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  PAOLO NORI
Paolo NoriPaolo Nori, nato a Parma nel '63, vive a Bologna. Ha pubblicato Le cose non sono le cose (Fernandel, 1999), Bassotuba non c'è (DeriveApprodi, 1999; Einaudi, 2000), Spinoza (Einaudi, 2000), Diavoli (Einaudi, 2001), Grandi ustionati (Einaudi, 2001), Si chiama Francesca, questo romanzo (Einaudi, 2002).

Il quadro

In un'intervista Viktor Šklovskij racconta che una volta Mandel'štam aveva sfidato a duello Chlebnikov.

Chlebnikov aveva scelto Šklovskij come padrino, e insieme erano andati dal pittore Filonov, che era il padrino che si era scelto Mandel'štam. Quando son stati da Filonov, Filonov ha detto a Chlebnikov che questa idea del duello non era all'altezza del loro tempo.
Perché, gli ha chiesto Chlebnikov, secondo te cos'è, all'altezza del nostro tempo?
Guarda, gli ha detto Filonov, io ho dipinto un quadro, e adesso voglio che resti appeso al muro da solo, senza chiodi.

Dice Šklovskij che Chlebnikov a sentire così non si era per niente meravigliato E com'è andata? aveva chiesto.
Per adesso ho smesso di mangiare, aveva detto Filonov.
E il quadro? aveva chiesto Chlebnikov.
Continua a cadere lo stesso, aveva detto Filonov. Io passo le giornate a guardarlo, lo fisso, gli parlo, dico: stupido muro, che cosa vuoi ancora da me? Vuoi che venga assunto in cielo? Reggi il quadro. Niente da fare.

A me sembra che stabilire una relazione tra la letteratura occidentale e le azioni del governo statunitense o dei cosiddetti terroristi islamici sia come pretendere di legare il proprio regime alimentare all'indipendenza dalla legge di gravità di un oggetto come faceva Filonov. Che magari un legame c'è, però io faccio fatica a vederlo.

Le mie poesie non cambieranno il mondo, credo si intitoli una raccolta di Patrizia Cavalli, e l'idea che quello che fanno gli scrittori non incida sul destino del mondo a me sembra non solo ragionevole, ma ovvia, altrimenti dopo Il buon soldato Sc'vèik di Hašek non ci sarebbero eserciti, dopo I demoni di Dostoevskij non ci sarebbero terroristi, dopo La morte di Ivan Ilic* di Tolstoj la gente ai funerali si comporterebbe bene.

Se noi crediamo che il nostro scalpello prima dell'undici settembre fosse così robusto da permetterci di tirare dei colpi che avrebbero lasciato il segno in quella sfera là, quella della macropolitica, o di incidere sui comportamenti di una parte significativa della popolazione, secondo me ci illudiamo. Il nostro raggio d'azione a me sembra limitato, il nostro scalpello su quella scala mi sembra sia sempre stato debole, un po' per via del fatto, e qui parlo per me, che siamo minuscoli, un po' per via del fatto che ti capiscono solo quelli che parlano la tua lingua, e sono pochi.

E inversamente.

Se noi crediamo che una situazione di crisi politica ci indebolisca, secondo me ci sbagliamo. Da uffici insignificanti ai margini di un impero e dai buffet delle stazioni ferroviarie sovietiche sono saltati fuori i più bei romanzi del novecento, penso a Kafka e Erofeev.

Quanto al fatto che gli scrittori non pensano, può darsi, ma a me primo, non sembra che il pensare sia un'attività che si riferisce agli scrittori come il volare agli uccelli, casomai ai filosofi, e io, non so voi, ma io non invidio i filosofi, secondo, mi viene in mente Somerset Maugham quando scrive Sono piuttosto schivo di qualsiasi posa d'indignazione morale, v'è sempre un elemento di autoapprovazione che la rende ridicola agli occhi di chiunque abbia un po' di senso dell'umorismo.

Cioè secondo me nella semplicità a cui mi vien da ridurre la questione io credo che dopo l'undici settembre gli scrittori debbano cercare di scrivere dei bei libri come dovevano cercare di fare prima, dell'undici settembre. Cioè secondo me il convegno sull'undici settembre sarebbe stato meglio non farlo.

Sarebbe stato più interessante trovarci a parlare della funzione della ripetizione nella lingua della prosa, o dell'angustia della gabbia sintattica dell'italiano standard, o delle difficoltà connesse alla stesura di un romanzo a tesi, perché almeno erano cose delle quali, forse, avremmo saputo parlare, invece dell'undici settembre secondo me non ne abbiamo parlato bene, ma non perché non siam bravi, io ho proprio l'impressione che sia un fatto di strumenti, che non avevam gli strumenti, ci mancavano i chiodi e senza chiodi noi per il momento mi sembra non siamo capaci, di far stare su il quadro.

  di G. Genna
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   data: 5 giu 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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