 | | IL LIBRO |  |
Cosa c'è meglio del sesso? Com'è possibile che un essere eroticamente repellente com'è Andreotti, per fare un esempio, viva felice e prospero? La risposta la dà Hunter S. Thompson: meglio del sesso c'è solo il potere. Non le droghe (la risposta più naturale per questo discolo d'America). E nemmeno la bizzarria di un esaltante trip esistenziale (la vita di Hunter è un esaltante trip esistenziale). No: meglio del sesso è diventare Presidenti degli Stati Uniti. In servizio da millenni, ormai, schierato anima e corpo con le schiere del "gonzo journalism" (un'invenzione tutta sua, il reporter schizzato che fa l'on the road nella media e alta società americana), Hunter S. Thompson ha deciso di contagiare di paura e delirio Washington, dopo avere invitato tutti a un viaggio lisergico e cattivo in quel di Las Vegas. Sia detto che Hunter ha le carte per intraprendere questa vorticosa opera di revisione, anzi di visione, di cosa sia la politica americana, col suo tragicomico corollario di imprese grottesche e ipocrisie indegne. Il vecchio Hunter, infatti, ben prima di Luther Blissett e di Pravettoni, si era candidato per scherzo alle elezioni di sceriffo di Aspen, ridente cittadina del Colorado che fa da parco dei divertimenti per neoricchi a stelle strisce. Correva il 1970, e il Colorado si svegliò nel bel mezzo di un incubo: le statistiche davano Thompson per vincente. Il suo programma era delirante e beffardo: cambiare il nome di Aspen in Magnamagna, punire corporalmente gli inquinatori dell'ambiente, portare a livelli dignitosi (;-D) il consumo di droghe in città. Alla fine Hunter perse per pochi punti percentuali (cinque, per la precisione), ma l'America fu scossa dal paradosso politico che il "gonzo" aveva messo a nudo.
E' da anni che Hunter segue le campagne elettorali. Per esempio, quando McGovern perse contro Nixon, era nella sala dei bottoni del senatore democratico al momento in cui venne identificato il colpevole della clamorosa disfatta in Arkansas: era un ragazzino, "un vero imbecille", uno che "non lavorerà mai più con noi", e che si chiamava Bill Clinton. E' l'inizio di una retorica esilarante che segna le diversioni pazzesche e l'acidissimo umorismo di cui è capace Hunter: non si salva niente e nessuno, in questo bilancio su vent'anni di politica americana, condotto a colpi di aneddotti scandalosi, pezzi di giornale e magazine, frammenti di televisione dove spunta la cofana globalista di Clinton, il volto da Medea a Tiffany di Gennifer Flower, George Bush Sr. definito come "un delirante sacrificio umano", la vendetta del marchese De Sade come allegoria politica finale, fax inviati e ricevuti, bigliettini memo, le intimidazioni del clan Clinton, l'ammissione che Hunter stesso è il killer di JFK. Un delirio? No, una scossa di terrore destinata a propagarsi nei cervellini di chi crede che la democrazia sia un semplice, pulitissimo affare.
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