Clarence - Cultura e Spettacolo
Clarence
ITALIANI FEROCI
Homepage Free Internet Chat Forum Oroscopo Cartoline Clarendario Net to Be superEva superEva
SMS gratis Cerca Messenger Mail Games Links Meteo Free Blog B.I.G.
Sei qui:   Homepage > Cultura e Spettacolo > Società delle Menti > Speciali > Italiani feroci > Moresco > Recensione
  CANTI DEL CAOS: LA RECENSIONE
Il Melville d'Italia

di Carla Benedetti

Canti del CaosCanti del caos di Antonio Moresco è un libro incandescente, costruito su una struttura romanzesca possente. E non mi pare di esagerare dicendo che è degna di Melville, di Dick, o del Pasolini di Petrolio - anche se non assomiglia a nessuna di queste perché non se ne era forse mai vista una simile.
E' uscito in aprile presso un editore di rilievo, ma a tutt'oggi nessun critico letterario, accademico o "militante", lo ha recensito. E questa mi pare già di per sé una cosa degna di nota. Gli unici a parlarne sono stati finora degli scrittori (Tiziano Scarpa in televisione, Dario Voltolini in rete, Gianpaolo Rugarli su "Alias"; e ora Genna su Clarence). Perché dunque i recensori ufficiali non ne parlano?
Probabilmente perché sono convinti che Moresco scriva libri difficili, illeggibili. In realtà possono sembrare difficili solo a chi va in ansia quando gli vengono meno le abituali coordinate letterarie, a chi ha bisogno di mappe per muoversi tra i libri, a chi pretende di sentirsi sempre a casa anche quando va in avanscoperta. Ma per chi sia disposto a entrare in connessione diretta con ciò che legge, Canti del caos è di una leggibilità immediata. E forse è proprio questa la ragione per cui i critici letterari non ne parlano: perché è un libro che li scavalca, in grado di parlare al lettore senza bisogno di mediazioni colte o pseudocolte, né di packaging estetico.
La materia è bruciante: la pornografia estrema, il mondo dei set clandestini che si aprono qua e là sottoterra nella notte, pieni di fiche squarciate, cazzi di cristallo, rostri, serpenti, bocche siliconate, scoppiate, gole tatuate, sangue, escrementi, lacerazioni; pullulante di creature della notte (di quella notte che "comincia sempre dopo"), prostitute nere, stupranti e stuprate, Ditalina e Pompina che si fanno rinchiudere nei parchi dopo la chiusura... fino all'investitore che si muove semiaddormentato in un'auto silenziosa, a fari spenti, pronto a schiacciare tutto ciò che gli capita. La scrittura è nitida, lirica e violenta assieme, armata solo della propria necessità. La struttura romanzesca è travolgente.
Canti del caos è infatti un romanzo, non un esercizio di scrittura: non uno di quei bei compitini di ricalco letterario che la maggioranza dei recensori ufficiali propinano ai lettori. Ed è un romanzo che naviga su vaste strutture, che si costruisce strada facendo, in modo imprevedibile. Accumula man mano un'energia, e quasi - viene da dire - una carica insurrezionale. Cresce sempre più, fino al parossismo, come se si trattasse di una struttura vivente, di un organismo attraversato da forze in urto, da lacerazioni interne, da movimenti cosmici.
Questo è il nono libro che Moresco ha pubblicato. Il suo primo libro, una raccolta di racconti intitolato Clandestinità (Bollati Boringhieri, 1993), mi aveva colpito per la scrittura esatta e visionaria, per lo sguardo da "clandestino" che era stato capace di gettare sul mondo contemporaneo, come se provenisse da una fessura scavata a fatica sotto le macerie della postmodernità. Attraverso questa fessura si potevano vedere gli uomini camminare sulla "curvaturina della terra", lo spazio sociale trasformato in una selva di corpi in urto. Era come uno sguardo da storia naturale (proveniente da un Leopardi o da un Céline dei nostri tempi), gettato sopra a ciò che di solito siamo abituati a vedere nella sola dimensione del significato storico, sociale o psicologico. Da allora mi è capitato di scrivere più volte sui libri di Moresco. Eppure i Canti del caos mi hanno ugualmente stupita. Questa struttura romanzesca non era immaginabile a partire da Clandestinità, ma nemmeno dagli Esordi (il penultimo romanzo di Moresco, uscito da Feltrinelli nel 1998).
All'inizio si può avere l'impressine di trovarci di fronte a un'ennesima costruzione postmoderna, una sorta di grande macchinazione, alla Pynchon. Infatti tutta la materia che c'è nel libro viene generata metanarrativamente dal Gatto e dal Matto, cioè dall'editore e dallo scrittore, che si mettono assieme in una strana cooperazione, quasi un patto col diavolo (il Gatto del resto, già noto ai lettori degli Esordi, è davvero un personaggio satanico, ambivalente, imprevedibile), per creare un libro - che poi è il libro che stiamo leggendo. Ma man mano che la materia si mette in moto, la violenza dei movimenti che attraversano questo caos di forme ci trasporta davvero in un universo mai visto.
Un esempio: uno dei personaggi, il Donatore di seme, sta lavorando alla creazione di un videogioco che ha per tema la guerra tra generazioni. I giovani sono dotati di roller, i vecchi di trampoli fosforescenti. Ognuno ha un cascomaschera con un rostro, o becco, con cui si aggrediscono ferocemente, inseguendosi nella notte, nelle strade, negli appartamenti, nelle chiese, nei parchi, sfondando e lacerando, muri e corpi. Ma la battaglia non resta confinata nella realtà del software, invade man mano lo spazio a cui appartengono anche gli altri personaggi. Riempie lo spazio del romanzo, lo fagocita, prendendo tutti dentro al suo gioco di guerra. Così il libro procede per prospettive sfondate, dilatate. Inventa spazi che si possono aprire di colpo. Nonostante sia costruito da quella sorta di macchinazione metanarrativa, l'universo che vi si genera dentro, quasi per successive partenogenesi, non è ma chiuso. Al contrario è in espansione, in germinazione, prolifera, aggiunge altre forme. Insomma, a differenza di molte costruzioni postmoderne, qui non c'è labirinto.
Se vogliamo trovargli un'immagine paragonabile a quella che è stata il labirinto per molta produzione postmoderna, sceglierei quella del vulcano (che del resto Moresco ha usato anche come titolo di un libro di saggi, Il vulcano. Scritti critici e visionari, Bollati Boringhieri 1999). La struttura romanzesca di Canti del caos procede per deflagrazioni successive, per fuoriuscite di magma l'una dentro l'altra, come quando durante un'eruzione dentro a uno scoppio di lava si alza d'improvviso un altro scoppio, che lancia altra materia incandescente, sempre più lontano. Ricordavo Petrolio di Pasolini, non perché sia costruito alla stessa maniera, ma perché anche qui c'è la stessa pulsione a creare una forma romanzesca quasi organica, un'opera in espansione totale, come un tessuto vivente. Un libro che si sta facendo mentre si scrive. Del resto, come Petrolio, anche i Canti del caos non sono mediati dalla figura di un narratore, e anzi rifuggono dalla semplificazione del narrativo, dalla sua linearità astratta. La materia e i personaggi irrompono nel libro in una maniera inusuale, come in una scatola nera che si squarci dall'interno. Eppure c'è romanzo, c'è storia, ci sono anzi molte storie. E - cosa ancor più sorprendente - c'è suspense, c'è emozione.
Ho letto Canti del caos anche come un corpo a corpo con il potere, con la forma assunta dal potere contemporaneo: reticolare, invasiva, che sfonda i corpi, apre le pance, "visita i citoplasmi". Un potere che non solo connette e globalizza, pretendendo di far comunicare tutto con tutto; ma è anche un organismo cieco che si clona. Si muove come una rete neuronale vasta quanto il mondo e opera nel bios, nel caos della vita, con paradigmi sistemici, biologici. Ma se l'organismo del potere tende a prendere dentro tutto, non è detto che tutto gli sia riducibile. Quel caos è infatti carico di dolore e di urti. La vita - scrive Moresco nel Vulcano - è "caos di forme", ed è perciò anche fatta di materia, di corpi, di voci, di canti... di lacerazioni che creano movimento.
Canti del caos è un corpo a corpo con questo potere anche perché il potere non vi è rappresentato da una posizione esterna. La lotta si svolge tutta dentro ("qui dentro" è un'espressione che ricorre continuamente nel libro). Nella lotta gli avversari si avvinghiano, ed è quasi impossibile, talvolta, distinguere gli arti dell'uno da quelli dell'altro. Così anche in questo libro non si distinguono le voci, i ruoli. Neanche lo scrittore è esterno. E', anche lui, "qui dentro". Però, in questo anello stretto, l'elemento materico agente apre voragini. E' come se Moresco ci dicesse: non abbiamo più tempo per fare una descrizione critica dell'esistente. Non ci sono circuiti puliti in cui muoverci. Tutto si svolge in circuiti sporchi. Siamo tutti qui dentro, in questo buco. L'unica cosa che possiamo fare è incendiare il buco!

Compralo su BOLA. Moresco - Canti del Caos - Feltrinelli - 26.400

Carla Benedetti insegna letteratura italiana contemporanea all'Università di Pisa. Ha pubblicato Pasolini contro Calvino. Per una letteratura impura, Bollati Boringhieri, 1998; L'ombra lunga dell'autore. Indagine su una figura cancellata, Feltrinelli, 1999. Collabora alla "Rivista dei libri".

Antonio MorescoMORESCO
Esplode il caso "Canti del caos": il capolavoro di Antonio Moresco, snobbato dalla stampa, viene esaltato su Clarence da uno speciale a firma multipla.
Antonio FranchiniFRANCHINI
Con "L'abusivo", Antonio Franchini compone un libro che ha un impatto civile e poetico impressionante: dalla storia del caso Siani alla Letteratura.
Giulio MozziMOZZI
In "Fiction" vengono narrate storie vere che sembrano false e storie false che sono vere. Un appello lucido e appassionato alla letteratura assoluta.

  di G. Genna, C. Benedetti, R. Canella, A. Bajani
gli stessi argomenti su: NESSUNO
   data: 15 giu 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

  COSTRUISCI CLARENCE...
Se vuoi segnalarci un sito, gestire una rubrica o inviarci un suggerimento clicca qui.


SPONSORED BY:
     
A WWWORLD APART
DadaWebmaster: sindaco@clarence.com - Clarence ® è un marchio registrato di Clarence s.r.l. - Ideato da Gianluca Neri e Roberto Grassilli, realizzato dalla Redazione - Pubblicità - Uff. Stampa - Lavora con noi.
© 1996-2002 Clarence s.r.l.