Steven Spielberg si è deciso. Dirigerà Artificial Intelligence, il film che l'amico e collega Stanley Kubrick ha progettato per vent'anni senza riuscire, purtroppo, a girare un solo ciak. Le prime riprese di AI sarebbero dovute partire nel 1991, ma Kubrick cambiò rotta all'ultimo momento, perché rimasto affascinato dagli effetti speciali di Jurassik Park. E proprio l'amore per la fotografia e la passione per gli effetti speciali spinsero il regista di "Arancia Meccanica" a scegliere la mano di Spielberg per portare a termine i progetto di AI. "Stanley aveva una visione del progetto che è evoluta nel corso di 20 anni - ha affermato Spielberg -, quello che voglio fare è portare sullo schermo il più possibile della sua visione, assieme ai miei elementi personali".
Girando personalmente Artificial Intelligence, Kubrick avrebbe fatto quadrare il cerchio: la sua idea era quella di ispirarsi al racconto fantascientifico di Brian Aldiss "Super toys last all summer long", per dare vita al nipotino supertecnologico di AL, il mainframe intelligente di 2001 Odissea nello spazio. Sarà in grado Steven Spielberg, il mago degli effetti speciali, di raccontare il connubio tra uomo e macchine con la stessa poesia di Kubrick?
"Super-toys last all summer long" di Brian Aldiss è il racconto ispiratore di Artificial Intelligence. La storia inizia in una città del futuro, dove, per effetto della mutata temperatura, le calotte polari si sono sciolte e molte città sono sommerse tra le acque. Se siete dei cultori del cinema di Kubrick e se volete conoscere la trama del prossimo film di Steven Spielberg, ecco in anteprima il testo del racconto di Brian Aldiss, non ancora pubblicato in Italia. [ing]
Quando l'uomo sposa la macchina: se ne parla sempre più spesso e con toni che vanno dall'entusiasmo alla preoccupazione. Ma che cos'è l'intelligenza artificiale? Dobbiamo sfruttarla oppure temerla? Molti professoroni hanno scritto saggi su saggi per descrivere in che modo l'uomo e le macchine stanno diventando sempre più una cosa sola. Un viaggio tra i computer che pensano come gli uomini, e tra gli uomini che vivono con dei chip innestati sotto pelle, è davvero affascinante...
Searle contro tutti: voce di uno che grida nel deserto. Da anni il filosofo John Searle mette in guardia contro i pericoli dell'intelligenza artificiale. La sua convinzione, difficilmente confutabile da un punto di vista sperimentale, è che il pensiero umano non possa essere ridotto a un sistema di simboli, come invece pretendono gli esperti dell'artificial intelligence. "Non esistono macchine che sono in grado di ragionare come un uomo" afferma Searle, sempre più convinto della sua tesi.