Dopo aver visto un film come "Denti", talmente fuori dai tuoi schemi consueti, vorremmo subito chiederti: ma chi te lo ha fatto fare?
La spinta a fare questo film mi è arrivata dalla lettura del romanzo di Starnone. Mi sono innamorato dela storia. Sono partito da questa ossessione per un dato fisico elementare. Ero affascinato dall'espressione che usa Starnone, che ho ripreso paro paro nei dialoghi del film: "memoria stomatologica". Un'espressione che indica come il corpo sia il luogo di sedimentazione dei ricordi, dei vissuti primordiali.
Questo è il filo conduttore del film, secondo te?
Esattamente. E in particolar modo il tema del dolore. Mi sembra che in occidente ci siamo infatti dimenticati dell'importanza della sofferenza come prova in vista di un cambiamento dell'identità. Abbiamo perduto la percezione dei bisogni primari. per questo sono rimasto incantato dalla metafora della bocca. In quanto in quella parte del corpo si concentra il bisogno dell'alimentazione e la possiblità degli uomini di esprimersi attraverso la voce. La bocca è una porta importantissima, che regola il rapporto tra noi e il mondo.
Qual è il significato, invece, della metafora dei dentisti?
I dentisti, che invadono la bocca del protagonista, sono gli Altri. Il modo in cui i dentisti con accanimento quasi perseguitano Antonio sono la rappresentazione del modo in cui gli altri toccano i nostri nervi scoperti, ed entrano nell'intimità delle nostre vite.
Possiamo dire che in questo film, forse per la prima volta, non vuoi fuggire dalla società, ma piuttosto cerchi di affrontare i problemi della nostra esistenza quotidiana? Detto in altri termini, ti "impegni" rispetto al sociale?
Mah... Forse sì, oggi sento il bisogno di fermarmi, di affrontare i problemi, di non andare più via. Anche se i miei film non sono mai esplicitamente "sociali". Non parlano direttamente della realtà, come facevano i maestri del neorealismo e della commedia all'italiana. Non sarei in grado di esprimermi in modo sincero, come per esempio vedo fare da certi autori e registi che arrivano dal sud del mondo, tipo la nouvelle vague iraniana. Io mi accosto alla realtà attraverso le metafore. Così come ho fatto girando Denti. Questo non vuol dire che io non sia impegnato ad affrontare, a mio modo, la realtà. Credo però che il mezzo televisivo potrebbe fare meglio del cinema in questo ambito. La televisione, attraverso l'uso della diretta, se facesse bene il proprio lavoro, potrebbe testimoniare efficacemente la realtà. Il cinema, invece, ha dei tempi lunghi, non certo istantanei, di realizzazione. Il cinema deve, piuttosto, metterci in contatto con il lato invisibile delle cose. In un certo senso un film come Rosetta fa questo tipo di operazione. Mette in luce ciò che altrimenti non si vedrebbe.
Veniamo un po' allo stile del tuo film. Sembra, come nel caso di "Nirvana", una pellicola che potrebbe essere stata girata anche da un cineasta straniero...
Vi assicuro che i miei flim sono e restano italiani. Quando sono andato a Toronto mi sono reso conto di come il pubblico estero reagisca diversamente ai miei film. La gente rideva e trovava grottesco ciò che, invece, appariva a noi serio e tragico. Il pubblico straniero trovava il film sempre e comunque tipicamente italiano. In realtà io cerco, dopo la conclusione dei due modelli fondamentali di cinema del dopoguerrra, il neorealismo e la commedia appunto, di fare un cinema contemporaneo diverso. Utilizzo delle tecniche di ripresa più complesse. Sto imparando pian piano le potenzialità della cinepresa. Ma c'è da dire che adesso ho i mezzi produttivi per sperimentare. Mentre un giovane autore, così come è capitato a me, non li ha. Il cinema italiano è schiacciato dall'invadenza del genere comico, spesso di bassa qualità, e dalla mancanza di pubblico. I registi italiani non hanno spazio, devono accontentarsi di budget modesti. Così non è sorto un linguaggio cinematografico contemporaneo in Italia. Tranne alcune significative eccezioni, come Moretti o Tornatore.
E i tuoi programmi futuri? Vedrà finalmente la luce "Cromosoma Calcutta"?
Lo spero. Anche se i problemi tecnici e di budget non sono certo risolti. Quello che posso però già dirvi è che probabilmente sarà il mio primo film, per così dire, "non generazionale"... vuol forse dire che sto davvero cambiando? Non lo, potrei invece fare un Mediterraneo 2...
A questo punto dalla platea si alza un mormorio di "no, no, no", guidato dai tre baldi redattori di Clarence. Salvatores sorride e puntualizza: "Sto scherzando. Anche se devo dire che con Mediterraneo mi sono divertito molto. E poi mi ha fatto vincere pure un oscar, immeritato secondo me...