E' un falso clamoroso, giocato a tutto il pianeta da parte dell'Amministrazione americana: l'uomo non è mai allunato, mai ha messo piede sulla superficie scabra e inerte del nostro satellite. Parlano i sostenitori della "Moon Conspiracy", l'ipotesi di complotto spettacolare che verificherebbe la tesi che il controllo sulla popolazione mondiale, ormai, non si gestisce più soltanto con mezzi economici, bensì anche e soprattutto con mezzi spettacolari. E si badi: non fanno parte della schiera dei teorici della cospirazione soltanto sbandati, paranoici, mezzi matti. L'interpretazione delle foto scattatate durante le missioni Apollo, infatti, sono frutto di anni di ricerche, a cui hanno dato sostanzioso contributo anche docenti del prestigiosissimo MIT, la fabbrica dei Nobel americani.
Vediamo, nello specifico, da cosa si desume che le celeberrime istantanee di Armstrong e Aldrin sono state scattate a Terra, in un laboratorio che i più localizzano in Nevada o in Texas.
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IL FALSO EVIDENTE
Sono due motivazioni di ordine generale a mettere in dubbio la veridicità degli allunaggi. La prima e più importante: la Nasa, nel 1969, non disponeva della tecnologia necessaria per spedire un uomo sulla Luna e riportarlo vivo a Terra: Bill Kaysing, un pezzo grosso della Nasa di quegli anni, testimonia che gli fu affidato uno studio di probabilità su un viaggio umano verso la Luna e ritorno, e che i risultati di tale studio davano alla missione lo 0.0017% di possibilità di riuscita. Seconda prova di ordine generale: nel 1969 non era possibile trasmettere immagini televisive da una distanza simile. C'erano problemi di trasmissione stabile di un'immagine fissa da 50 miglia, e la distanza tra Luna e Terra è di 150.000 miglia. Infine la luce nelle foto (e qui si entra nell'àmbito delle analisi specifiche). Le obiezioni maggiori riguardano la distanza della fonte di luce dai soggetti fotografati: risulta essere impossibile che si tratti del sole. A volte, addirittura, le fonti di luce sono più d'una e le ombre rivelano clamorose incongruenze. Infine, c'è buio totale a 20 metri, senza stelle visibili, quando in assenza di atmosfera si dovrebbero notare.
OMBRE E STRANI OGGETTI
Incongruenze e contraddizioni nella foto più celebre della missione Apollo 11. L'astronauta fotografato è Buzz Aldrin, chi sta scattando è Neil Armstrong. Prima e più lampante contraddizione: l'ombra di Buzz. Calcolando la distorsione della visiera circolare, i dati non coincidono: l'ombra nella visiera va in una direzione diversa dell'ombra reale che Aldrin stampa sul terreno lunare. Inoltre: pochi istanti prima ad Aldrin era stata scattata una foto che riprendeva un'antenna di comunicazione montata sul suo zaino; ora, invece, l'antenna non c'è più. Ultima notazione: nel riflesso sulla visiera del casco di Aldrin, accanto alla sagoma di Armstrong, si vede un oggetto luminoso, che le altre fotografie non testimoniano affatto. Improbabile anche il buio totale a 20 metri dietro Aldrin.
LA PARETE DI SFONDO
Apparentemente nulla stona nella foto della camminata di Buzz Aldrin, qui a fianco. A un più attento esame, tuttavia, emergono linee sospette, davvero sconcertanti: si percepisce uno sfondo, una parete, ravvisabile grazie alla mancata coincidenza delle ombre del terreno vero da quelle del terreno stampato sul supposto sfondo. Lo sfondo è percepibile vicino alle ginocchia di Aldrin e dietro all'appoggio della sonda di allunaggio. I teorici della "Moon Conspiracy" adducono questa fotografia come prova che l'intero allunaggio sia stato ripreso in un laboratorio in cui era riprodotto il suolo lunare.