Tenutosi presso la spirituale Università Statale milanese, il convegno a cui ha partecipato De Kerckhove è risultato rilevante non soltanto per l'alta qualità degli interventi di gente che di Web ne capisce parecchio - oltre allo stesso DK, eccellenti i contributi di Degli Antoni e di Anceschi -. Si sono ascoltate infatti le opinioni - totalmente disarticolate rispetto all'universo di riferimento del newtech - di almeno due persone che, davvero, di Web poco sanno o fanno finta di saperne. Carlo Sini non ha colpe specifiche. La sua formazione filosofica non ne ha fatto un maestro alla Paci, però è rigorosa e - data anche l'età - inadatta a comprendere nella sua totalità e profondità lo smottamento cognitivo e culturale a cui il mondo sta andando incontro. Sini ha tirato fuori le unghie, cercando di difendere l'approccio umanista rispetto all'aggressione (supposta) di una visione positivista e neoscentista della nuova realtà. E non è un caso che si sia appellato a due tra le prime categorie a essere saltate con l'affermarsi del media tondo e, in generale, del newtech. Il fatto che Sini abbia invocato, dopotutto, un'ermeneutica dell'ipertesto è abbastanza significativo del fatto che non ha compreso a fondo di che cosa si stia parlando.
Al di là di Carlo Sini - i cui effettivi meriti risiedono altrove dalla situazione specifica della teoresi sul Web -, le note dolenti giungono quando si pensa a che cosa l'Italia stia producendo a proposito di elaborazione filosofica sul digitale. Alcuni discorsi - totalmente fuori bersaglio, vetusti nell'approccio e devastanti dal punto di vista del rigore filosofico - hanno lasciato a bocca aperta chi di Web si intende anche a livelli elementari. Per esempio il richiamo alla funzione centrale della questione ipermediale: è un'altra definizione ridicola dell'universo newtech, peraltro smentita dagli studi più avanzati dei teorici del cyberspace - senza dire che nel '91 Benedikt l'aveva giudicata falsa e fallimentare. E' un vecchio costume italiano: l'eterno riciclaggio del potere, che straparla di cose che si suppone che non si sappiano. Invece una delle più immediate e liminali conseguenze dell'esistenza del Web è che queste cose si sanno.