Carmelo Bene è nato a Lecce nel 1937, sebbene abbia dichiarato che "Io non sono nato mai". Si è formato per i cavoli suoi, abbandonando l'Accademia di arte drammatica, che palesemente gli risultava del tutto inutile. Ha debuttato nel '59 con Caligola di Camus, sorprendendo un critico come Flaiano, che entusiasta annunciò la nascita di un enfant terrible della cultura italiana. Dal debutto in poi, Bene si sdoppia: accanto a non-spettacoli di intensità impressionante, dove manifesta la supremazia della sua presenza rispetto alla caricaturale rappresentazione a cui lavorano gli altri teatranti, Bene registra un assalto senza posa nei confronti della società e del mondo tutti, accavallando performance situazioniste e dichiarazioni orfiche.
Le creazioni di Bene, autentiche opere che presuppongono attività demiurgica e mimesi dell'incessante divenire, sono isole sulle quali l'autore salentino continuerà a fare tappa nel corso degli anni. Per esempio, Majakovskij e Pinocchio, inaugurati con esplosive non-rappresentazioni nel biennio '60-'61, entrano in una galassia di ossessioni personali, più che psicologiche e ultraestetiche, a cui Bene ritornerà nell'arco della sua vita.
L'incontro teorico con il teatro della crudeltà di Artaud, a metà degli anni Sessanta, acuisce le intuizioni iniziali di Carmelo Bene, sviandone tuttavia gli interpreti più avvertiti intellettualmente: mentre tutti appuntano la propria attenzione sull'attacco antiborghese e antipsicologista di cui Bene si rende geniale protagonista, la strategia del geniale uomo di teatro prevede invece di giungere al Teatro, oltre lo spazio, il tempo e la voce, in un recupero delle nozioni di ritmo profondo e di Voce che attendono tuttora di essere adeguatamente intercettate.
Gli anni Settanta proiettano la figura e non-figura di Carmelo Bene in un ipotetico Parnaso spettacolare e artistico, al quale, con movimento pendolare, l'attore si sottrae e si oppone a corpo morto. Don Chisciotte (con Leo De Berardinis), La cena delle beffe (con Gigi Proietti) e S.A.D.E. con Lydia Mancinelli (sua compagna) contribuiscono ad avvolgere Bene in un'aura maligna e leggendaria. Lo strano caso del dott. Jekill e del Sig Hide, Gregorio, Salomé, Il Rosa e il Nero lo consacrano a livello nazionale. Bene sconvolge anche il cinema: prima come attore nel film di Pasolini Edipo Re poi come regista del film Nostra signora dei Turchi, che viene presentato a Venezia e vince il premio speciale della giuria. Del '69 è Capricci, del '70 Don Giovanni.
Sempre nei Settanta, Bene affronta Shakespeare, stravolgendolo agli occhi di chi ritiene il Bardo ormai cristallizzato in forme comunicative ossificate, e rivitalizzando le tragedie mediante impressionanti rivisitazioni di matrice alchemica ed esoterica. Amleto, Romeo e Giulietta, Riccardo III e Otello sono i risultati di questa via sacra percorsa da Carmelo Bene, inarrestabile nel suo lavorio che divora letteratura, teatro, filosofia e arte in genere.
Dopo l'esplosione della supernova Bene, la fase di contrazione prevede rigurgiti dell'inghiottito (la saga dei rifacimenti), delle letture e scritture poetiche (mitologica l'interpretazione dei Canti orfici di Dino Campana, dei Canti leopardiani e le lectio Dantis: tutte pubbliche).
Colpito da grave malattia, Bene si avvale di ritrovati tecnologici (microfoni distorcenti, amplificatori, scenografie deliranti), capaci di spostare e scandalizzare anche in tempi di abbattimenti del puritanesimo italiano: la rivisitazione della Cena delle beffe insieme alla sua ultima consorte (Raffaella Baracchi, miss Italia) e l'inenarrabile cosmogonia di Hommelette for Hamlet provocano reazioni al limite dell'inconsulto, pari soltanto a quelle che si sollevano alle apparizioni televisive di Bene, lisergiche e provocatorie soltanto nella testa dei cretini.
Incensato da filosofi del calibro di Gilles Deleuze, totalmente incompreso dall'intellighentsja del suo Paese e del suo tempo, poeta pazzesco (incredibile vertice non riconosciuto della poesia italiana è il suo ultimo Il Mal de' Fiori), geniale situazionista del patagossip televisivo, seduttore e cineasta, aristocratico dello spirito e gattara spiritosa, Carmelo Bene ha segnato il Novecento italiano in modi rivoluzionari che devono ancora essere a pieno compresi.
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