Clarence - Cultura e Spettacolo
Clarence
POESIA: MAURIZIO CUCCHI
Homepage Free Internet Chat Forum Oroscopo Cartoline Clarendario Net to Be superEva superEva
SMS gratis Cerca Messenger Mail Games Links Meteo Free Blog B.I.G.
Sei qui:   Homepage > Cultura e Spettacolo > Società delle Menti > Speciali > Maurizio Cucchi > Da "Il Disperso" / 3
  DA "IL DISPERSO" / 3
IN TRENO

Gli annunci dei treni alla stazione...
Ma chiari. Li ascolti qui, di sera. Più bello, poi,
se te li gusti a metà sonno. Magari alzarsi apposta...

(Dubito che ci sia stato Mario. Ho l'impressione d'essere solo. Accompagnato da lui? Portato la borsa un po' per uno? Bevuta una
camomilla-tranquillante? Difficile allungare le gambe. Ho salutato bene la portiera. Giù per le scale uno scarafaggione bello grosso.
Mangiarlo! Altro che dargli un colpo di valigia...)

Quasi non ci credo.
Entro come un ladro (la porta
semiaperta) senza il barlume d'una attenuante
disposto tutt'al più a un sorriso ebete, acchiappando scuse,
pronto a schivare mosconi,
ragnetti, zanzare, nuovi scarafaggi. Sette i sacchi
di rifiuti traboccanti in fila nella tana (questo
se li coltiva, se li alleva,
ci gode...) Lui...
in un angolo, di spalle, che mangia in piedi, curvo...
(Ma se non sbaglio non c'è stata scena. E niente lacrime - o soldo sopra soldo
a monetine aggiunte al borsellino rosso...
               VIVERE ALLA STAZIONE
un via vai tra giornali, sandwich, bagagli,
caffè, di cose di persone
care, che scivolano incerte e chiamano, sbuffano,
mi tirano la giacca...)

"Ridi... Ridi... della mia faccia subdola, venale,
appena messo il piede oltre la soglia. Fermo lì,
ancora docile, mascherato, tira schiaffi,
falso insegnante di religione. Fisso, inamidato, scosso
da un tic, pizzicato nei calzoni."

Quatti quatti, quattro folletti ghignano,
quattro spettri, quattro professori,
nella luce rossa (1,90
segaligno; 1,70 senza un pelo,
occhialoni neri e berretta in testa; 1,50
a botticella; 1,30 dietro l'uscio; in coda il compagno di scuola
impettito S.C. dal culo raddoppiato
intravisto per strada duro come un sasso
la fanciullina smunta abbarbicata al braccio).

(A metà strada che tanfo. Mi riappisolo. A meno che
non mi risveglino questi poveri cristi, il bambino
che ha rovesciato in terra l'aranciata,
tamponata con la carta del Corriere.)

L'ultimo dell'anno...
Era proprio lì, comunque, col pigiama azzurro
(o verdino) riverso sul letto nella luce accesa
la mano penzoloni, il povero Ambrosini. Veniva giù
un nevischio... E mi hanno detto che si è tutto gonfiato
e diventato blu (io ero via) che non entrava nella cassa.

"Giusto tagliare i ponti. Non lo nego. Se per giunta
è vero, come è vero, quello che mi spieghi,
di certi suoi trascorsi e di "cattive abitudini"...
Ma con tutto, in pigiama di flanella, dentro il cortile
dell'ospedale che mi aspetta, vederlo farfugliare
con un tizio fra i quattro denti neri. Curvo e di 70 anni...
Va bene l'antica buona cera e quei capelli
radi, ma ancora neri e lisci... Mi conosci...
Certe promesse minime...
               E poi a chiedermi
il perché del ritardo (figurati!), delle arance, che tengo
nel cartoccio
ormai vicino a sciogliersi, di te..."

La nonna (intanto i figli le disfavano la casa) indaffarata
su al bel ricovero a Malnate, far scivolare da un sacchetto
di plastica trasparente le monete.
Alla stazione, che sta arrivando il treno...
Lassù lassù dentro nel verde del terrazzo a salutarmi con la mano.

(ENTRARE IN ACQUA CALDA è sempre un grosso guaio...
Farsi vincere dal freddo soluzione qualunque, abbordamento
consenziente, compromissione
fasulla. - Vedo te
tirar su il bavero, mettere il foulard, trotterellare,
vispa sotto il mio naso.)

Qui torna viva, divorante
come un lupo affamato, la vecchia questione delle colpe;
i nostri cari amici, gli ospiti attesi da spolpare,
la tavola imbandita, ognuno il suo veleno.

. . . . . . . . . . . . Dai, dai
guardiamoceli bene i nostri album di famiglia.
Da giustiziare gli altri
che vengono di spalle (del resto quasi sempre
in malafede).

(Sale uno a Dôle nel cuore della notte.
Ha la cartella e il basco.)

(Così non arrampicarti; arretra il piede, bilanciati,
ma senza entrare
precipitoso in vasca. Respira, prendi tempo... Piano... Piano...)

(Che noia questi poveracci,
mezzo emigranti, nello scompartimento congestionato.
I bambini frignosi, le croste sulla faccia;
mi mettono addosso soggezione come le puttane
quando le incrocio per strada da solo.)

Un po' di luce:
siamo agli sgoccioli;
già qualcuno si alza; la fine del viaggio, le valigie. (Nello
scendere mi accodo. Le gambe, di legno - le formiche -
giusto manovrarle. Sorridere
ai compagni di viaggio.)

La città. Mi stropiccio un po' gli occhi, sbadiglio.
A bocca aperta. Il traffico,
i passanti, le automobili, i tassì...
Ecco...
ECCO
           Così SCAGIONATE perbacco
                                                 a passeggio REALI qua e là
LE PERSONE LE COSE.

« "Il Disperso"/2 Indice "Le meraviglie" »

  di Giuseppe Genna
gli stessi argomenti su:  Corriere della SeraItalia OnlineLycos.itil Nuovola RepubblicaSuperEvaVirgilioYahoo! Italia
   data: 19 set 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

  COSTRUISCI CLARENCE...
Se vuoi segnalarci un sito, gestire una rubrica o inviarci un suggerimento clicca qui.


SPONSORED BY:
     
A WWWORLD APART
DadaWebmaster: sindaco@clarence.com - Clarence ® è un marchio registrato di Clarence s.r.l. - Ideato da Gianluca Neri e Roberto Grassilli, realizzato dalla Redazione - Pubblicità - Uff. Stampa - Lavora con noi.
© 1996-2002 Clarence s.r.l.