Il premio Nobel per la Letteratura, edizione 2001, è stato assegnato allo scrittore britannico, nativo di Trinidad, Vidiadhar Surajprasad Naipaul, con la motivazione seguente: "per avere unito una narrativa estremamente sensibile e un'indagine minuziosa e incorrotta che ci permette di scoprire la presenza effettiva di storie dimenticate o ignorate". L'annuncio è stato dato alle 13.00 dell'11 settembre dall'Accademia dei Saggi di Stoccolma. A botta calda, sembra un riconoscimento meno polemico, ma ugualmente penetrante, rispetto a quello che si prospettava: Salman Rushdie (nella foto a destra) sembrava il candidato più probabile per il prestigioso alloro svedese. Però sarebbero infuriate le polemiche e, ancora una volta, come da costume, la letteratura ne sarebbe uscita sconfitta a favore della stretta attualità e della scelta politica. I rapporti tra Rushdie e l'Islam sono ben noti e mai come un premio allo scrittore angloindiano avrebbe avuto un significato che va ben oltre il valore letterario del discusso autore dei Versetti. V.S. Naipaul appare una scelta più in linea col carattere letterario del riconoscimento, anche perché da anni il nome dello scrittore di Alla curva del fiume circolava tra i rimbambiti di Stoccolma. Quest'anno, addirittura, tra le scelte dell'ultimo minuto era incomprensibilmente apparso anche Bob Dylan: si sarebbe trattato di un ulteriore sfregio alla narrativa e alla poesia. Altri nomi che sono destinati a entrare nei toto-Nobel: il poeta francese Yves Bonnefoy (il candidato più prestigioso che, a un certo punto, sembrava il più accreditato), i romanzieri americani Philip Roth, Joyce Carol Oates e Norman Mailer, il poeta statunitense John Ashbery (nella foto a fianco) e l'innominabile novantaquattrenne svedese autrice di Pippi Calzelunghe. Con Naipaul trionfa una scelta mite dal punto di vista politico (Naipaul si è distinto per la preveggenza delle sue analisi sull'Islam, soprattutto sul versante indiano, e si è sempre battuto per un confronto di civiltà tra Occidente e Medio Oriente), ma viene riaffermato il primato della letteratura: lo scrittore, originario di Port of Spain, è un maestro della narrativa contemporanea e un acuto interprete dell'oggi ai bordi della voragine in cui si è gettata la narrativa di epoca globale.
Vidiadhar Surajprasad Naipaul nasce a Chaguanas, nei pressi di Port of Spain (Trinidad) nel 1932. La sua famiglia è originaria dell'India e osservante riti e costumi induisti. Il padre di Naipaul è cronista e scrittore: avrà un notevole peso nella formazione del futuro autore di Mr. Stone, che inizia la sua formazione in Inghilterra, a Oxford, dove si laurea in storia dell'arte nel 1953.
"Volevo essere famoso. Volevo essere uno scrittore. Volevo essere famoso in quanto scrittore. E l'assurdità di quest'ambizione era che neanche immaginavo di cosa avrei scritto". V.S. Naipaul si confessa on line, a @random. Parla della sua giovinezza, della sua formazione, della sua tenace immersione nell'amnio delle culture che ne hanno costruito l'identità di uomo e di scrittore...
Un indiano in inglese - Valerio Magrelli, uno degli intellettuali e poeti più importanti della scena italiana, commenta su Telèma Un'area di tenebra di V.S. Naipaul, mettendo in evidenza i potenti rapporti e gli ambigui legami tra modernità e melting pot culturale: un leit motiv costante nell'opera del premio Nobel 2001, che rivendica un'appartenenza allargata alle culture che lo hanno formato e si ribella all'omologazione industriale che la globalizzazione produce ormai a ritmo industriale.
Per Naipaul, nato a Trinidad da famiglia indiana, l'India è una ferita profonda, mai rimarginata, un luogo che rimescola tutto il suo essere. E nessuno dei vari libri che all'India ha dedicato lo testimonia come "Un'area di tenebra", vero itinerario della caligine dove le sensazioni, gli incontri, le riflessioni si mescolano in un amalgama di cui Naipul sembra conoscere il segreto. E' un viaggio dolorante, ma qui - come ha scritto John Wain - "la sofferenza è diventata creativa invece che ottundente". Una reimmersione nell'utero della formazione che ha regalato al mondo uno dei massimi autori contemporanei.
FEDELI A OLTRANZA
Nel 1995, Naipaul torna dopo circa vent'anni in quattro paesi sconvolti, in diversa misura, dal trionfo dell'Islam. In Indonesia, un'antica società pastorale ha lasciato il posto a una teocrazia governata dai grattacieli di Giakarta, dove i nuovi manager si genuflettono alla Mecca - ma senza perder d'occhio l'andamento, sullo schermo, dei corsi azionari. Nel corso del viaggio, e degli incontri, il taccuino di Naipaul si riempie di storie e osservazioni nitide che compongono una carta aggiornata di quel tifone ideologico - il fondemantalismo islamico - di cui l'Occidente sembra voler ignorare le traiettorie.
IN UNO STATO LIBERO
In questo libro dalla forma singolare (racconti che racchiudono un romanzo breve) Naipaul abbandona le strade e i paesaggi di Trinidad che fanno da sfondo a tanta parte della sua opera e percorre le vie del mondo: solca l'Egeo e il Mediterraneo, visita gli Stati Uniti, l'Inghilterra, l'Egitto, si sofferma in Africa. Sono vicende di spaesamento, di fragilità individuali che in casi di disparate esistenze hanno portato a misurarsi con situazioni e ambienti, se non propriamente ostili, certo sconosciuti e alieni. Disadattati e 'déracinés', i protagonisti sono comunque impari al confronto: e se per taluni lo svantaggio si chiama follia, povertà o mancanza di istruzione, anche i personaggi apparentemente meglio equipaggiati scontano ciascuno una propria incrinatura profonda - sfiducia in se stessi e nella vita, paura della realtà, timore delle illusioni.
UNA CASA PER MR. BISWAS
'Una casa per il signor Biswas' è la storia di un uomo mite, reso ribelle dalle circostanze e dalla forza dei riti, del mito e delle consuetudini. Imparentatosi con una famiglia agiata, Biswas ne resta sempre ai margini, rifiutando di lasciarsi coinvolgere nelle pratiche religiose e nella schiavitù imposta da una struttura patriarcale. Con la sua ostinazione riesce infine a procurarsi una casa tutta sua, il simbolo di tutto ciò che la vita sembra avergli negato, una casa in cui infine morirà. E, vittoria ancora più grande, libera il figlio Anand dalle pastoie familiari. Fa da sfondo a questa storia individuale, un ammirevole quadro delle Indie occidentali, in cui vengono acutamente analizzate le complessità e le contraddizioni di una situazione coloniale. Pubblicato all'inizio degli anni Sessanta, 'Una casa per il signor Biswas' ha imposto per la prima volta all'attenzione del pubblico V.S. Naipaul.