Ne Il silenzio di quelli che non c'entrano niente, Thomas Katharris ci aveva terrorizzato con il personaggio di Harnibal Leciter, uno psicopatico toscano che, affamato di lecitina di soia, pappava qualunque cosa si trovasse nel raggio di un metro, sperando che fosse ipocalorico. La poliziotta Clarence(!) Sterlina si metteva alla sua ricerca e lo arrestava mentre, in una zona isolata della Maremma, Harnibal era intento ad azzannare una capra: non era una capra, era Maria Teresa Ruta! Clarence Sterlina si lanciava sul dottor Leciter, che però scappava, urlandole dietro il resoconto di una seduta psicanalitica. Fuggito in Sudamerica, Harnibal chiamava il 12, chiedeva e otteneva il numero della polizia italiana, telefonava e diceva che era in Sudamerica con un amico per cena (Amedeo Goria). Ora Thomas Katharris ritorna con Harnibal, la puntata finale della sua orrenda(!) saga. Cosa accadrà ad Harnibal Leciter? E a Clarence Sterlina? Scoperanno insieme? Se magneno? Se bbeveno? Se ddormeno? Mah... Ecco, in quattro puntate, la storia allucinante di questo genio del brivido (chi? Thomas Katharris? Pacciani? Giletti?).
Harnibal aveva finito la cena e ruttava rumorosamente: una stringa delle scarpe di Amedeo Goria non voleva andargli giù. I rutti avevano richiamato l'attenzione di Clarence Sterlina: erano troppo, troppo rumorosi, e Clarence si era subito imbarcata da Fiumicino per Buenos Aires, aveva preso un battello (ebbro), era sbarcata a Bariloche, da dove provenivano gli orridi singulti del Cannibale.
Intanto Harnibal stava prendendo un caffé insieme a un'allegra compagnia di amici ex gerarchi nazisti rifugiatisi a Bariloche, ma il suo sesto senso (infallibile) gli suggerì che lo zucchero era troppo poco. Clarence Sterlina, pistola in mano, occhialoni agli infrarossi (che non servivano a niente: era pieno giorno), stava spiando dalla finestra. Ma era la finestra del bagno, quindi tutto quello che vide fu un water scrostato. "Dannazione!" pensò tra sé e sé Clarence, "e il bidet dov'è?". Il bidet non c'era: un nuovo capitolo degli orrori personali del dottor Harnibal Leciter.
Del rumore assurdo proveniva dal salotto: erano i nazisti che si erano messi a ballare insieme una polka. Vestiti da schuetzen, con le birre in mano e gli knodel in bocca: una visione spaventosa per l'agente Sterlina... Harnibal osservava la scena, sprofondato nella poltrona, un sigaro in bocca... Ma non era un sigaro! Mio dio! Era un dito di Amedeo Goria! Che orrore! (Amedeo Goria è il personaggio più orrido di questo libro).
C'era poco tempo. Clarence Sterlina, urlando come un'ira d'Iddio, si tuffò attraverso il vetro, rotlò sul tappeto, rotolò in anticamera, sfondò la porta sul retro e finì nella fossa biologica della casa del dottor Leciter. I nazisti erano allibiti: "Che insetto era, dottor Harnibal?". Il Cannibale, il volto impenetrabile e la bocca che succhiava il dito di Amedeo Goria, aguzzò la vista e fece il vago: "'un lo so miha" disse con tono posato. Non poteva sputtanarsi di fronte ai suoi amici...