Il padre di Maigret, attraverso il personaggio di un avvocato, tratteggia una spietata autobiografia erotica: Gobillot è il lato oscuro di Simenon. La riproposta di In caso di disgrazia, scritto a Cannes nel 1955 e portato, tre anni dopo, sullo schermo da Claude Autant-Lara, fornisce un bel banco di prova per i fedelissimi dello scrittore di Liegi, dopo che biografie "senza veli" e indiscrezioni di ogni tipo si sono susseguite per smascherare, fino all'impudicizia, la turbinosa vita sessuale del padre di Maigret (un padre ben diverso dal celebre figlio morigerato quanto dotato di implacabile fiuto da segugio). Quando apparve la prima volta (nel '56), il romanzo fu accolto come l'opera più sottilmente impietosa, crudele, vero emblema del cinismo dei sensi, che Simenon avesse concepito, alternandola a titoli di opposto segno, in cui un talento onnivoro saltava qua e là su una tastiera fin troppo ricca. Insomma, nessuno si chiese quale ombra si nascondesse dietro il personaggio di Lucien Gobillot, brillante avvocato parigino interprete, oltre che di difese e arringhe a favore di sinistri figuri (l'avvocato che fa assolvere i peggiori: è la voce corrente), anche di una carriera senza troppi scrupoli. E' brutto, Gobillot, e si compiace di esserlo, brutto ma vigoroso come un cinghiale. Tuttavia, ruba ad Andrieu, suo primo datore di lavoro, la moglie Viviane, e ne fa la propria moglie. Viviane è la chiave universale che gli apre le porte del bel mondo, politico e sociale, le cui relazioni egli sfrutta con abilità. Viviane è anche la complice delle sue scorribande sessuali (la bruttezza continua a non essere d'ostacolo, anzi), che tollera con superiorità. Finché nello studio di Gobillot non capita la ragazzina Yvette che, in cambio dell'assistenza per una tentata rapina, non esita a offrirsi, seduta stante, nel modo più indecente. Da quel momento, l'avvocato inizia una viscerale relazione con la ragazzina, sopportandone i continui tradimenti, fino al giorno in cui uno studente che ha perso la testa per lei non la ammazza a coltellate. Nel film, che ebbe problemi di censura, i personaggi erano interpretati da Jean Gabin e Brigitte Bardot (pochissimo adatta al ruolo). Oggi, la prospettiva cambia. Dietro Gobillot, l'ombra c'è, ed è quella proprio di Simenon che, in queste pagine, proietta una sorta di spietato testamento erotico. Le parole che fa pronunciare a Gobillot sono frutto del suo tormento autobiografico: "Una fame di sesso puro, se così posso esprimermi senza far sorridere, ossia che prescindesse da qualsiasi considerazione sentimentale e passional". In questa luce si inquadra la vanteria dello scrittore: "Ho avuto diecimila donne" (per lo più prostitute).
Simenon e il suo mènage a quattro con la moglie Tigy, la segretaria Denyse, ed Henriette, figlia di un pescatore normanno. Un'eccezionale carica creativa in simbiosi con un'avidità carnale, vissuta ogni giorno con uguale caparbietà (e delizia).
Alberto Bevilacqua
Georges Simenon, In caso di disgrazia, Adelphi, 26.000 lire
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