Tutto è cominciato con un concorso assurdo, figlio dell'amore sconfinato e decerebrato che Gianluca Nicoletti nutre per le metafore decadenti, per le allegorie barocche e mortuarie. Golem presenta otto immagini di Bambini Tristi (date un occhio alla sconvolgente serie di icone), andando a scovare archetipi sepolti nell'inconscio collettivo: Il Topolino, La Coniglietta, La Mistica, Stivaletti Rossi, Il Cavallerizzo in dolce vita, I due Piloti a pedali e il Triciclista con il grembiulino. Bisogna indovinare le identità dei suddetti, come in un folle gioco a premi con fagioli gestito dalla Carrà. Le ipotesi si sprecano, i golemaniaci si esaltano, le identità rimangono segrete (un segretino? Nicoletti è il Triciclista in grembiale). Incomincia a dilagare il tormentone, che va ad affiancare altri celebri predecessori (dalle Trobe del Faraone portasfiga alla Voce metallica del Golem). La redazione della trasmissione radiofonica viene sommersa da foto di Bimbi Tristi, che chiedono vendetta da un passato asperso degli albori del Boom economico tricolore e del Consumo di massa. Viene escogitato un metro assurdo per misurare la melanconica mestizia delle iconcine di pubertà luttuose: il Palloncino Marrone del Tristometro. Il successo è inarrestabile. Migliaia di ex Bambini Tristi vogliono essere vendiacti. Il Tg1 si occupa del caso e intervista Nicoletti. Il Corriere della Sera replica il giorno dopo. E Clarence corre in aiuto dell'affannata redazione di Golem.
Alla radio «Golem» lancia il concorso dei bimbi tristi
Una gara tra foto di bambini tristi alla radio. È l'ultima provocazione di Gianluca Nicoletti e di Golem, programma su vizi e virtù del mondo della comunicazione di Radiouno (dal martedì al venerdì alle 8.35): parlare di immagini alla radio.
Perché bimbi tristi? «Tutto è nato da un concorso sul nostro sito Internet - spiega Nicoletti -: bisognava riconoscere cos'erano diventati 8 fanciulli ritratti in foto degli anni Sessanta. Quelle immagini messe una vicina all'altra mi hanno dato l'idea per il titolo del gioco: "I bambini tristi". La mia generazione è stata sottoposta a vessazioni di ogni tipo davanti alla macchina fotografica: dallo scatto con il leoncino in braccio a quello in maschera, alle immagini della prima Comunione. Poi i "golemaniaci" hanno spedito le loro foto e ora abbiamo una specie di antologia on line di quei tempi».
Ma chi non ha Internet non vede le immagini e non capisce quello di cui si parla in onda. «Il mio obiettivo è quello di creare una maggiore interazione con gli ascoltatori. C'è il sito www.grr.rai.it/golem, una chat in rete e la trasmissione che si completano a vicenda».
E ogni foto viene corredata da una didascalia di autopresentazione e da palloncini marroni che, come i pallini per la critica dei film, sono il giudizio della redazione. «Li abbiamo scelti come simbolo della tristezza: in ogni scatola c'era il palloncino triste, quello di un colore improbabile appunto come il marrone». E aggiunge: «Da quelle immagini emerge anche un ritratto della società di allora: le scarpe ortopediche, i calzini di cotone che cadono, certi atteggiamenti dell'Italia che andava incontro al boom economico».
I bambini di oggi, passate quelle mode iconografiche, sono salvi? «Oggi la tortura sono i casting per pubblicità e trasmissioni tv. I piccoli dei nostri giorni si confondono con quelli belli e perfetti della pubblicità: forse fra 20 anni li vedremo come mostri».