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IL FRONTE OCCIDENTALE
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  ANTONIO MORESCO
Antonio MorescoAntonio Moresco, scrittore, nato a Mantova nel 1947. Vive a Milano. Ha pubblicato Clandestinità (1993), La cipolla (1995), Lettere a nessuno (1997), tutti e tre per Bollati Boringhieri. Nel 1999 La visione, un dialogo con Carla Benedetti, e Il vulcano (Bollati Boringhieri). Nel 2000 la favola Storia d'amore e di specchi (Portofranco) e il dramma teatrale La santa, sempre per Bollati Boringhieri. Presso Feltrinelli ha pubblicato Gli esordi (1998) e la prima parte di Canti del caos (2001).

L'occhio del ciclone

[...] La retorica
Chi non abbia fatto sua una delle contrapposte semplificazioni retoriche che spazzano il mondo in questo momento, e che nascondono lo scheletro mentale della potenza e delle contrapposte lotte per il dominio o la sostituzione con un altro dominio, chi non abbia inclinazione a collocarsi comodamente in qualche zona comunque protetta e di mandare il cervello a qualche utile ammasso o in qualche ovile, chi non accetti di fare proprie certe semplificazioni al prezzo di dimenticarsi di che cosa nascondono o, al contrario, di ritagliarsi un innocuo e proficuo ruolo da anima bella nei generali e compositi cori di anime belle, chi non sia divorato dal bisogno di riposizionarsi nel possibile o presunto nuovo quadro politico culturale degli anni a venire, chi non accetti di mettere la testa sotto la sabbia in attesa di tempi migliori e di lobotomizzare la vita vivente di qualche sua scomoda parte per continuare ad andare avanti secondo i propri consolidati riflessi condizionati e piccoli schemi, mai come in momenti simili è destinato a trovarsi solo, senza sponde, isolato, e a scontentare, per opposti motivi, tutti quanti.

I simboli
Da una parte e dall'altra tutti agitano simboli, schemi. I grattacieli abbattuti, pieni di povera carne umana macellata, sono ridotti solo a simboli della potenza del potere imperiale oggi dominante. Gli sciagurati che li hanno abbattuti sacrificando la propria vita sono invece simboli della parte del mondo impoverita, affamata e tenuta sotto tallone. E poi ci sono quelli che hanno letto tutto all'interno di altri simboli: religiosi, estetici, mitologici... La vita non conta, da una parte e dall'altra, viene giocata solo rispetto alla sua funzione e alla sua posizione all'interno di uno schema simbolico. All'indomani del massacro delle torri quasi tutti hanno badato a come tenere in piedi il proprio schema simbolico attraversato da parte a parte da questo sfracello. Tra chi dava fiato alle trombe retoriche e bellicistiche per coprire ben altre realtà e chi esprimeva al paese colpito solidarietà obtorto collo e tra mille penosi distinguo in attesa di riprendere la propria vuota retorica vedo un parallelismo e un gioco delle parti che mi fa orrore. Io la libertà me la voglio prendere tutta, a 360° gradi, non solo una parte! La libertà di essere totalmente, radicalmente, in ogni più remota parte della mia unità psicofisica dalla parte delle vittime del paese colpito, oggi, anche se è il più potente, indipendentemente dal reddito delle singole persone ammazzate, perché persino su questo ci sono stati degli allucinanti distinguo. E di continuare a non chiudere gli occhi su come stanno veramente le cose nel mondo, senza coprire tutto sotto il velo della retorica e della semplificazione simbolica. Contro uno schema mentale che funziona solo, in modo diretto o rovesciato, sull'identificazione con l'aggressore, o con l'aggredito. E se l'aggressore, o l'aggredito, sono due, o peggio ancora sono uno all'interno dell'altro, allora anche l'identificazione, schizofrenicamente, si sdoppia.
Ma quando i simboli, da una parte o dall'altra, operano massacri, anche la struttura simbolica è massacrata.

Reale e virtuale
Dietro l'altro schema simbolico totalizzante del reale e del virtuale, dominante nella lettura culturale di questi anni, persino un evento simile viene giocato all'incontrario. Ciò che in realtà distrugge questo schema viene rovesciato e fatto diventare struttura portante dello stesso schema. La valanga del cosiddetto pensiero virtuale tende a travolgere tutto, persino e soprattutto ciò che violentemente la nega, si nutre saprofiticamente del suo contrario. Il pensiero si è separato o si è illuso di separarsi o ha fatto credere di potersi separare dalla sua determinazione vivente. Si è collocato in una zona autoreferenziale anestetizzata dove può produrre solo metastasi di se stesso. Ma i morti viventi non sono più felici neppure dei morti veri. Il pensiero senza dolore è la morte bianca.

Stati Uniti ed estremismo islamico
[...] Lo schema prioritario ideologico-politico permette di vedere solo quello che si preferisce vedere, a seconda della necessità e di come ci si colloca all'interno dello stesso, e di lasciar fuori tutto il resto, la politica di dominio degli USA, l'ingiustizia planetaria, il terrorismo, le donne afgane, l'est o l'ovest, il nord o il sud, i paesi poveri, che sono veramente, terribilmente poveri, perché portano sulle loro spalle non solo una ma ben due oppressioni, quella della superpotenza economico tecnologica imperiale e dei suoi satelliti occidentali e orientali e quella dei loro dominanti e oppressori interni. Nel gioco delle priorità e dei punti di vista dentro lo schema, a seconda della macchina mentale che vuoi mettere in moto, puoi focalizzare tutto su un punto oppure su un altro e continuare a tenere in piedi la tua labile impalcatura mentale.
Sarà forse perché sono stato un bambino che ha conosciuto la violenza ma non riesco a non vedere l'enormità della violenza reale sulle persone e sui corpi, in una forma o nell'altra, da una parte o dall'altra, non riesco a relativizzarla e gerarchizzarla come "maggiore" o "minore", a seconda della sua funzionalità all'interno di uno schema generale prioritario ideologico politico. Sono stato anch'io, per una parte della mia vita, dentro questa dimensione schematica di pensiero. Non rientrerò più in quella gabbietta!

Una vita meno invivibile per tutti, americani compresi, perché anche la loro stessa vita è deformata e svuotata all'interno di questa macchina totalitaria e delle sue logiche. Tranne piccole élite robotizzate che, nella loro bulimia economica e di potere, non riescono neanche più a rendersi conto della dimensione di orrore in cui vivono e che fanno a loro volta proliferare, anche gran parte degli americani stessi -nonostante il loro livello di vita superiore a quello di altri popoli- stanno pagando un prezzo tremendo a questo nuovo tipo di tirannide che schiavizza tutti, anche se in modi, forme e dimensioni diverse.

Cosa sta succedendo? Perché sembra tutto imprigionato dentro schemi, perché tutti o quasi hanno un tale bisogno di difendersi dentro schemi? Perché il pensiero non sembra più in grado di produrre pensiero? Perché persino quelli che appaiono come movimenti dotati di pensiero e animati da profonde passioni e illusioni vengono rapidamente riassorbiti e prosciugati da strutture organizzative e ideologiche che giocano su vecchi, comodi e collaudati schemi, che non prendono dentro più niente della violenza, elementarietà e complessità della situazione attuale, che hanno bisogno di costruirsi un'immagine speculare fissata per non dover cambiare il loro vecchio, sterile gioco, che non sanno stare, drammaticamente, in corpo e pensiero, dentro la totalità della vita vivente e dentro il caos?

In Italia
Che cosa sta succedendo intanto in Italia, sotto i nostri occhi? Un paese letteralmente comprato. Una macchina cospirativo pubblicitaria che ha preso il potere sfruttando abilmente i meccanismi democratici e del condizionamento. Un paese sotto narcosi, le cui sorti sono state decise da poche potenti persone sulla testa della maggioranza, che non ha capito nulla o quasi di quanto è successo e sta succedendo. Organismi sfuggiti a ogni possibilità di conoscenza e controllo da parte della maggioranza della popolazione e dove si esercita ormai il potere reale e la lotta per il potere reale. Una vergognosa ammucchiata di pescecani, trasformisti, scherani, cattolici, massoni, ex liberali, ex fascisti, ex secessionisti, tenuti assieme solo dalla sete di potere e spartizione del bottino, che fa passare con il suo assenso servile leggi vergognose per ogni paese che pretenda di dirsi civile. Un'idea della gestione del potere proprietaria e priva di ogni decenza. Una vergogna irreparabile per il nostro paese. Un disonore per qualsiasi paese che avesse onore. Comportamenti pubblici e privati che forse, negli anni a venire, faranno impallidire ciò che è suppurato all'interno delle istituzioni politiche italiane negli anni Ottanta e Novanta e contro cui una parte dei supporter che sostengono l'attuale maggioranza si erano a suo tempo scagliati. Un paese che sembra incapace di reazione, di orgoglio, di redenzione. Le massime cariche dello stato bloccate o impossibilitate a muoversi, chiuse nella piccola gestione delle proprie figure e funzioni svuotate e nell'esercizio vuoto della retorica, che appaiono così tragicamente non all'altezza (o alla bassezza) della situazione, incapaci di mettere in atto quei comportamenti e quei gesti che fanno sì che le persone vengano a volte ricordate nello spazio e nel tempo. Una Chiesa cattolica mai come adesso macchina di potere retorico istituzionale, completamente implicata nei meccanismi economico politici e nelle sue logiche, comprese le più criminali. Svuotata, autoritaria, spettrale, priva di ogni radicalità e grazia.
Dall'altra parte un'opposizione vile, gregaria, incapace di produrre invenzione politica, pensiero. Una sinistra terminale, attenta solo a gestire i propri piccoli interessi elettorali, moralmente e culturalmente ipocrita, irresponsabile, inconsistente, disneyana, parassita e prosciugatrice di movimenti. Piccoli gruppi dirigenti che gestiscono la propria autoconservazione e si fanno guerra gli uni con gli altri sfruttando le carte che il caso di volta in volta gli mette in mano. Saccente, demagogica, retorica, che sostituisce alla presa di contatto reale con la realtà abrasiva, scomoda, le sue giaculatorie edificanti, incapace di movimento reale, incapace persino -con tutte le sue presunte antenne teoriche e sociologiche- di capire qualcosa di quanto è avvenuto e sta avvenendo nelle viscere della società. Con una visione inconsistente del movimento reale della vita e del mondo, della libertà, della forza, della giustizia, intenta culturalmente a piccoli giochi mentali astratti, proprio nel momento in cui avrebbe di fronte avversari così impresentabili per qualsiasi paese decente. Funzionale, bambineggiante, capace solo di giocare di rimessa all'interno dello stesso schema, con falsa coscienza, coi suoi stucchevoli piccoli e interscambiabili moralismi e doppiezze. Da una parte la merda, dall'altra la cacca. E' questo il gioco che bisognerebbe giocare? Ma, se il gioco è truccato, l'unica è non giocare. O fare un gioco diverso.

Ancora sulla sinistra
Da anni, sia culturalmente che politicamente, la sua dimensione è solo quella orizzontale e combinatoria del bricolage. Come la controparte, anzi prima ancora di questa, è riuscita a prendere dentro tutto e il contrario di tutto: Marx, il cattolicesimo, Lenin, l'Oulipo, Nietzsche, la semiologia, Heidegger, Walt Disney, lo strutturalismo, Giovanni Paolo II, il postomodernismo, l'appoggio alle lotte armate di liberazione, il pacifismo... Tutti quei suoi giochini filosofici paternalistici sulla "diversità", i "punti di vista", la "tolleranza"... Il tutto ficcato dentro e giocato diversamente a seconda delle opportunità e dei riflessi condizionati e delle priorità nello schema "diversità-tolleranza". Ma le cose non stanno così! Non c'è solo questo, perlomeno. Ci sono anche le forze. E le forze sono reali, non solo mentali o virtuali. E non è vero che non può darsi più alterità, movimento, che l'universo è bloccato, il pensiero è bloccato, che l'unica dimensione possibile è ormai quella terminale della rivisitazione e del depotenziamento, come hanno continuato a ripeterci per decenni le teorie tardonovecentesche. La vita, nel bene come nel male, a dispetto di tutti gli schemi consolatori, continua e continuerà a produrre lacerazioni, tragedie, conflitti, a riaprirsi e richiudersi attraverso lacerazioni. Lo schema diversità-tolleranza diventa un comodo rifugio per gli ipocriti e le anime belle. Non tiene né in termini di principio né nel movimento vivente. Ci sono dei momenti in cui è bene essere tolleranti, altri in cui è bene essere intolleranti!

Lo si è visto bene dopo l'11 settembre. E' inutile star qui a nascondere come sono andate veramente le cose. Lo sappiamo tutti, lo abbiamo sentito tutti. Difficoltà o incapacità di esprimere con sincerità radicale solidarietà e dolore per le vittime americane del massacro spettacolarizzato di New York, se non tra mille precisazioni e distinguo, ma cessazione dell'afasia solo quando sono cominciate a cadere le bombe americane sull'Afganistan. Anzi, prima ancora che cominciassero a cadere, prima ancora che i soldati cominciassero a partire, c'erano già i manifestanti che gridavano yankee go home e bruciavano le bandiere. Come il cagnetto di Pavlov, riescono a salivare solo così! Tutte le tessere che tornano finalmente al proprio posto. Lo schema mentale è salvo. E' inutile raccontarci delle frottole. Gran parte della sinistra è esattamente, anche se in modo rovesciato, dentro questo schema dell'identificazione gregaria e del rancore. E' accecata dal gioco dialettico prioritario e dall'antagonismo da rancore. Cosa c'è che non va in tutto questo? Io non sono meno critico verso la politica degli Stati Uniti di quanto lo siano i suoi critici più radicali, ma mi fa pena e orrore vedere tutte queste persone giocate in un modo o nell'altro dentro lo stesso schema ideologico prioritario, dialettico, che non prende dentro più niente e riconferma continuamente lo stesso schema e la loro natura gregaria dentro lo stesso schema. [...]

La guerra e la pace
Non c'è nulla, nelle loro parole e nelle loro azioni, di questa radicalità e di questa pietà. In compenso ci viene spacciata una visione edulcorata, superficiale e strumentale della vita vivente e del mondo. Un pacifismo non radicale, intermittente, ondivago e funzionale. L'ipocrisia di dire che bisogna perseguire sì la scheggia impazzita del terrorismo e assicurare i suoi esecutori e mandanti alla giustizia, ma solo con mezzi pacifici e per via legale. Come se non si volessero vedere le interconnesioni, le coperture e gli intrecci che ci stanno dietro e bastasse dire a queste persone: "Ehi, birichini, questa volta l'avete fatta grossa! Vienite qui che vi processiamo!" E quelli che corrono subito a consegnarsi con la coda tra le gambe! Questi sono solo alibi, vuote parole per sottrarsi alla durezza della realtà e proseguire nella propria propaganda all'interno di uno schema. O si ha il coraggio di dire a chiare lettere, onestamente, sinceramente, che il paese più potente del mondo deve prendersi un simile colpo e portarselo a casa, che in fondo gli sta bene, che provi anche lui che cosa vuol dire subire un atto di guerra sul proprio territorio e seppellire i propri morti sfracellati nelle viscere delle case bombardate, come è successo a tutti gli altri popoli, che se l'è meritato, che chi la fa l'aspetti, che ne tragga lezione per i suoi comportamenti futuri verso il resto del mondo. Oppure è meglio che stiano zitti. Perché non possono non capire che, come è sempre successo, un comportamento remissivo dopo un simile gesto di sfida verrebbe scambiato solo per debolezza e impotenza e, lungi dal portare a una maggiore distensione e mitezza, scatenerebbe al contrario nella controparte maggiore aggressività e baldanza. O la verità ce la dicono tutta oppure che stiano zitti! "Ditemi la verità o tacete!" gridava De Sade -uno scellerato ma che aveva comunque il coraggio di dire quello che pensava- dal fondo della sua prigione, in una lettera. Se questa disperata richiesta di verità venisse esaudita, che silenzio profondo regnerebbe nel mondo! Come si starebbe bene!

Che idea hanno costoro della vita vivente? Come se la sono fatta? Leggendo Paperino? E non c'è da farsi illusioni neppure su un'altra cosa: se gli Stati Uniti e il loro sistema di dominio imperiale venisse disarticolato e distrutto, cosa credono che succederebbe? Che, morta la maestra cattiva, tutti i bambini dell'asilo vivrebbero liberi e farebbero il girotondo felici e contenti? Le cose non andrebbero affatto così! Le cose nel mondo, sia nell'infinitamente piccolo che nell'infinitamente grande, stanno attaccate tra di loro - nel bene come nel male- anche attraverso la forza, l'energia. In realtà si aprirebbe un nuovo terribile periodo di violenze e di guerre. Ciascuna potenza periferica riaprirebbe i propri conti con il vicino, inizierebbero guerre devastanti per allargare le proprie zone d'influenza e tentare di prendere il posto della superpotenza caduta, per riempire col proprio corpo il vuoto che si è creato. Il tutto da parte di paesi dotati a loro volta dei più devastanti armamenti batteriologici e nucleari. Bisogna avere il coraggio di dirle queste semplici verità alle persone, non solo strumentalizzarle per avere quattro voti in più alle elezioni e continuare a campare come gruppi dirigenti coi quattrini del finanziamento pubblico in un teatrino ideologico politico così privo di verità, di visione, di forza!

Vecchi caproni, parassiti dei movimenti, che li svuotate dall'interno per riportarli dentro i vostri vecchi schemi. Vecchie bocche sdentate che non smettono mai di blaterare, ingannare. I vostri corpi aridi, liofilizzati rifioriscono solo a contatto con qualsiasi cosa liquida e nuova che si venga a formare. Che continuate a raccontare frottole ai ragazzini, a quelli che la Morante chiamava "i ragazzini", come avete fatto a suo tempo anche con me. Ma allora almeno ci dicevate che bisognava fare la rivoluzione, cambiare la vita, come sognava anche il delicato Rimbaud, sodomizzato dagli altri rivoluzionari della Comune, e noi lo dicevamo a nostra volta agli altri, e alcuni di noi sono usciti davvero dai cardini, altri no, non hanno messo in gioco niente, non hanno pagato niente, sono ancora lì, irresponsabili, inconsistenti, invecchiati, a vendere il loro fumo. Voi non siete né realistici né visionari, non fate né la politica né la rivoluzione. Continuate a galleggiare come turaccioli sulle contingenze e sui movimenti, sulle passioni e sulle illusioni e sulle sempre nuove ondate che il dolore della vita, la sopraffazione e l'ingiustizia continuano a suscitare nelle persone più sensibili e intatte. Perché la giovinezza, generazione dopo generazione, deve sempre venire tradita?

A forza di respirare poco i polmoni si atrofizzano, si soffoca! Anch'io voglio, naturalmente, la pace. In nessun remoto angolo del mio cervello esiste fascinazione estetica per la violenza. Ma le azioni umane, i movimenti delle menti e dei corpi, non si svolgono in un vuoto pneumatico dove non esiste la forza, l'energia, la resistenza, l'abrasione, la spinta e la controspinta. Le cose sono tutte attaccate tra di loro, la vita è in atto.

Viltà, funzionalità, non sono mai servite a riaprire spazi e creare futuro. La cultura italiana, nelle sue varie e apparentemente contraddittorie componenti, non ha quasi mai cercato proporzionalità, peso specifico, baricentro. Di epoca in epoca, nelle forme e nei modi sempre diversi che le forniva il bazar politico culturale del momento, ha sempre optato per l'approccio retorico, demagogico, la convenienza, la superficialità, il tirare a campare nel vecchio e collaudato schema di servaggio medievale e rinascimentale. Non ha mai veramente accettato e compreso chi cercava un approccio diverso. Le persone come Dante e Leopardi sono state sempre prima lobotomizzate e poi canonizzate.

La polvere
Dall'altra parte la boria tecnologica, l'arroganza, il disprezzo cieco e funzionale per l'avversario, per chi ha osato ergersi come avversario. Basta andare a prendere il giornale in edicola, di mattina, in questi giorni. Anche se entri a precipizio con le monete già pronte in mano per ridurre al minimo i tempi e non dover sentire quello che esce dalle cloache di molte bocche in queste settimane e quasi ti tappi le orecchie, non puoi impedirti di sentire piccole battute miserabili, provenienti da piccoli corpi ben vestiti di piccoli benestanti o che si ritengono tali. Che nascondono la propria paura e vigliaccheria dietro l'arroganza, che si difendono dal resto del mondo, da quello che è lontano da loro, che non capiscono. Un'orribile, piccola feccia di piccolo potere, di una bruttezza personale e morale indescrivibile e che persino Pasolini -con tutte le sue categorie politiche, estetiche e sociologiche- non sarebbe neppure riuscito lontanamente a immaginare. Ventre molle di ogni piccola, sporca avventura di questa nuova Italia se possibile ancora più ripugnante delle precedenti. Un'ondata di melma nascosta dietro semplificazioni retoriche e la consapevolezza di trovarsi dalla parte attualmente vincente del mondo. Disprezzo per l'arma odiosa del terrorismo, ma senza pensare, dimenticando di dire che la stessa arma è stata purtroppo usata un'infinità di volte nella storia della specie umana, contro il resto della natura, gli altri uomini, che tutte o quasi le nazioni che ora subiscono la stessa sorte l'hanno impiegata al loro nascere o durante altre fasi della loro vita, che da questa orribile cosa sono nate in molti casi le loro istituzioni, le loro legislazioni. Dalla guerra, dal terrorismo, dal terrore. L'unica differenza è che ogni cosa prende poi un aspetto diverso e una finalizzazione diversa nelle storie che, come si sa, vengono scritte dai vincitori.

E certo è che tutti o la più parte de' principati passati e presenti, scrive Leopardi, hanno avuto principio dalla forza o dall'artifizio e che tutti i troni d'Europa si possono, genealogizzando, far risalire a queste radici. Insomma com'egli è cosa certissima che tutto il mondo è il patrimonio della forza (sia fisica, cioè vigore, sia morale, cioè ingegno, arte ec. che è tutt'uno), e ch'egli è fatto per li più forti, ne segue che in una società stretta, inevitabilmente, qualunque forma se gli possa mai dare, i più deboli individui devono essere, furono sono e saranno la preda, la vittima, il retaggio de' più forti.
E prosegue: I lupi fanno società p. attaccare un ovile, ma i disegni ch'essi formano sì nel tempo di questa passeggera società, sì nel resto, e i vantaggi che essi, e tra essi massimamente i più forti, si propongono di ottenere, non sono sopra gli altri lupi, ma sopra le pecore. Se poi nella division della preda, nasce fra loro qualche discordia, e se in questa i più forti hanno il più, queste son cose accidentali e poco durevoli, e che non lasciano nei più deboli alcun rancore, perché la società subito si discioglie, sicché l'effetto della discordia si limita a quei pochi momenti, e in ultimo è maggiore l'utile che quei lupi hanno riportato da quella società, senza cui non avrebbero penetrato l'ovile, e maggior l'utile che i più deboli hanno ricevuto da' più forti che han combattuto tra di loro ec. di quello che sia il danno che quei lupi hanno riportato da tal discordia, e i più deboli da' più forti. Ma tutto l'opposto accade nelle società umane: dove i più forti non servono ad altro che a far male ai più deboli e alla società, e la superiorità qualunque di forze è sempre dannosa altrui, perché sempre (almeno oggidì, e per lo passato il più delle volte) adoperata in solo bene di chi la possiede.

Tutto questo disprezzo per l'avversario! Non parlavano così gli storici antichi dei nemici da loro affrontati e dei vinti! Disprezzo e disgusto per la povertà, il sudiciume, la polvere che si agita in altre parti del mondo, enfatizzato ancora di più da una lobby internazionale di miliardari al potere che stanno conducendo una lotta durissima e senza esclusione di colpi per il possesso e il mantenimento di sempre più larghe fette delle risorse e delle ricchezze del pianeta. La radice utopica della democrazia è andata perduta. La sua dimensione politica, anche di mistificazione se si vuole, ma anche di movimento, è stata svuotata. E non è improbabile che, di qui a non molto, in mancanza di una sua radicale rigenerazione, crolleranno anche le sue forme esteriori e funzioni.
Un disprezzo che nasconde una paura atavica di ritornare allo stesso punto, al sudiciume, alla polvere, da dove veniamo tutti. Disprezzo per la disperazione e per l'abiezione. Sarà forse perché sono vissuto anch'io nella povertà e persino nella miseria per una parte della mia vita, ultimo della fila assieme agli altri ultimi della fila, perchè conosco e ha fatto parte della mia vita e della mia pelle quella miscela di disperazione, fanatismo, ubriachezza e abbandono nel ventre della separatezza e dell'umanità senza sbocchi, senza speranza e senza riscatto, ma non riesco che a provare disprezzo per questa presunta superiorità basata solo sulla potenza di motori economici e codici culturali consolidati e svuotati e sulla macchina tecnologica e militare. E anche adesso, che non sono più povero, che non mi ubriaco più, mi sento vicino a questa forza melmosa che sta in basso e a questa sofferenza vivente più che a ogni altra cosa. E non ho vergogna o timore, di notte, a sedermi ancora vicino a loro, per terra, nella stessa polvere.

La miseria è biodegradabile. La merda, i corpi umani, gli stracci sono la cosa più biodegradabile che esista. Da quando, da una frazione di tempo infinitamente breve, gli uomini sono apparsi come specie sulla superficie di questo pianeta non hanno sollevato che impercettibilmente la crosta di questo minuscolo corpo che si è formato per esplosione e gravitazione nel cosmo. Pochi centimetri solamente: è questo lo spessore degli strati lasciati dalle varie civiltà e dalle ere che si sono succedute fin qui. Anche della nostra civiltà e della nostra epoca e della sua ferocia e potenza non resteranno archeologicamente che pochi centimetri di merda, di veleni, di scorie, di allucinazioni e di sogni. [...]

L'infinitamente piccolo
Intanto dentro di noi, anche in questo momento, all'interno dei nostri corpi, un numero enorme di cellule stanno morendo, si stanno sdoppiando. Anche dentro di noi è in atto una tensione orbitale, una guerra, senza esclusione di colpi. Eserciti di batteri combattono contro altri eserciti di batteri per il controllo delle risorse ambientali, mentre altri eserciti di plasmidi sono contemporaneamente lanciati alla conquista delle cellule batteriche da loro stessi infettate. Miliardi di microrganismi, nati da irripetibili casualità e combinazioni chimiche e che nelle loro continue trasformazioni hanno attraversato lo spazio e il tempo su questo microscopico pianeta che si è formato quattro miliardi di anni fa combattono e vivono attaccati con le unghie e coi denti dentro la nostra infinitamente piccola porzione di materia all'interno della voragine buia dell'universo. Stiamo correndo verso la morte, tutti assieme, anche adesso, io che sto in questo momento parlando e voi che state ascoltando, senza che le mie parole e i miei pensieri spostino di un millimetro questa corsa cieca, vivente. Quando usciremo di qui saremo un po' più morti di quando siamo entrati.
Noi non sappiamo niente di cosa siamo, di quanto succede veramente all'interno dei nostri corpi e all'interno del cosmo. Ci difendiamo o crediamo di difenderci mentalmente mediante piccoli schemi. Come di notte, mentre dormiamo, ci abbandoniamo ai sogni e alle altre attività elettriche che si accendono qua e là nelle poltiglie dei nostri cervelli, e non sappiamo da dove vengono, da quale calderone indistinto di materia primordiale in sofferenza, in tensione. Né dove vanno. E anche le nostre strutture mentali e sociali, coi loro giochi crudeli di comunicazione e di guerra, non sono altro che allucinazioni, tutta la nostra cultura e i suoi schemi sono solo come un piccolo sogno di un bambino atterrito in una stanza lontana all'interno di una grande casa di cui non sa nulla, che non conosce, da cui sente arrivare continuamente urla spaventose e rumori tremendi di devastazione.

L'infinitamente grande
Ma anche se allarghiamo enormemente il nostro campo visivo la nostra condizione di viventi è precaria, sbalorditiva. La vita della nostra specie si è formata da una frazione risibilmente breve di tempo e forse, se le cose continueranno ad andare avanti così, non durerà neppure altrettanto. Ci siamo alzati in piedi su due sole zampe soltanto due milioni di anni fa, un nulla in termini di tempi cosmici e persino rispetto all'età del nostro pianeta. Da allora a oggi, soprattutto in questi ultimissimi tempi, si è prodotta un'accelerazione formale catastrofica. Nessun'altra specie animale ha mai conosciuto una simile accelerazione. La nostra fragilità e aggressività hanno portato ormai a una situazione di collasso il nostro rapporto con l'unico mondo di cui disponiamo e che continua ad attrarci a sé con la sua gravità. Guardiamo per esempio gli insetti, mi diceva una sera un amico, vivono da almeno quattrocento milioni di anni, più di due milioni di specie diverse, una creatività di specie che noi non ci sognamo neanche, una prospettiva di vita assolutamente fuori dalla nostra portata. Siamo soltanto una delle ultime specie apparse su questo pianeta e saremo probabilmente una delle prime a scomparire, almeno nella forma attuale che ci caratterizza come specie, portando con noi le altre mille specie viventi che abbiamno distrutto nel nostro devastante rapporto col mondo. Piccole scimmie nude, infelici, cattivissime, le cui dinamiche mentali spingono continuamente a dominare distruttivamente il mondo in cui abitano, a farsi del male tra di loro senza venire neppure frenate da quei meccanismi di autoconservazione che in qualche modo funzionano per altre specie, all'interno di schemi mentali che, in mancanza di qualcosa che li renda vani o li scardini, sembrano ripetere in modi apparentemente diversi sempre lo stesso schema. Che non smettono di depredare, di ferire, di lacerare, di bombardare con mezzi sempre più devastanti le superfici di questo microscopico pianeta che ruota nel silenzio e nel buio cosmico, nella sua solitudine più totale. Nessun occhio che ci possa vedere, di altri esseri che orbitano assieme a noi in questa zona del cosmo, mentre ci annientiamo l'un l'altro, avveleniamo le acque che permettono il metabolismo ai nostri corpi formati quasi interamente di acqua, laceriamo la sottile camera d'aria dell'atmosfera che ci tiene separati e ci protegge dal resto del cosmo e ci permette il ricambio fisiologico attraverso il meccanismo elementare e potente della respirazione. Mentre corriamo a occhi chiusi verso l'allevamento genetico della specie e il trasferimento fuori da noi stessi delle nostre stesse funzioni sensoriali e mentali. Nessuno, esterno a noi, in qualche altro punto del cosmo, può vedere levarsi le fiamme e il fumo dalle superfici di questo piccolo pianeta martoriato e sovrappopolato sul quale una specie appena nata ha subito un'accellerazione e una crescita incontrollabile e abnorme, come una metastasi tumorale. Questa piccola porzione di materia rotante, che solo la nostra microscopica piccolezza può fare apparire enorme e che si sposta vorticando su se stessa e trae vita dalla presenza accanto a sé di una piccola stella di gas incendiato, è continuamente sconquassata da esplosioni sempre più potenti, nelle sue viscere sono accumulati arsenali in grado di distruggerla non una ma centinaia di volte, come se i suoi abitanti e chi ne detiene l'imperio non potessero trovare pace fino a che non saranno riusciti a spostarla dal proprio asse e dalla traiettoria gravitazionale che permette la vita alla nostra specie così come si è formata nello spaziotempo. Mentre il sole continuerà comunque a permettere la vita su questo pianeta ancora per alcuni miliardi di anni prima di cominciare a contrarsi, a raffreddarsi, a spegnersi, a diventare una nana nera, una massa fredda, buia, dura come il diamante. Ma prima si gonfierà enormemente, ci dicono ancora gli astronomi, diventerà una stella gigante. Al culmine della sua espansine il suo raggio sarà di duecendo volte maggiore di quello attuale, diventerà una nana bianca. Sulla Terra un paesaggio di lave in fusione, sormontato da un disco solare rosso che occuperà più di tre quarti del cielo. La sua temperatura supererà i 2000° C. Forse soltanto qualche microscopico animale, di qualche specie che noi oggi disprezziamo o ancora non conosciamo, annidata irriducibilmente nelle sue pieghe roventi, assisterà a questo evento. Non sarà un bello spettacolo! Meglio non esserci.

Gli scrittori nel cosmo
Qual'è la posizione dello scrittore, oggi? si sente chiedere da ogni parte.
La sua posizione è nel cosmo, nell'occhio del ciclone del cosmo.

  di G. Genna
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   data: 5 giu 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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