Il mito della donna svedese nell'Italia del secondo dopoguerra ha assunto connotati abnormi. La ricerca della Grande madre, radice pulsionale inestirpabile del Maschio Latino, nell'ultima metà del secolo scorso ha individuato nella fisicità straripante di svedesi culone e tettone, nella algida maestosità di reincarnazioni del Valhalla con il cielo negi occhi e due borracce al posto dei seni, l'epitome del Desiderio. La prima fase della penetrazione della donna scandinava nell'immaginario dell'Italia bigotta e affamata di sesso dgli anni cinquanta è dovuta soprattuto alla celluloide hollywoodiana e al genio di due maestri della setima arte. Il primo caso è quello di Ingrid Bergman. L'attrice svedese è avviata a una clamorosa affermazione engli USA. Ma una sera guarda Roma città aperta e si innamora, senza conoscerlo, dell'uomo che si trovava dietro la macchina da presa. Viene in Italia, abbandona il marito, e vive alla luce del sole una relazione scandalosa e adultera. Il gelo di quelle donne glaciali della remota Scandinavia si riscalda al fuoco della passione del seduttore mediterraneo. Dopo la Bergman, arriva Anita Ekberg. Fellini celebra il suo corpo trionfante facendole fare il noto bagno nella Fontana di Trevi. Un immagine classica del Novecento che sta alla pari con le madonne raffaellite. Il regista riminese, da grande provinciale qual era capisce subito, come Anitona sia l'emblema perfetto dell'immaginario erotico italico. Bastava guardarla per provare passioni insane e smodate, per dimenticarsi di moglie e figli e rovinarsi per tutta la vita. D'altra parte poteva, in un paese cattolico, esserci eros senza peccato? Una nuova fase nella mitologia pop della donna svedese giunge con la rivoluzione sessuale. Se qualcuno prova a dare un'occhiata al divertentissimo film di Albertone Sordi intitolato Il diavolo ne avrebbe subito un assaggio. Siamo ancoora nel lontano '63, ma già si è sparsa la voce che in Svezia le donne non hanno problemi ad avere rapporti sessuali, anche di tipo occasionale. La svedese è emancipata e la sera esce da sola. Da quel momento in Italia si favoleggia di incontri erotici senza respiro. In Svezia inoltre si girano di film disinibiti, dove il sesso viene rappresentato senza filtri. In realtà si tratta di soft porno, ma in Italia si pensa che si tratti di emancipazione. Il film che racconta meglio il fenomeno storico culturale è Il vichingo venuto dal sud con un ruspantissimo Lando Buzzanca, il celeberrimo Homo Eroticus ( variazione e degenerazione specie specifica dell'homo sapiens). Buzzanca approda nel paradiso sessuale scandinavo e crede di poter trionfare sui suoi simili italioti, prigionieri di torbide aspirazioni erotiche frustrate; la vicenda prendera però una piega farsesca e tragica. Quando vedrà la sua compagna protagonista di film osé esposta ignuda alla di fronte alla Pubblica Eccitazione di un salottino milanese, uscirà fuori di zucca. Lo scatenarsi di atavici sentimenti di gelosia frenerà per sempre la sua marcia verso la liberazione. Si parlerà ancora a lungo delle lezioni di educazione sessuale fatte in Svezia, spesso tenute con dimostrazione dal vivo tenute da studenti e insegnanti,e film come Flossie, la collegiale svedese gareggierano per le vette del box office con le creazioni sofisticate di Walerian Borowczick. Ma sul finire del secolo, per una crisi politico economica simboleggiata dalla morte misteriosa del premier Olaf Palme, l'opulenza pagana della Svezia si affloscia. La socialdemocrazia svedese si estingue e anche l'ammirazione per il suo stato sociale perfetto. L'unico caso rilevante del costume che viene riportato con clamore sono i maltrattamenti inflitti dal tennista Bjorn Borg alla moglie Loredana Bertè. Oggi della Svezia Pop ci restano in mano solo telefonini Ericsonn.