non si leggeva un libro che risultasse decisivo nell'impatto civile che, a volte, la letteratura riesce a esercitare su sbalorditi lettori. Scorrendo le pagine de L'abusivo di Antonio Franchini, ci troviamo di fronte a un'opera di questo calibro: erose, frammentate, compresse in multipli registri di stile, quelle pagine risvegliano la memoria di chiunque abbia un briciolo di coscienza storica. Questo lettore raro riesce a ricostruire grazie a Franchini l'incredibile intreccio di vicende attorno al "caso Siani": l'omicidio del giornalista del Mattino, assassinato a Napoli nell'85, resta uno dei piccoli grandi misteri della storia italiana. Meglio: ne è un archetipo e Franchini (che di Siani era un amico) lo sa bene, fino al punto che la sua ricostruzione può costituire l'ossatura di un manuale essenziale su che cosa sia la giustizia, l'etica e la malizia italiana. Fin qui abbiamo detto dell'occasione narrativa che ha spinto Franchini a scrivere L'abusivo. Non abbiamo ancora detto che L'abusivo è un romanzo, non un saggio né tantomeno il resoconto di un'indagine. Postmoderno malgré soi, Franchini compone un caleidoscopio formidabile, in cui riesce a fare convivere frammenti autobiografici, interviste, atti di processo, confidenze di anonimi e ambigui interlocutori, ragionamenti sul tempo e sullo spazio, la storia di una generazione e una meditazione profondissima su cosa sia in effetti, per Franchini stesso, la letteratura. Impressionante per generosità esistenziale e narrativa, questo romanzo-non romanzo costituisce l'apice della produzione letteraria di uno scrittore che, al momento, sta nella ristretta schiera dei migliori narratori italiani. E, al tempo stesso, costituisce uno specchio clamorosamente preciso nel riflesso che restituisce di una città (Napoli) e di una nazione (la nostra); ma anche un pozzo artesiano dal cui bordo riusciamo ancora a vedere scintillare, nel fango, le occasioni che abbiamo perduto e le gioie che possiamo permetterci.
Se la letteratura fa male - "Dall'85 raccoglievo materiali sul caso Giancarlo Siani. Eppure il mio libro non è un'inchiesta". Non lo è, infatti: è un tentativo di interrogare la letteratura sul male e sul mondo. Antonio Franchini risponde sulla genesi e sugli esiti del suo romanzo L'abusivo: sono le confessioni di un italiano che scrive...
L'abusivo - Libro che ha una potenza d'impatto civile che accosteremmo alle sfuriate pasoliniane e che ricorda, come in un negativo fotografico, l'astio di Malaparte nella sua effusione più dolce, L'abusivo è un atto non di denuncia, ma di constatazione: di che cos'è oggi l'Italia...
L'intervista abusiva - "Gli abusivi per antonomasia a Napoli erano, e credo siano ancora, legati tutti al mondo dei trasporti: tassisti e parcheggiatori senza licenza, e autisti di pullman scassati che nei giorni di sciopero circolavano sulle stesse tratte delle linee regolari...."
Una progressione inarrestabile - stilistica e strutturale - conduce dalla prima raccolta di racconti (Camerati) all'esito estremo della produzione narrativa di Antonio Franchini. Il quale è nato a Napoli nel 1958 e si è presto trasferito a Milano, dove vive e lavora. La letteratura è la sua professione, non soltanto nel senso che Franchini è un narratore: per vivere, fa l'editor di narrativa italiana presso Mondadori... [ CONTINUA ]
MORESCO
Esplode il caso "Canti del caos": il capolavoro di Antonio Moresco, snobbato dalla stampa, viene esaltato su Clarence da uno speciale a firma multipla.
FRANCHINI
Con "L'abusivo", Antonio Franchini compone un libro che ha un impatto civile e poetico impressionante: dalla storia del caso Siani alla Letteratura.
MOZZI
In "Fiction" vengono narrate storie vere che sembrano false e storie false che sono vere. Un appello lucido e appassionato alla letteratura assoluta.