Georges Simenon non rinnegò mai la creazione di quell'icona che, col tempo e col successo (davvero oceanico), incominciò a sovrapporsi in maniera scomoda e metastatica all'autore. Quando decise di congedarsi dal commissario Maigret, con l'ultimo titolo a lui dedicato - Maigret -, Simenon entrò in una crisi compositiva ed esistenziale che ai suoi prossimi sembrò abissale. Ne riuscì con la scrittura, accelerando e potenziando la sua propensione al genere autobiografico, continuando a nascondersi dietro i personaggi e i semplici intrecci che allestiva via via, ma senza più ricorrere all'affidamento psicologico che esercitava sull'indolente e ursina sagoma del commissario Maigret, che gli aveva dato popolarità e benessere: tornerà a scrivere del suo eroe letterario soltanto sotto le pressioni insistenti di lettori, critici e amici, nonostante con Maigret Simenon avesse tentato di chiudere definitivamente la serie, congedando in pensione il commissario. Il rapporto tra lo scrittore belga e la sua creatura continuerà fino al 1972, quando Simenon porrà definitivamente termine ai romanzi di Maigret con il settantacinquesimo giallo della serie, Maigret et monsieur Charles. L'esperienza giornalistica di Georges Simenon lo aveva aiutato a conoscere il lato oscuro della Ville Lumière: i quartieri malfamati, i modi e le mappe della criminalità cittadina, l'argot e i percorsi che ladri disperati e truffatori di periferia utilizzavano per tirare la giornata. La prossimità redazionale con la cronaca nera e quella giudiziaria avevano poi completato l'armamentario che avrebbe utilizzato la fantasia sfrenata e prolifica di Simenon.
L'atto di nascita (letterario, s'intende, poiché di Maigret si è in grado di ricostruire un'autentica biografia) del commissario Jules Maigret data 1929, con l'apparizione (sbiadita e senza i contorni che risulteranno poi familiari ai suoi adepti) in Train de nuit, per ritornare a breve distanza in La jeune fille aux perles e La femme rousse: sono libercoli popolari, Harmony dell'epoca che relegano la componente investigativa sullo sfondo, confusa e sfocata proprio come la figura di Maigret. Resiste assai poco, Simenon, all'inarrestabile epifania del suo commissario: con il libro successivo, La maison de l'inquiétude, Maigret è il personaggio principale, installato nell'ufficio spartano del Quai des Orfevres, sulla punta dell'Île de la Cité, in place Dauphine. Quell'ufficio diverrà una delle ambientazioni fisse della serie Maigret che, secondo Simenon, ha inizio soltanto con la pubblicazione del folgorante e immenso Pietr le Letton, probabilmente il miglior noir del Novecento: il libro è il primo a uscire con la firma di Simenon, che per le sue pubblicazioni precedenti aveva utilizzato uno pseudonimo. E' quindi con Pietr che possiamo effettivamente collocare l'autentica data di nascita editoriale del commissario parigino. La stesura del romanzo viene raccontata dallo stesso Simenon con un aneddoto che i suoi biografi hanno ripetutamente contraddetto: Simenon raccontava che nel settembre del 1929 si trovava nel porticciolo olandese di Delfzijl, per effettuare lavori di calafatura al suo battello, l'Ostrogoth. A causa dei rumori provocati dalle riparazioni raccolse le sue cose, compresa la macchina da scrivere e si rifugiò all'interno di un altro battello in secca: in questo battello e in un vicino caffè, Le Pavillon, nasce il primo vero Maigret, quello di Pietr le Letton. Il fatto è contestato dai biografi dell'autore che ritengono che il libro sia stato scritto sì a bordo dell'Ostrogoth, ma solo nella primavera del 1930 e non nel porto di Delfzijl. Pietr le Letton fu pubblicato dall'editore Fayard sul settimanale Ric et Rac dal 19 luglio al 11 ottobre 1930 e riproposto in volume nel maggio del 1931.