E' tornato il Gorilla, è tornato Sandrone Dazieri. In due sensi: Dazieri pubblica da Stile Libero Noir il suo secondo noir, La cura del gorilla, che ha per protagonista lo stesso indolente private eye del precedente Attenti al gorilla: cioè lo stesso Sandrone Dazieri. Questa è una cosa che non si fa: mettere al protagonista del romanzo il proprio nome. Mamma mia! Anche in tempi transgenici c'è chi si scandalizza di scelte antiletterarie come queste, dall'alto delle torri eburnee in cui si sono chiusi tutti: narratori, poeti e critici. Gente di cui il noir italiano, in rapida scalata di gradimento pubblico, se ne fotte bellamente. Più di tutti sembra fottersene lo stesso Sandrone Dazieri, che complica genialmente l'operazione: il detective svogliato Sandrone Dazieri è uno schizofrenico cronico e ha due personalità - la voce narrante (tenera, feroce, disincantata) è quella dello stesso Sandrone, detto Gorilla, che, quando si addormenta, risveglia la seconda personalità, detta il Socio, ben più sbrigativo e cinico di quanto lo sia Sandrone. I due comunicano attraverso rapporti scritti dalla personalità opposta prima di addormentarsi. Il meccanismo (una rielaborazione esplosiva delle monomanie dei tradizionali detective) funziona. Macchina ormai oliatissima, lo sdoppiamento permette a Dazieri (lo scrittore) di immergersi nelle contraddizioni del laceratissimo presente italiano. Ne emerge un ritratto urbano fedele e realista (il realismo è una delle chiavi fondanti del noir e non, come gli accademici detrattori sostengono, un'occasione narrativa) di una nazione allo sfascio, in cui i margini sono ben più centrali del centro: fasce sgradite a chi ha la puzza sotto il naso e la coscienza non tanto linda ma borghesemente tremolante. Il passato di Sandrone (il protagonista) è identico al passato di Sandrone (l'autore): militanza in centri sociali, molta energia e gran parte dell'esistenza spese in battaglie il cui esito non ha scandito la fede in un futuro più umano, ma ha sfiancato la tempra di chi - come Dazieri - assiste ormai impassibile alla ruota samsarica delle generazioni che ripetono i propri errori. Centri sociali, squatter, editori, bombe, donne, immigrazione clandestina, morte: sono gli ingredienti della Cura, ma sono gli ingredienti di qualunque opera contemporanea che vuole essere classificata come noir. Teniamocelo stretto, Sandrone: è uno dei migliori scrittori di genere d'Italia.
In fondo al nero - "La Cura è molto più crepuscolare del primo libro, l'umorismo più amaro e la scrittura più diretta". Parla Sandrone Dazieri e ce la dice tutta: lo schifo di una realtà devastata e pure renitente ad accettare il diktat della disumanizzazione, il noir come genere ideale, le differenze tra i due Gorilla, il ruolo del Socio in questo spietato gioco di specchi...
La cura del gorilla - Davanti a uno sfondo teneramente e oscuramente sentimentale (il sentimento di un mondo perduto per sempre), si affaccia un irresistibile sarcasmo che pone il romanzo di Sandrone Dazieri nei binari della tradizione noir. Davvero, in queste pagine, finalmente, circola umanità...
Il paziente che cura - "Odio la puzza degli ospedali. Non quella della malattia e nemmeno l'odore alcolico dei medicinali. Quella del cibo, invece, che mi prende alla gola. Sa di purè, minestrina, tè Lipton con le fette biscottate, mela cotta e prugna cotta. Ristagna, aleggia, penetra le coperte e la pelle..."
Non è certo a livello di Melville, Sandrone Dazieri, ma è certo che ha vissuto più esperienze stranianti di Melville. Un apprendistato esistenziale che testimonia di un vitalismo che ora viene filtrato e riversato nei suoi noir, a partire dal primo Attenti al gorilla... [ CONTINUA ]