Vanno in alto, sembrano non fermarsi più, poi scompaiono, dimenticati come certi regali banali banali. Si riscoprono, impolverati e in se stessi assurdi, un po' ingialliti, anni dopo. E' l'indegna fine che fanno i bestseller di Natale. Non osiamo immaginare che fine faranno i libroni di Forattini, di Camilleri, del Bariccone, una volta che le feste siano trascorse e i cervelli ingrassati. E provare qualcosa di diverso? Difficile, ma possibile. Ecco quattro proposte che la Società delle Menti avanza discretamente. Libri pronti a vendere molto; però, libri belli, scritti da grandi autori, e che vivranno, anche ingialliti, di una propria e autonoma iridescenza anche quando il Natale sarà dimenticato.
Abraham Yehoshua Tutti i racconti
Einaudi
34.000 lire
Laicismo e stupore, inettitudine e orgoglio, virtù e vizi: movimentato e variegatissimo è il panorama umano che la letteratura di Abraham Yehoshua percorre e agita, densissimo di figure memorabili, sia che il Poeta Che Continua A Tacere li profili di scorcio e di sfuggita nei suoi racconti, sia che scelga la via impervia e strutturatissima dei suoi romanzi lunghi. Così, se vista in una prospettiva organica, la letteratura breve di questo grandissimo autore israeliano diviene il brodo primordiale, lo stato germinativo in cui maturano le trame e le figure che fanno da perno a tutta la narrativa maggiore di Yehoshua. A maggior ragione questa prospettiva unitaria appare lampantemente efficace se si hanno davanti gli straordinari racconti dell'autore di Ritorno dall'India, autentici romanzi brevi, crepitanti dello scetticismo bruciante e passionale di un autore che merita da anni il Nobel. Stanchi, esausti, disillusi e silenziosi, i personaggi di Yehoshua sono infaticabilmente logorroici nel loro interiore monologare, nell'infaticabile logorio che li trascina da un evento all'altro, da una banalità all'altra, da una normalità inquieta e provvisoria a una definitività profondamente inumana e accolta, nonostante tutto e oltre tutto, nel seno della propria vita.
Materia e James si amano. Lei è minorenne, lui ha trentatré anni. Lei è di origine libanese, innamoratissima. La loro storia inizia con una fuga d'amore, ma finisce nel dramma, multiplo e oltremodo tragico, che riassume un'esistenza di coppia fatta di incomprensione, incomunicabilità e ipocrisie. Il matrimonio tra Materia e James brucia velocemente gli entusiasmi e l'intensità degli esordi, si trascina, fino alla nascita della prima figlia, in un'atmosfera spettrale, silenziosa, in cui regna sovrana la grigia routine che ispessisce una vita comune, stracolma di dolore non espresso. La nascita della piccola Kathleen non farà altro che sprofondare Materia in un inferno privato, del tutto assente l'affetto per la figlia, il rapporto ormai esausto con James. E, nonostante questo, ci si trascina avanti, in una normalità non priva di dinamica e colpi di scena, fino a quello ultimativo, costruito come l'epilogo di una tragedia classica. Ann-Marie MacDonald, scrittrice e autrice di teatro canadese, potrebbe essere la rivelazione di quest'inverno, emulare, con Chiedi perdono, i fasti editoriali della Schine, quando uscì da Adelphi.
"Non lo nego: sono ricoverato in un manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo, quando non mi toglie gli occhi di dosso perche' nella porta c'e' uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere non puo' penetrarmi perche' lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti...". Benvenuti nel vivo della scrittura del premio Nobel Grass, in questo libro decisamente al suo meglio, potente sul versante del realismo crudissimo di cui è capace, e indefettibile anche rispetto alle metafore incisive che è in grado di costruire. La storia: Oskar Matzerath è nano, mistico, assediato da un delirio paranoide che non gli dà tregua. Si porta sempre dietro, appeso al collo, un tamburo di latta, che ritma la rievocazione della sua drammatica e allegorica esistenza: quella di un uomo che si è rifiutato di crescere, per odio contro suo padre e contro il mondo, una palude folle che sembra uscita da una tavola di Bosch. Preveggenza, irrazionalità multiple, leggende che gravano sul libro come una bruma notturna in campagna: il mondo del tamburino è meno di latta di quanto ci si aspetti da un contemporaneo, e per di più tedesco.
Un nuovo caso per Harry Bosch, detective della Omicidi di Hollywood, nella citta dove gli angeli si bruciano prima di potere volare verso altri lidi. E' quello che è successo a Bosch: dopo il caso del Bambolaio, che lo rese un eroe, l'indagine degli Affari Interni lo ha segregato in un posto infernale come la divisione Rapine & Omicidi. Eppure, a sorpresa, viene affidato a lui il caso più importante dal processo a O.J. Simpson, un evento in grado di riportare L.A. ai tempi della rivolta legata a Rodney King. Hanno ucciso un potentissimo: l'avvocato Elias, un leguleio di colore che stava scalando le gerarchie politica con le sue cause roventi (tutte vinte) intentate contro il Distretto. Chi lo ha ucciso? Sono stati dei poliziotti? Los Angeles esploderà? E Bosch riuscirà a tenere in vita il suo traballante matrimonio, intessuto di nichilismo e disperazione? Connelly è al suo meglio. La traduzione fa schifo, probabilmente come la lingua originale utilizzata dall'ex giornalista americano. Ma la costruzione e i colpi di scena fanno del Ragno il miglior thrilling dell'anno.
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