Avere a che fare col Sandrone Dazieri de La cura del gorilla (e poco importa se è l'autore o il personaggio) significa trovarsi di fronte contemporaneamente due figure tipiche della mitologia memoriale e spettacolare americana: il reduce dal Vietnam che torna non traumatizzato ma silenzioso su quegli anni di disastro - e il feroce leader democratico bisunto che riorganizza la truppa umana di disperati dopo il fall out nucleare che ha devastato il mondo. E' infatti un feroce disincanto, un cinismo letterariamente virtuoso e una invidiabile scorza dura (sia per cosa sia per come viene scritto) che emerge potente da La cura del gorilla. E' un retrogusto amaro che segue, dolcemente ma sismicamente, gli spostamenti affannosi ma rabbiosi del Gorilla e del Socio, tra complotto e complotto, tra realtà marginale e periferia detritica. Contrappunto di questo sfondo teneramente e oscuramente sentimentale (il sentimento di un mondo perduto per sempre), si affaccia un irresistibile sarcasmo che pone il romanzo di Sandrone Dazieri nei binari precisi della tradizione noir. Davvero, in queste pagine, finalmente, circola umanità: il che significa sangue, bile, risate, lacrime, amore, disgusto, rabbia, reazione, passività, impotenza, illusione, autoillusione. E morte, soprattutto. Poiché questo è un noir, il noir inizia da un delitto. A dire il vero, il noir di Dazieri inizia con uno scampato delitto: il Gorilla è convalescente in un ospedale a Cremona, dopo essersi beccato una pallottola per risolvere un caso (quello del precedente Attenti al gorilla). E' quindi un Sandrone dimagrito e smunto, emaciato e ruminante dubbi esistenziali quello che, dopo un memorabile dialogo col malato terminale Alfredo, esce da da una malattia per rientrare nella malattia: che è il nostro presente. L'incontro con Vera e la sua banda di conviventi albanesi scatena l'inizio del dramma: Adrian, uno dei tre coinquilini, viene ritrovato morto a casa di Vera, e gli altri due albanesi sono ovviamente i primi sospetti, anche perché hanno cercato immediatamente la fuga.
Renitente come al solito (ma Sandrone Dazieri è renitente a tutto tranne che agli impulsi d'umanità dolente - o interessata eroticamente...), Sandrone accetterà il caso, spinto da ambigui sentimenti nei confronti di Vera. Il caso ha appendici a Torino, dove il Gorilla e il Socio hanno un altro incarico: un assurdo e insopportabile editore sovrappeso di fantascienza sta organizzando una performance pubblica per rilanciarsi, ma ha ricevuto un pacco bomba in casa editrice, mentre il suo distributore si è visto incendiare il magazzino. L'editore, il salivoso Scotti, teme che la colpa sia degli squatter torinesi. E Sandrone indaga. Sarà una sorpresa da leggere assaporando ogni scena constatare come i due casi si intrecciano... Nel frattempo ammirando la catalogazione dinamicissima di un mondo disperato e corrotto che è il nostro: da ambiente ad ambiente, da personaggio a personaggio, il Gorilla e il Socio camminano su una moquette lercia, che è il degrado civile, urbano e anche antropologico in cui ci stiamo tutti perdendo. Non si perde invece il filo della narrazione di Dazieri: macchina a orologeria precisa, il plot rispetta e innova quanto basta le molteplici piegature a cui il noir è stato sottoposto, lavorando duro sulla sorpresa, sull'amara risata e sulla scrittura. Che è una scrittura veloce, ellittica, volutamente bassa e parlata (i dialoghi sono davvero perfetti: complimenti), mentre il cambio da scena a scena può avvenire grazie a un solo verbo tra due punti. Un esempio di questa velocità cercata e trovata: "Potevo risparmiarmi la figura perché Oink non è sola. Un ragazzo che se la tiene sulle ginocchia. Quando arrivo Oink salta in piedi, inorridita per la mia faccia. Le spiego che sono caduto dalle scale e le faccio rimirare il gesso. Poi le presento Vera. Le due si guardano, si abbracciano e cominciano a parlare fitto, a bassa voce. Bene, niente strappamento di capelli". Se la quotidianità diviene un turbo e la lingua bassa un acceleratore di particelle, la letteratura si risveglia: questo è il caso.
Donchisciottesco ma non fino in fondo, amaro ma consolatore, Ivanohe del debole secondo compito assegnato e svolto con indolenza, il Sandrone Dazieri di carta fa onore al Sandrone Dazieri di carne. Centro pieno sul bersaglio: questo è uno dei migliori noir dell'anno e il suo autore sta in prima fila insieme a pochi altri nella letteratura di genere.
S. Dazieri - La cura del gorilla - Einaudi Stile Libero - 12.800
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