Ghost Dog (alias Forest Whitaker) è l'affascinante seguace di un codice samurai, che vive e si vendica attenendosi alle leggi degli antichi maestri. Il suo ascetismo finisce per entrare in collisione con il mondo dei suoi padroni: un clan di mafiosi italo-americani, uomini che vivono secondo un codice ridicolo e che vengono dipinti come macchiette da cartone animato. Lo scontro inevitabile tra questi due codici produce scintille, violenza e anche un sacco di risate (a denti stretti, ma pur sempre risate): Jim Jarmusch è tornato infatti sugli schermi dopo circa un lustro - il suo ultimo film era Dead man (1995) - con un lavoro dove l'umorismo noir e sarcastico la fa da padrone. Di Ghost dog non vi dirò di più, per non togliervi il piacere della sorpresa davanti a una macchina scenica costruita come una sorta di matrioska cinematografica. O meglio, di composizione jazz: Jarmusch mette insieme diversi tasselli (il cartoon, il noir, il film di mafia, quello d'azione, l'apologo etico), che finiscono però per suonare una musica unitaria. Un mosaico perfetto, la cui visione provoca nello spettatore l'estasi della citazione: dallo spaghetti western di Leone a Kurosawa, da Le samurai di Melville ai riferimenti a libri come Frankenstein, Don Chisciotte o Rashomon, la sfida è riconoscere tutti gli omaggi con i quali Jarmusch ha farcito questo film.
I tanti fans dell'ex ragazzo terribile del cinema indipendente Usa sono insomma autorizzati a tirar fuori dal frigo le bottiglie di spumante e festeggiare il lieto evento: sembra che la pausa abbia fatto davvero bene a big Jim, facendogli ritrovare l'ispirazione dei suoi momenti migliori. Per intenderci, quella di Permanent vacation, Stranger than paradise, Daunbailo' o del cortometraggio Coffee and cigarettes III. Tanto che gli utenti dell'Internet Movie Database hanno già inserito Ghost dog nella classifica dei 250 migliori film di sempre con una votazione di 8.1 su 10. Il che lo mette nella stessa posizione di titoli come Ran, Le iene, Fargo o Blade runner.