Tessa e il dottor Bluhm sono sulla bocca di tutti. Alla pasionaria viene attribuito un "bambino africano". L'ordine di Londra è di fare passare Tessa come un'esaltata. Sandy Woodrow, superiore di Justin Quayle (il marito di Tessa), la ricorda mentre, appena perso il suo bambino, allattava all'ospedale il figlio di un'africana morente. Da Scotland Yard Rob e Lesley giungono a Nairobi per interrogare Woodrow: gli rivelano che Tessa è stata violentata. Woodrow confessa di essere stato invaghito di Tessa. L'interrogatorio è sfibrante...
Per un po' nella stanza si sentì solo il rumore di passi provenienti dal corridoio e di macchine che correvano e lottavano nella città dall'altra parte della vallata. Rob tese il lungo braccio e spense il registratore. "Come lei ci ha fatto giustamente notare, signore, non abbiamo tempo da perdere", disse cortesemente. "Quindi la preghiamo di non sprecarlo dicendo cazzate, evitando le nostre domande e trattandoci come delle merde". Riaccese il registratore. "Sia così gentile da raccontarci con parole sue della donna moribonda all'ospedale e del suo bambino, signor Woodrow", disse. "Per favore. Di che cosa è morta, chi cercava di curarla e come, e qualsiasi altra cosa sappia al riguardo".
Messo alle strette e pieno di rancore, Woodrow istintivamente cercò aiuto nel suo capomissione, ma subito ricordò che Coleridge non si faceva trovare. La sera precedente, quando l'aveva cercato per avere un colloquio privato, Mildren lo aveva informato che era in riunione con l'ambasciatore americano e poteva essere disturbato solo in caso di emergenza. Quella mattina, invece, Coleridge era "impegnato in affari che seguiva dalla propria residenza". Woodrow non si lasciava scoraggiare tanto facilmente. Nella sua carriera diplomatica era stato costretto a gestire non poche situazioni imbarazzanti e aveva imparato per esperienza che la soluzione più efficace era rifiutarsi di riconoscere che c'era qualcosa che non andava. Applicò questa regola anche in quel momento, fornendo con brevi frasi brusche un resoconto minimalista della sua visita in ospedale. Sì, era vero - disse un po' sorpreso che fossero tanto interessati ai dettagli del ricovero di Tessa - ricordava vagamente che vicino a Tessa c'era una paziente che dormiva o era in coma. E, siccome non era in grado di allattare il suo bambino, Tessa l'aveva preso a balia. La disgrazia di Tessa era stata la salvezza di quel bambino. "Come si chiamava la donna malata?" chiese Lesley. "Non ricordo". "C'era qualcuno con lei? Un parente o un amico?" "Il fratello, un ragazzino venuto dalla baraccopoli. Così mi disse Tessa ma, date le condizioni in cui era, non la considererei una teste affidabile". "Ricorda come si chiamava il fratello?" "No". "E la baraccopoli?" "No". "Tessa le disse che cosa aveva la donna?" "La maggior parte delle cose che diceva era senza senso". "Ma una parte era sensata", gli fece notare Rob. Era stranamente diventato più tollerante e aveva trovato un posto per le sue gambe allampanate. Sembrava che tutto a un tratto avesse un sacco di tempo da perdere. "Quando era in sé, che cosa le disse a proposito della sua vicina di letto, signor Woodrow?" "Che stava morendo. Che la sua malattia, che non nominò, era dovuta alle condizioni sociali in cui viveva". "Aids?" "Non parlò di aids". "Tanto per cambiare". "Infatti". "E la stavano curando per questa malattia che non conosciamo?" "Presumo di sì. Perché sarebbe stata in ospedale, altrimenti?" "La curava Lorbeer?" "Chi?" "Lorbeer". Rob fece lo spelling del cognome. "L-o-r, beer, come la Heineken. Mezzo olandese, biondo o rossiccio, sui cinquantacinque anni. Grasso". "Mai sentito nominare", ribatté Woodrow con la massima sicurezza stampata sul viso e le budella che gli si torcevano. "Vide nessuno curare la donna?" "No". "Sa che cure le facevano? Che cosa le davano?" "No". "Vide qualcuno che le somministrava delle pillole o le faceva un'iniezione?" "Gliel'ho già detto: in mia presenza non comparvero dipendenti ospedalieri". Nuovamente rilassato, Rob trovò il tempo di riflettere sulla risposta che gli aveva dato Woodrow e il modo in cui controbattere. "E non ospedalieri?" "Non quando c'ero io". "E quando non c'era?" "Come faccio a saperlo?" "Potrebbe averglielo detto Tessa. Quando era in sé"", spiegò, e gli fece un sorriso talmente grande che il suo buonumore divenne un elemento inquietante, come se precorresse una barzelletta ancora tutta da raccontare. "La vicina di letto di Tessa, la madre del bambino che allattava, aveva ricevuto cure da qualcuno, a quanto Tessa le disse?" Glielo chiese con pazienza, mettendo in fila le parole come per un non meglio specificato gioco da salotto. "La malata fu visitata, controllata, osservata o curata da qualcuno, maschio, femmina, bianco, nero, dottore, non dottore, infermiere, esterno, interno, ausiliario, visitatore o altro?" Si appoggiò allo schienale: prova un po' a non rispondere a questa. Woodrow stava cominciando a capire la gravità della propria situazione. Che cos'altro sapevano che non gli volevano dire? Il nome Lorbeer gli era riecheggiato nella testa come un rintocco funebre. Quali altri nomi stavano per sbattergli in faccia? Per quanto ancora sarebbe riuscito a negare a testa alta? Che cosa avevano saputo da Coleridge? Perché Coleridge gli negava il suo aiuto, rifiutandosi di colludere? O stava confessando tutto alle sue spalle? "Tessa mi raccontò una storia a proposito di piccoli camici bianchi che andavano a visitare la donna" rispose sdegnoso. "Immaginai che se lo fosse sognato, o che se lo stesse sognando mentre me lo raccontava. Non vi diedi alcun peso". Né dovreste dargliene voi, era il messaggio implicito. "E perché la visitavano? Secondo Tessa, intendo dire. Secondo la storia che a suo dire si era sognata". "Perché i piccoli camici bianchi l'avevano uccisa. A un certo punto li chiamò le "coincidenze"" Aveva deciso di raccontare la verità buttandola in ridere. "Diceva che erano avidi, che avrebbero voluto curarla, ma che non erano in grado di farlo. Una storia assurda". "Curarla come?" "Questo non lo specificò". "E come l'avevano uccisa lo disse?" "Fu vaga anche su quel punto, temo". "Aveva scritto qualcosa?" "Su questa storia? E come?" "Aveva preso appunti? Lesse degli appunti, quando gliela raccontò?" "Gliel'ho già detto. Non credo che avesse un quaderno". Rob inclinò la testa da una parte per osservare Woodrow da un altro punto di vista, magari più significativo. "Arnold Bluhm crede che la storia di Tessa sia tutt'altro che assurda. Crede che Tessa non fosse fuori di sé, ma che avesse perfettamente ragione. Non è vero, Les?" Woodrow era sbiancato e se ne rendeva conto. Nonostante lo shock provocatogli dalle loro parole, rimase saldo sotto il fuoco di fila come ogni buon diplomatico che deve difendere il "forte". Trovò la voce e l'indignazione. "Scusate, state dicendo che avete ritrovato Bluhm? È scandaloso". "Intende dire che sarebbe meglio se non lo trovassimo?" si informò Rob un po' stupito. "Niente affatto. Intendo dire che voi siete qui a certe condizioni e che nel momento in cui trovate Bluhm o comunicate con lui, avete il dovere di riferirlo all'Alto Commissariato". Ma Rob stava già scuotendo la testa. "Guardi che non l'abbiamo trovato, signor Woodrow. Purtroppo per noi. Ma abbiamo trovato alcune delle sue carte. Materiale abbastanza utile, direi, sparso qua e là per casa sua. Niente di sensazionale, ahimè. Annotazioni su casi che penso interesserebbero a un bel po' di gente. Copie di lettere piuttosto dure inviate dal dottore a industrie, laboratori o cliniche universitarie in varie parti del mondo. Più o meno è tutto, no, Les?" "Dire che era sparso qua e là mi sembra un'esagerazione", puntualizzò Lesley. "Nascosto, casomai. Abbiamo trovato un plico incollato dietro a una cornice e un altro sotto la vasca da bagno. Ci abbiamo messo tutta la giornata per trovarlo. O quasi". Si bagnò un dito e girò pagina. "Come se non bastasse, si sono dimenticati la macchina", le ricordò Rob. "Be', sì. Quando siamo arrivati noi, più che un appartamento sembrava una discarica", riconobbe Lesley. "Non sono andati molto per il sottile: hanno spaccato e arraffato tutto. Be', a dire la verità, ormai succede anche a Londra. Appena sui giornali viene fuori che uno è morto o scomparso, arrivano gli sciacalli e fanno man bassa. Gli entrano in casa e pigliano tutto. Le forze dell'ordine trovano la cosa piuttosto fastidiosa. Le spiace se le facciamo un paio di nomi, signor Woodrow?" gli chiese, alzando gli occhi grigi dal foglio e fissandolo. "Non fate complimenti", rispose Woodrow, come se non lo avessero ancora fatto. "Kovacs. Donna, giovane, presumibilmente ungherese. Capelli corvini, gambe lunghe. Presto avremo anche gli altri dati. Nome di battesimo ignoto, ricercatrice". "La ricorderebbe senz'altro", disse Rob. "Temo di no". "Emrich. Medico, ricercatore, studi a Pietroburgo, una laurea tedesca a Lipsia, ha lavorato a Gdansk. Donna. Nessuna descrizione. Le dice qualcosa?" "Mai sentita. Non conosco nessuno che corrisponda a questa descrizione, a questo nome, a queste origini e qualifiche". "Accipicchia. Non l'ha mai sentita nominare, quindi?" "E il nostro vecchio amico Lorbeer?", intervenne timidamente Lesley. "Nome di battesimo sconosciuto, origini ignote, probabilmente per metà olandese o boero, qualifiche misteriose. Il problema è che citiamo dagli appunti di Bluhm: si può dire che siamo alla sua mercé. Ha unito assieme i tre nomi come in un diagramma di flusso, con qualche nota personale in ognuno dei riquadri. Lorbeer e le due dottoresse. Lorbeer, Emrich, Kovacs. Riempiono la bocca, vero? Le avremmo portato una copia, ma abbiamo qualche scrupolo a usare le fotocopiatrici, per il momento. Sa com'è la polizia locale. E le copisterie, be', non ci fideremmo a fargli copiare il Padre Nostro, francamente. Non è vero, Rob?" "Potete usare le nostre", suggerì Woodrow con troppa prontezza. Seguì un silenzio gravido di pensieri che per Woodrow fu come un'improvvisa sordità in cui non passavano automobili, non cinguettavano uccelli e nessuno camminava nel corridoio fuori dalla porta. Fu rotto da Lesley, che dichiarò risolutamente che Lorbeer era l'uomo che più di tutti avrebbero desiderato interrogare.
John Le Carré - Il giardiniere tenace - Mondadori - 35.000 lire