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  INTERVISTA A BERNARD NOËL
BERNARD NOËLLa letteratura viene sempre più soppiantata dall'immagine. Lei è molto critico nei confronti del progresso tecnologico. Come vive quest'evoluzione?

Penso che la letteratura sia destinata alla scomparsa nel giro di vent'anni. Sopravviverà marginalmente, esattamente come è riuscita a sopravvivere durante tutto il Medioevo. Non è che io critichi l'immagine di per sé, la cui formulazione indica un'immagine fissa - o molte immagini fisse in sequenza - sulle quali il ricettore proietta individualmente. Quando esprimo il mio punto di vista pessimistico, io intendo parlare dell'immagine mediatica, che costituisce un flusso unico destinato ad annullare ogni spazio mentale di riflessione nello spettatore. Ho già avuto esperienza, invitato nelle scuole, di misurare la radicale diminuzione delle capacità immaginative nei giovani.

BERNARD NOËLIn La castration mentale, Lei esprime la tesi dell'alienazione del gesto, dovuto al progresso tecnologico che semplifica ogni operazione. Dopo che si sarà alienato il gesto, il medesimo destino toccherà allo sguardo?

Penso che lo sguardo venga occupato da elementi che tendono a neutralizzarlo di per sé. Nel caso dell'immagine mediatica, il flusso occupa costantemente la circolazione dal visivo al mentale: dunque presidia lo spazio del pensiero. Però è vero che lo sguardo viene assediato dall'apparenza, rinforzata, in tutti gli à àmbiti. C'è un rigetto di tutto ciò che è corporeo. Tutto ciò che è sangue, umore, bile. Il corpo che si mostra è un corpo falsificato. E' un soprabito, un vestito ulteriore che si ha addosso. Questo conduce al risultato che la gente è sempre di più condotta a vivere per stereotipi. Stereotipi della felicità, delle vacanze, del viaggio - al punto che si viaggia come se non si viaggiasse affatto.

Esiste una metodologia di lotta contro questa situazione?

Sicuramente. Ma io non l'ho ancora trovata. Per la resistenza a questo mondo altri fanno altre cose: io testimonio scrivendo. No, non ho ancora in mano la soluzione a questo problema. Come del resto non sono mai riuscito a capire come si fa ad opporsi al potere con armi estranee all'armamentario stesso del potere.

Intanto lo sviluppo dell'immagine si accompagna a un degrado delle strutture della lingua...

Il problema è che questa tesi si sostiene ovunque. Chiunque ammette che ci troviamo di fronte a un impoverimento del linguaggio. Se ciò è vero, è automatico che si ha un impoverimento dei rapporti con l'altro. Possiamo soltanto limitarci a constatare che ciò accade. La perdita di lingua è un fenomeno ciclico, naturale.

Anche il progressivo predominio dell'immagine è un'evoluzione naturale?

Il libro è comparso nella storia umana grazie alla continuità della scrittura. A cosa serve la scrittura? Agli esordi serviva come amplificazione della memoria. In seguito ha avuto la funzione di specchio del pensiero. Qui risiede tutto l'equivoco del rapporto tra scrittura e natura. Noi scriviamo una sillaba dietro l'altra e quindi impariamo a pensare linearmente. Io non so assolutamente come si pensava quando non si scriveva o non si pronunciava una parola dietro l'altra. E' proprio questo che affascina dell'immagine: essa permette di evadere dal pensiero lineare. Una consecuzione d'immagini non costituisce una linearità quanto una globalità di visione. Quindi, nell'immagine, è custodito un potere estremamente affascinante, un tesoro di pensiero: il problema è tra l'articolazione a cui è legato il pensiero stesso e la disarticolazione delle immagini. Può essere che l'immagine ci faccia entrare in un processo irreversibile. Oppure è la modalità stessa della vita - individuale, sociale e cosmica - a essere il tempo dell'irreversibile. Forse sta accadendo proprio questo: si precipita nell'irreversibile.

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  di G. Genna
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   data: 3 lug 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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