 | | CASA DELL'ANIMA O DEL MOBILE? |  |  |
IL FATTO
Alle 22.20 di una torrida serata milanese, un redattore di Clarence avvista sullo schermo un'immagine incredibile: è la sagoma azzimata di Vittorio Sgarbi che fa il suo ingresso in un salone del mobile di Bassano del Grappa, si agita tra credenze e tavoli in fòrmica, apprezza i quadri alle pareti, sorride, palpeggia la valletta. Questa è la cronaca allucinante di una parabola esistenziale altrettanto allucinante: dallo scranno dei Padri della Patria a quello dei Padri del Triveneto il passo è stato lungo o breve, a seconda della prospettiva, nozione che Sgarbi ha intensamente presente...
Toh, ma non è possibile! Cosa ci fa Sgarbi a spasso con un signore trivialotto, mentre si aggirano per uno stantio e ammufito magazzino. Per un momento pensi che si tratta di un clone di Sgarbi, una simulazione virtuale, un ologramma creato apposta per farti credere che anche lui, l'ex Principe Azzurrognolo del Plaza, fosse finito nelle bolge infernali della tv commerciale così come era toccato al Grandissimo Walter Chiari ( ahimé!), ma anche a Sandrocchia Milo, al plumbeo Daniele Piombi e allo spompatissimo Ric ( quello di Ric e Gian) che prendeva ordini da un dittatorello lumbard, il quale di mestiere fa l'imprenditore edile nei Lidi Ferraresi. Poi ti accorgi che è lui davero, soltanto che il suo pallore si sposa così bene alle movenze goffe da Fantasma Formaggino, che vederlo sparire dalla realtà che stai osservando, in fondo è un niente, un istante che potrebbe rapirlo dall'incubo nel quale sta recitando. Fa quasi pena, perchè mette tanta tristezza, vedere questo playboy invecchiato male, costretto a fare la parodia di se stesso! Eppure ecco Sgarbi che si improvvisa a discettare incredibilmente di critica d'arte nei meandri angusti di un mobilificio di Bassano del Grappa. In pratica spara una cazzata dietro l'altra. Come sempre, qualcuno di voi sarebbe tentato di dire. No, stavolta è diverso. C'è un'aria di tragedia, di sofferta inquietudine, che pervade la logorrea sgarbiana.
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