John Le Carré passa dai Servizi Segreti all'intelligence della Finanza e dell'Industria in epoca globale. Era Sua intenzione denunciare uno scandalo?
Volevo soltanto scrivere quacosa sullo sfruttamento dell'Africa, su quel periodo che definiamo post-coloniale. Ci sono differenti forme di colonialismo, ma la più dannosa è quella a carattere finanziario. Desideravo scrivere sullo sfruttamento dei poveri da parte dei ricchi, a partire dalla fine della Guerra Fredda. Quando la Guerra Fredda terminò, pensai sinceramente che era possibile lavorare a un mondo migliore. Eppure tutto ciò che scruto all'orizzonte mi suggerisce che le cose stanno andando sensibilmente peggio. I ricchi sono più ricchi, mentre tre quinti della popolazione mondiale vivono in condizioni peggiori rispetto a dieci anni fa. La globalizzazione non funziona: non c'è ridistribuzione di ricchezza.
Allora ho cominciato a interessarmi a diversi tipi di industria globale. Ho pensato al tabacco: un'industria che produce formule per rendere dipendenti i consumatori. E' una pratica immonda. Ho poi pensato al petrolio, al caso Shell in Nigeria per esempio, che è da parte sua una storia tragica anch'essa. Oppure all'affare del petrolio in Alaska. Poi un mio amico, grande conoscitore dell'Africa, mi ha detto che l'industria farmaceutica batte qualunque altra realtà, sul piano dell'orripilante e dell'indicibile.
Si è mosso iniziando una sorta di inchiesta, quindi...
Precisamente. Ho iniziato dalle agenzie per lo sviluppo, Médecins sans frontières a Ginevra, agenzie dell'ONU, le ONG. E ho viaggiato sul posto, per esempio nel Sudan meridionale. Alcuni miei contatti nel Regno Unito e a Bali (persone di cui ovviamente non posso fare il nome) mi hanno riferito alcuni fatti allarmanti. Ho quindi avvertito il desiderio di lanciare un appello affinché l'opinione pubblica si svegliasse e capisse che per il nostro disinteresse, ogni anno, muoiono milioni di innocenti.
L'indifferenza, infatti, è uno degli obbiettivi polemici del romanzo.
Non sono tanto i crudeli, quanto gli indifferenti, a distruggere il pianeta. I più pericolosi sono gli uomini grigi, conformisti, quelli che non si pongono alcun problema che le proprie azioni, i propri interessi o quelli delle imprese per cui lavorano.
Che cosa rimprovera in concreto all'industria farmaceutica?
La stima sui malati di Aids evidenzia come l'80% della popolazione infetta - circa 34 milioni di persone - viva nell'Africa subsahariana. Questi malati rappresentano l'1% del mercato delle grandi case farmaceutiche. Il problema è che i prezzi dei medicinali sono allineati alle disponibilità di spesa dei consumatori americani. Gli americani sono terrorizzati dall'Aida. Pagano cifre sconcertanti. Le cure per sieropositivi, negli Usa, costano dai 10.000 ai 15.000 dollari all'anno per paziente. Eppure, si potrebbero facilmente attestare sui 300 dollari. A 320 dollari le multinazionali del farmaco trarrebbero già enormi guadagni. Ma queste industrie preferiscono investire più nel marketing in Paesi sviluppati che in ricerche e cure nei Paesi del Terzo Mondo.
Gli Africani - ma anche le popolazioni autoctone dell'America Centrale e di quella del Sud, sono utilizzate come cavie. Teoricamente si tratta di persone che sono d'accordo nel testare farmaci che non potrebbero mai permettersi di pagare - né loro né i loro Paesi. Vengono abbandonati, a beneficio delle nostra salute. E' incredibile.
Vede qualche speranza all'orizzonte?
La speranza nasce dalla volontà di risolvere attivamente il problema. Non possiamo lasciare morire questa gente. Non è possibile trattare un brevetto su un farmaco alla stregua di un brevetto su un registratore audio! Non è plausibile affermare che qualche milione di morti corrispondono a una necessità commerciale. Non si può permettere che i diritti su un brevetto siano comparabili al diritto di vita e di morte su queste persone! Siamo di fronte a un genocidio.
Ora, la questione diventa: cosa fare? Come evitare danni economici agli scopritori di farmaci senza assassinare al tempo stesso della gente? Qui si situa la speranza: che noi ci sbrighiamo a decidere cosa sia giusto e moralmente sopportabile.
Le questioni morali che si pongono gli agenti segreti dei suoi precedenti romanzi, quindi, sono ancora attuali...
Durante la Guerra Fredda noi pensavamo di batterci per il trionfo della democrazia. Oggi dobbiamo batterci per la sopravvivenza di un continente: l'Africa. Quanto verrebbe a costarci? Tina Rosenberg, giornalista del New York Times, ha scritto che se l'Organizzazione Mondiale per la Sanità distribuisse i farmaci antiretrovirali allo stesso modo in cui somministra i vaccini, il costo ammonterebbe a tre miliardi di dollari. Evidentemente è un prezzo eccessivo. Ma ragioniamo sul fatto che una cifra simile rappresenta una piccola parte degli introiti dell'industria farmaceutica che, a mio parere, realizza guadagni su una base del tutto erronea, visto che poi questi non vengono reinvcestiti in una corretta ricerca. Testare un farmaco nei Paesi occidentali costa in media 4000 dollari a paziente. In Russia, un terzo di questa cifra. Nei Paesi del Terzo Mondo, un decimo...
Lei ha una conoscenza approfondita di dossier segreti su questo universo sconosciuto...
Tutt'altro. Mi sono soltanto interessato al problema. Certo, ho dovuto studiare certi documenti per costruire la struttura de Il giardiniere tenace. Non potevo certo pubblicare una storia approssimativa: i miei lettori non apprezzerebbero.