Non so fra quanto tempo, non so in che modo, non so con che cazzo di titolo, ma vi arriverà prima o poi in libreria, con le solite schede della nostra casa editrice, il preannuncio di un libro come non ne avete mai visto. Non so che storie ci scriveremo sopra per invogliarvi a ordinarne molte copie, per infinocchiarvi, non riesco a immaginare cosa cazzo vi balbetteranno i venditori. Ma, insomma, in un modo o nell'altro questo libro arriverà nei vostri negozi. Lo scaricheranno i distributori con il carrello, ne porterete pile intere su quei trabiccoli a ruote, fino al vostro magazzino, se ce l'avete, o nel retro, o impilati lungo una scala. Qualcuno comincerà a sbirciare la copertina - perché, a quel punto, immagino che avrà per forza una copertina - qualcun altro comincerà a buttarci un'occhiata dentro, aprendolo a caso qua e là, la ragazza che inserisce quelle striscioline antifurto magnetizzate, per esempio. Andrà a farlo vedere all'altra commessa, a un commesso con i capelli a cresta e l'orecchino, che fino a un secondo prima stava ascoltando musica in cuffia sul trespolo di una delle casse, se la libreria sarà di quelle che hanno anche un settore musicale. Sgraneranno le palle degli occhi, si guarderanno l'un l'altra facendo quelle smorfie che fanno sempre i commessi più giovani, più aggiornati, tipo aprire la bocca, tirare fuori la lingua e contemporaneamente girare gli occhi con la testa tutta inclinata, prendendosi nello stesso tempo in mano la patta dei jeans di pelle di fenicottero e scrollandosela due o tre volte, a singhiozzo, con tutta quella mercanzia che ci sta dentro. Non saprete bene dove piazzarlo, se appena entrati a destra, come una torre, oppure nell'angolo più nascosto, o nel blocco centrale, con la prima copia in alto scellophanata (ah, andiamo bene, ho visto che fine hanno fatto le mie istruzioni ai cellophanatori!), perché il cliente che gironzola svogliato qua e là possa buttarci un'occhiata e fare quei gesti che fanno sempre i clienti delle librerie più aggiornate, tipo girare tutta la testa di lato, facendo ruotare il collo con la bocca tirata, e intanto guardarsi attorno emettendo nello stesso tempo aria dalle narici e deglutendo, e contemporaneamente stuzzicandosi una narice oppure il lobo di un orecchio affetto da dermatite e ancora nello stesso tempo grattandosi sotto un'ascella, oppure controllando macchinalmente che l'assorbente sia al posto giusto sotto i collant, se si tratta di una cliente. Qualcuno darà di gomito a qualcun altro, se non sarà entrato da solo in libreria, gli farà vedere il tal capoverso, indicandolo con il dito a due piazze, osservandolo da vicino con la bocca tirata, deformata, mentre l'altro leggerà con gli occhi sbarrati e intanto si leccherà i baffi, le ascelle, le animelle. Non vi dovrete meravigliare se cominceranno ad arrivare in negozio clienti che non avete mai visto prima. Entreranno con gli occhi sbarrati, gireranno per i banchi affamati, incontrollati, qualcuna lascerà una scia di sangue e di sporco, sul pavimento, di quello che cola sempre tra le gambe sgorgando fuori da certe fiche scoppiate, trasognate, dovrete tirare lo spazzolone quando avranno lasciato il negozio, strizzando lo straccio a ogni passata. Qualcun'altra entrerà con la bocca siliconata e squarciata, si avvicinerà a uno dei commessi con la scusa di chiedergli il libro. "Oh, cazzo, è già terminato!" dirà il commesso constatando che la pila sarà già andata esaurita. "Devo andare a prendere altre copie giù in magazzino." "Oh, sì, in magazzino!" si animerà la cliente. "L'accompagno anch'io giù in magazzino! Andiamo giù assieme, io e lei, lungo le scale e poi nel ventre del magazzino dove sono accatastate le pile dei libri, e io prenderò la sua mano tra le mie, e poi il braccio, e poi le appoggerò la mia piccola testa sulla spalla, e poi le solleverò il maglioncino e poi la camicia, e la maglietta, se è di quelli che ancora la porta, appoggerò finalmente le mie labbra scoppiate sul suo cazzo in crescita forte, già tutto scappellato, lo prenderò dentro tutto, anche i peli, le palle, me lo conficcherò in fondo alla piaga della mia gola tatuata, insanguinata, si sentirà quasi svenire quando avvertirà le contrazioni del vomito comunicarsi al suo pezzo di carne, dalla mia gola e dal mio esofago tutto ingozzato..." Scenderanno assieme con gli occhi fuori dalla testa, tenendosi con le mani allacciate, stritolate, cercheranno un posto dietro una pila di libri, per terra, lei gli abbasserà i calzoni, gli scoprirà il ventre, il costato, si farà uscire le tette dal reggipetto perché lui possa vederle e prenderle in mano e stritolarle e uncinarle mentre lei lo mangerà buttata contro il suo pezzo di carne, con gli occhi rovesciati all'indietro, ringhiando, rantolando. Lo lascerà col cazzo tutto sporco di sangue, quando infine staccherà la sua bocca, come se l'avesse appena scopata mestruata oppure sverginata. "Accidenti, che clienti attira in libreria questo libro!" troverà appena la forza di dire il commesso un istante prima di risalire. "Non so neanche come ti chiami!" "Mi chiamo Pompina!" dirà lei tirandosi dentro le tette, prima di risalire le scale e di andare verso l'uscita con la bocca bagnata, tutta sbudellata. "Il libro! Il libro! Ha dimenticato di prendere il libro!" le correrà dietro il commesso con i capelli a spazzola ancora più diritti e sparati. "Tanto lo so già cosa c'è in quel libro!" esclamerà lei uscendo di spalla dalla porta a vetri della libreria, incurante dell'antifurto che suonerà all'impazzata, se in magazzino le si sarà appiccicata qualcuna di quelle striscioline magnetizzate sparpagliate sul pavimento, mentre stava buttata per terra, con le ginocchia, la pancia, i gomiti, gli avambracci, e intanto se lo buttava contro la bocca tenendolo per lo spacco del culo con le mani dalle unghie dipinte, tutte smerdate, tutte ingioiellate.
Arriverà poco prima dell'orario di chiusura anche un sacerdote. Entrerà chinando leggermente la testa, per una sua abitudine liturgica, forse, perché le porte d'ingresso delle librerie non sono in genere così basse da sbatterci il capo. Si aggirerà tra i banchi, senza fiatare, si sentirà solo il rumore delle sue scarpe dalle suole pesanti, scricchiolare. Prenderà in mano qualche libro, ogni tanto, girando gli occhi da tutte le parti come in cerca di qualcos'altro. Troverà finalmente il libro di cui stiamo parlando. Lo prenderà dalla pila, mentre la sua mano tremerà a tal punto da far cadere di schianto un'altra pila vicina. Si metterà a quattro zampe per terra per cercare di rimediare, mentre una delle commesse si sarà già gettata per terra a raccogliere i libri. "Lasci stare, reverendo. Faccio io, ci penso io, non importa." Si alzerà in piedi, passandosi una mano sopra la veste impolverata all'altezza delle ginocchia, si avvicinerà alla cassa per pagare il libro, faticherà a trovare il portafoglio sotto la veste, a contare i soldi, tanto la sua mano e il suo braccio cominceranno a tremare. "Che cos'ha, reverendo? Ha bisogno d'aiuto? Sta male?" gli chiederà la ragazza della cassa, allarmata, incrociando i suoi occhi rossi e pieni di vene. "No, no, la ringrazio," risponderà il sacerdote in un soffio, "non è niente, signorina, adesso mi passa. Faccio uso di droghe."
Tanti altri passeranno a cercare quel libro. Persone mai viste e che mai più rivedrete, che al massimo vi capiterà forse di incontrare, per caso, di notte, mentre andrete con l'ultima corsa della metropolitana, e nelle stazioni avranno già cominciato a chiudere le entrate, con quelle portelle a fisarmonica di plastica oppure di metallo, mentre uscirete di spalla dalla fessura dell'unica piccola porta lasciata aperta, e nei corridoi sotto terra qualche inserviente sarà già intento a passare col bidone delle immondizie e la scopa, controllando che non sia rimasto nessuno nelle gallerie, oppure fuggevolmente, su un camion carico di mobili e di masserizie, durante un trasloco, oppure nel buio di una sala di un cinema porno, e non dico in sala, ma direttamente sopra lo schermo... Una però di sicuro vi rimarrà impressa. Entrerà tranquillamente, in silenzio. Non si avvicinerà nemmeno ai libri. Rimarrà sulla porta, si limiterà a fare un cenno a uno dei commessi, che correrà a servirla. Tutto il suo atteggiamento sarà perfettamente tranquillo, i suoi movimenti del tutto normali, rilassati. Per questo nessuno in libreria crederà alle sue orecchie quando la donna aprirà bocca per pronunciare il titolo del libro. Alzeranno tutti la testa per guardarla, levandola da qualche libro che stavano piluccando, oppure dai video dei terminali dove stavano cercando un titolo, un autore, come investiti da un turbine di vento. Si guarderanno con gli occhi sbarrati, senza fiatare, persino una commessa del negozio che magari nel frattempo sarà seduta sul water del gabinetto interno, quello per il personale, e si sarà appena passata un segmento di carta igienica tra le gambe. Sentirà il cuore martellare più forte, non avrà neppure il coraggio di uscire a guardare che cosa si sarà abbattuto di schianto sulla libreria. Si sentiranno solo gli scaffali tremare, i libri cominceranno a volare nell'aria, a turbinare, mentre la donna starà tranquillamente in attesa che le portino il libro richiesto, ritta sulla porta...
"Ah, bene, la donna che urla!" interruppi il Gatto. "Così almeno finalmente sapremo che titolo avrà questo libro!"
"Magari! La tonalità della sua voce è così alta che nessuno riuscirà a percepire distintamente il suono delle parole, nel piccolo spazio chiuso della libreria. Resteranno tutti senza fiatare, senza capire se si tratterà di voce umana oppure di qualcos'altro, un crollo, un boato, in qualcuno dei palazzi vicini, non riusciranno a ricondurlo a dimensioni sonore decifrabili... Mah, cazzo! Ti ci metti anche tu a interrompere, adesso?"
"No, pensavo..."
"Sì, sì, fai il finto tonto! Intanto abbiamo piantato a metà strada il discorso con i librai! Non l'abbiamo neanche iniziato, addirittura. Il commesso, stavo dicendo, starà impalato di fronte alla donna che urla, senza riuscire a muovere un passo. ‘Mi scusi, signora, non ho capito. Come ha detto?' proverà a balbettare. La donna che urla ripeterà una seconda volta il titolo, ferma vicino all'ingresso, usando l'imbocco della libreria come una grande conchiglia primordiale, mentre il commesso appena spompinato da quell'altra si dovrà afferrare alle pile dei libri per non volare all'indietro. ‘Mi scusi, potrebbe scrivermi il titolo su questo foglietto, per favore...' proverà a balbettare porgendole un foglio e una biro, coi capelli sparati, quasi scardinati. La donna lo guarderà con gli occhi sbarrati. Aprirà la bocca in un urlo che a qualcuno sembrerà di decifrare nel seguente modo: ‘Scrivere? Io? Ma per chi mi prende?'. Mentre il commesso rimarrà di fronte a lei ballando un po' sulle gambe. La donna si guarderà attorno per qualche istante, smarrita. Poi scriverà rapidamente qualcosa sul foglio, con la bocca leggermente tirata, con disprezzo. ‘Ah, sì, sì, certo, ho capito! Corro a prenderglielo subito!' trasalirà il commesso allontanandosi tra le pile dei libri. Gli altri clienti riprenderanno pian piano a vedere, a respirare. Poseranno il libro che stavano piluccando sopra la pila, si vedranno distintamente, di lato, le loro teste e i loro colli spostarsi tutti assieme in avanti, per deglutire. Usciranno un po' tramortiti dalla libreria, passeranno il giorno come un po' assenti, inesistenti, sposteranno gli oggetti a caso, si laveranno i piedi con il collutorio per le afte invece che col sapone neutro alla vaniglia, prima di andare a dormire col pigiama con la bottoniera sul culo invece che dalla parte del becco, oppure della fica ancora tutta glassata, se sono donne e si sono dimenticate di sciacquarsi via il balsamo per fica dopo essersela lavata con schampo all'olio di jojoba demineralizzato, e di asciugarsela col piccolo fon da viaggio, per fica. I commessi rimetteranno a posto come nel dormiveglia le pile dei libri semicrollate, diroccate, spostando le mani a caso qua e là, mentre farà il suo ingresso nel negozio - prova a indovinare chi - l'Interfaccia!"
"L'Interfaccia?"
"Sì, sì, proprio lei! Te la ricordi? Era in ombra, da un po' di tempo. Qualcuno poteva persino pensare che ce la fossimo dimenticata, che ce l'avessimo messa dentro alla cieca, all'inizio, e poi non sapessimo più che farcene. Col cazzo che ce la siamo dimenticata! Anzi, è lei quella che più di ogni altro darà futuro, darà proiezione a questa storia! Allora, dicevo... entrerà col suo grande ventre nella strettoia antifurto dell'ingresso..."
"Perché col suo grande ventre?"
"Ma perché sarà piena, mio caro, a quel punto, al nono mese!"
"È incinta? Ma davvero? L'Interfaccia è incinta? E com'è successo?"
"Com'è successo? Come sta succedendo, vuoi dire! Perché in questo stesso preciso momento, mentre noi siamo qui a blaterare, e intanto quella ragazza che porta via i cabaret ci ronza intorno in cerchi sempre più stretti, con le sue manine in quei trasparenti guanti di gomma... chissà se se li toglierà prima di fare una sega al suo ganzo, dietro la portella delle cucine? Ma stavamo parlando dell'Interfaccia... È uscita di casa da poco, dopo essersi fatta la doccia, e poi frizionata e profumata, ed essersi messa la biancheria pulita, e avere scelto accuratamente gli orecchini, gli anelli, frugando nella sua ciotola ricolma di piccole cose tintinnanti, col dito dall'unghia smaltata, si è appena premuta due o tre volte macchinalmente le labbra per distendere meglio il rossetto. È uscita di casa, ha chiuso a chiave la porta, ma come se lasciasse dietro di sé una casa incendiata, oltrepassata. È scesa a piedi lungo le scale, facendo risonare i gradini con le sue scarpe dagli alti tacchi, è uscita nella strada gremita, sbattendo un po' gli occhi per la luce. Ha camminato a lungo così, scorgendo di fronte a sé l'ombra delle sue lunghe ciglia a ogni battito delle palpebre, prima di chiamare un taxi. È salita sul sedile di dietro, passandosi una mano sul culo prima di sedersi, perché la gonna non facesse le grinze e, mentre la macchina si sposta nelle vie gremite della città, ecco che si sorprende per un istante a pensare: ‘Adesso sono una cosa. Fra un po' sarò un'altra cosa. Il mio utero si sposta come una mina vagante, qui in mezzo!'. È scesa facendo scivolare il bacino di lato, sul sedile, perché si era seduta al centro. Ha pagato la corsa e, quando il taxi è ripartito senza fare rumore, alle sue spalle, ha alzato gli occhi verso le finestre della banca del seme, prima di muovere i primi passi sui gradini della scala d'ingresso... Ecco, vedi, ti sto raccontando quello che ha fatto finora e siamo arrivati al punto in cui i tempi di questo racconto coincidono con quelli di ciò che sta succedendo qui dentro. Come si fa in questi casi? Si fa che si alzano le spalle e si tira dritto, si passa dall'altra parte! Accidenti, stavolta si sta dirigendo proprio qui, quella stronzetta, coi suoi guantini tutti macchiati, tutti eiaculati... Ecco, in questo momento l'Interfaccia è già pronta sopra il lettino. Sopra di lei la dottoressa sta preparando l'occorrente per l'inseminazione. Ha già scongelato, a temperatura ambiente, due paillette di liquido seminale, tirandole fuori con la pinzetta dal bidone fumante pieno di azoto liquido. Porta, come sempre, i jeans sotto il camice bianco, da cui spuntano un paio di scarponcini da roccia. L'Interfaccia è tranquilla. La dottoressa le parla di tanto in tanto. ‘Come mai ha scelto questa forma di inseminazione?' le chiede la dottoressa. ‘Una donna come lei...' ‘Sono sola,' le risponde sorridendo tranquillamente dal basso l'Interfaccia. ‘Ma perché?' le chiede ancora la dottoressa. ‘Basta pensieri! Voglio rompermi! Voglio andare in pezzi!' La dottoressa arrossisce, sorride, scoprendo per un istante i suoi denti un po' guasti sul suo viso infantile. Intanto maneggia la speciale siringa, facendo ruotare le sue mani piccole e magre, i suoi polsi sottili. ‘Ecco... apra bene le gambe,' le sorride avvicinando al suo corpo la siringa. ‘Sta per fare irruzione qualcosa di incalcolato, qui dentro. Da questo istante sta cominciando per tutti noi il tempo dell'attesa.'"
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Esplode il caso "Canti del caos": il capolavoro di Antonio Moresco, snobbato dalla stampa, viene esaltato su Clarence da uno speciale a firma multipla.
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Con "L'abusivo", Antonio Franchini compone un libro che ha un impatto civile e poetico impressionante: dalla storia del caso Siani alla Letteratura.
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