Le classifiche hanno rotto le palle, un po' come la tiritera del nuovo Millennio. Per cui non le facciamo. Ci limitiamo alla vecchia e cara tradizione dei consigli di lettura? Allo shopping? Allo struscio domenicale in libreria? Nemmeno. Ecco come la vediamo noi di Società delle Menti. Smaccati e partigiani, con un debole per il Postmoderno e i figli dei suoi figli. Con una smodata passione per la tradizione letteraria americana. Con un occhio attento all'avanguardia poetica (che non c'entra niente con quella storica) della nuova poesia italiana. E con un senso vago di gratitudine e bilioso astio per le analisi più random e anticonformiste negli anni dello yogourt cerebrale: cioè, i nostri anni.
ORIENTAMENTI: IL CANONE
Con ognuno dei suoi molti libri, Harold Bloom, massimo teorico e critico letterario anglosassone, ha suscitato polemiche e clamori. Tanto più lo ha fatto e lo farà con questo suo Canone Occidentale, personale ma convincente classifica degli scrittori: dell'Occidente, appunto, e tuttavia di valenza universale. Al centro di questa sua "rosa mistica" Bloom colloca infatti quello che ritiene il supremo autore di ogni tempo e luogo, William Shakespeare, ponendogli immediatamente accanto Dante Alighieri. Tutti i creatori, sostiene, hanno dovuto impegnarsi in un "agone" con il "centro del Canone". Perché tutti sono stati "plagiati" in potenza, assillati dall'"ansia dell'influenza", per sottrarsi alla quale, affrancandosi dai predecessori e tentando di superarli, hanno dovuto a volte ricorrere a strazianti rimozioni, come fece Freud nei confronti di Shakespeare. Il Canone di Bloom è destinato a imporsi e durare? Le grandi epoche, anzi vichiani "ricorsi" in cui si articola, culminano oggi in un'Età caotica nella quale Bloom legge il preannuncio dell'apocalittico "ricorso" di una nuova Età teocratica con la censoria messa in mora dell'estetico in nome del politically correct, espressione del "risentimento" verso l'assoluta, anarchica, intollerabile libertà della scrittura. Harold Bloom, Il Canone Occidentale, Bompiani, 60.000 lire/17.000 lire
NARRATIVA
In Italia è morta, oppure non è mai nata. E' "sempre stata un po' sospetta di consenso all'esistente" come osserva Mengaldo. Però la narrativa straniera non dà adito a dubbi: è la letteratura migliore e più incisiva del dopoguerra. In particolare quella americana. Nomi? Capote, Pynchon, DeLillo, Ellroy. E prima? Alcuni irrinunciabili: Kafka, Joyce, Mann, Borges. E due nuovi entrati nella galleria degli autori in Società delle Menti: Walser e Hrabal.
La tesi partigiana è questa: nessun'altra tradizione poetica ha agito così all'avanguardia come quella italiana, nel Novecento. Fuori i nomi: Montale e Ungaretti sopra tutti. Poi: Sereni e Zanzotto. E si affaccia la Nuova Poesia, con una consapevolezza critica e strutturale potente: Riccardi e Benedetti ne sono i due massimi rappresentanti. Due nuovi autori entrano in Società delle menti: sono Giorgio Caproni e Valerio Magrelli.
David Foster Wallace - Ha fatto una cosa divertente, ma giura che non la farà mai più. David Foster Wallace è stato pagato da un magazine Usa per un reportage di viaggio in una crociera di massa. Ne è uscito un delirio che identifica la fiction con la realtà, e compie un impietoso oltraggio al nostro presente: quello di ritrarlo per ciò che è. Tra le molte proposte che si potevano fare, questa incursione pop è forse la più grottesca: e, quindi, la più carica di verità.
PKD: tutti i bug
del millennium - Il futuro l'ha inventato lui. PKD, il genio di "Ubik" e di "Blade Runner", non smette di affascinare e di creare proseliti. A maggior ragione da quando si sa
che, dietro i suoi incubi, c'è un cosmo allucinato di deità informi...
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