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IN DIFESA DI PASOLINI
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PPPPier Vincenzo Mengaldo è un critico. Di cosa? Di un po' di tutto. Ha studiato bene la metrica, la prosa, l'italianistica in genere. Incomprensibilmente, era amico di Fortini e di Sereni ed è tuttora amico di Zanzotto. Perché incomprensibilmente? Beh, perché i summenzionati avevano teste grandi, sguardi infiniti; il vivente, dei tre, possiede ancora queste invidiabili qualità. Mengaldo invece no. Ha pubblicato una celebre Antologia della poesia del Novecento e si è molto arrabbiato quando i Meridiani hanno fatto uscire, a cura di Maurizio Cucchi, il secondo volume, che ha avuto altrettanto successo, completando il profilo poetico di questo secolo. Mengaldo se l'è presa sul serio. Siccome pensa di essere una sorta di vate, ha preso il telefono e ha strigliato la curatrice dei Meridiani. Insomma, gliel'ha giurata. Adesso che la curatrice dei Meridiani manda in libreria il secondo volume delle opere complete di Pasolini, Mengaldo ne scrive la recensione e la fa pagare alla Mondadori e a Pasolini.
Cosa dice Mengaldo sul Corriere? Dice che Pasolini era un pessimo narratore, che i suoi romanzi, al palato padoàn di questo critico, sono risultati indigesti, perfino "illeggibili". E' come se Andrea Pezzi, su Repubblica, dicesse che, a lui, Pavese annoia da morire.
Ma, francamente (dio mio!, Mengaldo... Un "ma" a inizio periodo?!): c'è un motivo per cui sul Web dobbiamo parlare di Pier Vincenzo Mengaldo? Ovviamente no. Perché il Web costituisce una delle barriere che gente come Mengaldo non riuscirà mai a superare. Crediamo fermamente nella capacità della Rete e dei suoi facitori di farla finita con le cricche, le mafiette, le assurde gilde che consumano il parquet dei salotti buoni, strascicando piedi che hanno trent'anni ciascuno. Pier Vincenzo Mengaldo è il prototipo, il deposito alchemico di questa boria da terrazza. Se è vero che in tutte le arti, ormai, gli esecutori riscuotono più successo dei compositori (oggi l'idolo delle folle è Muti, non Beethoven), è vero anche che i critici letterari NON sono gli esecutori di alcunché. Sono, nel migliore dei casi, dei validi aiuti, delle lampadine nel labirinto delle pagine. E tuttavia, questo non è il caso di Mengaldo. Giudicate un po' voi.
"Una filza di «Meridiani» dedicati all'opera completa (!) di Pasolini possono sembrare troppi; un mio valentissimo amico mi diceva giorni fa che proprio Pasolini č un autore che guadagnerebbe molto da una scelta rigorosa". No, dico: ma vi rendete conto? Questo sillogista in pantofole, che a vederlo in televisione (sempre in premi letterari, seduto tra i giurati...) appare come una versione composta dell'etilico Veronelli, arriva all'alba del Duemila e dice cose come "filza", fa capire il suo sdegno con ineffabili punti esclamativi tra parentesi: e, oltre tutto, sta parlando di Pasolini! Infatti continua, il critico triveneto: "Ma c'č poco da fare: il noiosissimo «mito» di Pasolini, coi suoi nessi con moda e mercato, resiste ben solido". Perfetto: arriva uno che dice "filza" e ha un "valentissimo amico" e parla di Pasolini come un mito "noiosissimo".
Il teorema mengaldiano è tutto qua. Siccome Mengaldo è un critico di scuola formalista, nella forma lui individua le aporie, e con la forma le discute. Mette zucchero qui e là, e inocula fiele un po' dappertutto. Così, forte del contrastato amore tra Pasolini e Fortini, Mengaldo richiama le argomentazioni di quest'ultimo per sottrarsi "alla agiografia del gregge dei pasoliniani". Ma chi sono i pasoliniani? Che cosa è realmente rimasto dell'eredità di Pasolini, al giorno d'oggi? Ecco cosa Mengaldo vorrebbe che fosse rimasto: lui stesso, sotto il riflettore, col suo impegno di critico marxista che di marxista non ha più nulla, perché sono noti a tutti, fuori e dentro l'Accademia, i raggiretti che i Professori compiono tra concorsi per ricercatori e pubblicazioni a punti: una lotta di classi scolastiche ben diversa dalla lotta di classe. Se qualcuno dicesse a Mengaldo che l'eredità di Pasolini l'ha presa sulle spalle una certa componente dell'underground, state sicuri che il filologo patavino correrebbe in edicola a chiedere una mappa di Londra, per studiarsi gli snodi della metropolitana londinese.
Alla fine, concordiamo col manifesto della Piccola Editoria contro Godzilla, aggiungendo, tra le scaglie del lucertolone, anche il morto pensiero degli accademici patentati come Mengaldo, Garboli, Segre, Santachiara: gente che non appare come carta luccicante sul pacco regalo dei libri all'hard discount, ma che - ve lo garantiamo - sta sul lato interno del suddetto pacco.

La pensa così il Vostro

Poeta Freddo

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