 | | FABIO FAZIO: SARTRE+PIMPA=LABRANCA |  |  |
Arriviamo puntuali a casa Fazio troviamo la porta aperta, nessuno risponde. Noi entriamo lo stesso. Scavalchiamo le colonne di album Panini e di album Quindici, aggiriamo la colonna di barattoli in vetro di marmellata Menz & Gasser, passiamo attraverso le cartine (lasciate per terra) delle caramelle Baratti al gusto ratafià, costeggiando la parete dove sono appesi il poster di Rummenigge che fa pubblicità ai formaggini bavaresi e il manifesto dei jeans Jesus. Eccolo qua Fazio! Sorride come una birba da dietro la casetta della famiglia Kelly.
Ah ah ah! Fazio: ti stavi nascondendo, eh? Ci hai fatto lo scherzo...
Sì. Sìsì. Lo sai che sono un birbante, mi piace fare gli scherzi. E' una barba, stare ad ascoltare gli intellettuali, in radio e in tv bisogna essere più dinamici e creativi, bisogna fare come me e Tommaso.
Chi sarebbe Tommaso?
Tommaso Labranca! Il mio consulente! E' quello che sembra un cricetone trapunto di tartan, che sta sempre seduto nelle mie trasmissioni. Un fico, un vero scrittore. E' lui che mi ha detto che Heidegger dice, in altro modo, le stesse cose che dice Topolino. Ha ragione, non lo sapevo, prima non avevo mai letto Topolino...
Quindi ti aggreghi anche tu agli altri intellettuali italiani che ripudiano la vecchia cultura e ne propongono una nuova, più vicina alle esigenze del pubblico?
Certamente. Ci siamo aggregati così, spontaneamente. L'altra sera squilla il telefono, ma io non capivo quale. Ne ho due, in casa: quello rosa della Barbie (una chicca che mi ha dato Tommaso) e uno di quelli vecchi e beige di plastica col disco a rotazione per i numeri (un tommaso che mi ha dato Chicca). Poi capisco quale dei due squilla: è quello della Barbie! Alzo la cornetta e rispondo. Dico: "Chi sei, Ken?". Dall'altra parte silenzio. Dico: "Allora sei Big Jim, l'amante...". Dall'altra parte, zitti. Faccio: "Non sarai mica un Gi-ai-giò vero? Non vale, i Gi-ai-giò sono venuti dopo...". Allora risponde una voce piuttosto incazzata, che dice che è Luciano Moggi. Io gli dico: "Lucianone! Che piacere! Vieni da me in trasmissione, così parli del tuo film preferito, ci dici se scegli la Tratto Pen o la Bic, se ti ricordi quando gli After-Eight erano spariti dai negozi...". Lui mi dice che sono uno stronzo e che se non la smetto mi spezza il gilè. Io scoppio a ridere, lo abbraccio alla cornetta, gli dico che è mitico, se si ricorda, se vuole acquistare Palanca o Savoldi, se il prossimo allenatore della Juve è Bersellini. Lui butta giù. Così, tra amici, è nata quest'idea di una nuova corrente intellettuale per svecchiare la cultura italiana.
Che rapporti hai con gli altri intellettuali del gruppo? Per esempio, con le tette di Anna Falchi?
Oooooooh... Oooooh... Hai detto tette... Ha detto tette... Ma sono parolacce, non si dice tette... Tonino Carino, hai sentito? Ha detto tette...
Anche Tonino Carino si lamenta dello stato in cui versa la narrativa italiana contemporanea?
Certo. Tonino è un mito, è un grande. E' stato il primo tra noi a leggere le memorie di Costantino Rozzi, un capolavoro postmoderno ambientato negli stadi di calcio di Ascoli. Ricorda Pynchon, in una lingua simile a quella di Gavino Ledda. Fantastico, dovrebbero dargli un Nobel...
A chi? A Tonino Carino? O a Tommaso Labranca?
Ma sono la stessa persona! Uuuuuh, c'eri cascato! Non te n'eri accorto!
Anche Brosio è la stessa persona?
Certo! L'unico a non essere la stessa persona è Baglioni. Baglioni è un'altra persona, una che si veste di nero e fa "oh-oh" mentre cantano i Pooh, Shel Shapiro, Rocky Roberts, Mal dei Primitives. Tra l'altro Mal, al secolo Paul Bradley, era innamorato di Tamara Baroni, quando catava Furia cavallo del West. Te la ricordi la sigla? Vuoi che te la canti? So tutte le parole...
Per favore, Fabio, no. Rin Tin Tin, la sigla, te la ricordi?
No, però mi ricordo Orzowey e Woobinda. Due straordinari manifesti esistenzialisti, due excursus storiografici della contemporaneità che riflette su se stessa.
E Jeeg?
Un inno alla riscossa dei cardiopatici con by-pass. Ti ricordi? "Jeeg va, cuore e acciaio, Jeeg va...". Bellissimo.
Insomma, vedi rosa per la letteratura italiana del futuro?
Sì, rosa, dello stesso colore di quei piumini antipolvere sintetici che vendevano al mercato nei Settanta, ti ricordi?
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