Qui è tutto pieno di miele, e di tagliole...
una pace sospesa, le ruote
volavano diverse... ho anch'io
un'arma allegramente colorata...
riconosco il punto esatto sulla carta...
l'incrocio, i transitanti,
il risucchio, le facce miserabili...
il verde fradicio, materno
della collina. Sfruttando a pieno l'estro
gradito della pioggia, il gioco propizio
delle felci, la voragine... Eppure i pigri
rinunceranno fatui alla bagarre,
al lento assorbimento, al calcolo
obbligato delle forze... laggiù
una partenza quasi al passo... poteva prendermi a sassate,
ma la dolcezza sconosciuta degli alberi, lo strapiombo...
Ne ingrandisco i confini; lo osservo
compiaciuto, perfetto triangolo
di strade, appiccicato alla parete,
pronto a squarciarlo... Ma una sagoma
oscura, distante, rasente un muro, una
grondaia, forse... ci avrebbe raggiunto?
Ricordi poi solo il cancello, la fanghiglia
e un biondino che si perdeva... E allora,
conosciute le angustie, i sotterfugi del nemico,
non oltrepasseremo più la soglia.
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