E' stata una riunione di redazione estenuante, durata a lungo consumando nottetempo sigarette e caffè. Alla fine, però, l'imprinting democratico di Clarence ha fatto effetto e le discordanze si sono appianate. C'erano da scegliere le cinque immagini dei bambini tristi irraggiungibili per indice di luttuosità, mestizia e assurdità. Ecco i risultati dello scontro dialettico che si è consumato a Clarence, con la motivazione del premio per ogni triste foto. Il metro di misura utilizzato, ovviamente, è l'improbabile Palloncino Marrone del Tristometro originale.
La foto, essendo stata scattata nel 1923, dimostra come sin dai suoi esordi la costrizione a posare per l'obbiettivo sia stata fonte di mestizia per i giovini animi dei prepuberi.
In onore ai giochi di specchi di Golem, e al suo talento nello scovare gli interstizi della Grande Muraglia dell'informazione, sfiora la vittoria l'afflitta icona del Bimbo Triste che Mostra un Bimbo Triste.
Si classifica al terzo posto questa immagine bucolica, rancorosa e seppiata, in quanto paradigma del controverso rapporto tra Bambino Triste in posa con animale.
Un altro ambiguo rapporto è quello tra il Bambino Triste e la scenografia marittima, si tratti del bagnasciuga con pattino o del background sabbioso tra il bar del bagno con calcetto e l'inizio della distesa ombrellonata. Qui appare anche un archetipo importante: il pupazzo inanimato e artificiosamente gioioso, con cui il Bambino Triste è costretto a stringere un forzato, infelice sodalizio.
I fratellini tristi simboleggiano, nella loro statica mestizia, l'attesa per un futuro di rapporti parentali stretti ma infelici. Eppure la tristezza che accomuna i due consanguinei permette loro di sviluppare una solidarietà di perenne durata, fondata sulla posa forzata e scorata che furono entrambi costretti ad assumere davanti al genitore che scattò l'icona.